Cresce la popolarità del mas-wrestling

Il mas-wrestling è sport nazionale della Yakutia (Foto: Itar-Tass)

Il mas-wrestling è sport nazionale della Yakutia (Foto: Itar-Tass)

Noto anche come “kereshu” (la parola “ker” in turco significa “ricco, audace”) non è solo uno sport nazionale, ma anche un biglietto da visita per i popoli di etnia turca che vivono nel territorio della Federazione

Dopo aver arrotolato la cintura nel palmo della mano, il lottatore, afferra l’avversario per la vita e lo lancia a terra sulla schiena, senza cadere lui stesso. Il lancio si considera corretto solo quando i due piedi dell’avversario si staccano dal suolo e lui si ritrova sul tappeto accasciato sulle scapole. Parliamo del mas-wrestling, chiamato anche kereshu (la parola “ker” in turco significa “ricco, audace”).

Le regole della lotta si differenziano da regione a regione. Di norma il kereshu praticato da ciuvasci e kazaki prevede un intenso gioco di piedi, mentre i tatari non utilizzano affatto questa tecnica dei piedi.

Come  tutti i tipi di lotta, il kereshu è uno sport crudele. Capita spesso che nel lancio a terra gli atleti riportino gravi traumi. Molti allenatori ritengono che la cosa principale nel kereshu sia imparare a cadere correttamente. Elvir Karimov, che pratica il kereshu da molti anni, spiega: “Noi non ci picchiamo, lottiamo per sentirci più forti, più veloci, tecnicamente più addestrati degli altri, ma anche per sentire l’adrenalina scorrerci nelle vene”.

Oltre all’adrenalina, l’interesse delle rappresentanti del sesso opposto è un altro fattore importante. Andrej Petrenko, più volte vincitore dei tornei di kereshu, ammette che non avrebbe mai conosciuto la sua futura fidanzata senza il mas-wrestling: “Quando le ragazze ti vedono con una medaglia, subito provano interesse per te. Molte dopo le gare ti avvicinano per conoscerti e farsi fotografare con te. Inconsciamente pensano che dato che sei un lottatore, potrai difendere la loro famiglia”.

Quanto alle risse di strada, gli atleti preferiscono non prendervi parte. Ma se vieni aggredito personalmente, allora “l’avversario non avrà alcuna chanche e nel combattimento ci rimetterà la salute”, dice, ridendo, Aleksandr Lesnikov, allenatore e giudice della prima categoria. Ma poi si affretta ad aggiungere che “i lottatori di kereshu sono persone tranquille, pacifiche, semplici e miti”.

A quando risalga esattamente il kereshu non è noto. Fin dai tempi più remoti le gare di kereshu si svolgevano alle cerimonie di  nozze, nei grandi mercati  e in altre feste. Una di queste feste era l’Akatuy ciuvascio, che celebrava, a primavera, l’agricoltura. Gli abitanti dei villaggi, soprattutto gli uomini, l’attendevano con impazienza. Gli adulti  tramandavano ai loro figli, fin dall’infanzia, la tecnica del kereshu e si allenavano con loro. I primi a gareggiare erano i ragazzi e poi era la volta degli adolescenti e degli uomini.

Tutti i lottatori combattevano a torso nudo, con i piedi nudi piantati a terra. Si riteneva che la terra potesse donare forza agli uomini. La lotta simboleggiava la contrapposizione tra le forze del male e quelle del bene. Tale filosofia trovava riflesso anche negli attributi esteriori del combattimento. Colui che, per primo, veniva chiamato sul tatami, indossava una cintura rossa simbolo del male, mentre l’avversario portava una cintura nera che simboleggiava il bene.

Gli atleti indossavano pantaloni bianchi che simboleggiavano la purezza celeste e la pace. 

Il vincitore riceveva un montone insieme al titolo di “Pattar” parola turca che significa “erculeo”. Ma i lottatori sconfitti andavano spesso a gareggiare in altri villaggi in cerca di fortuna.

All’inizio degli anni '90 del XX secolo, Nikolaj Petrov ha iniziato a unificare le regole del kereshu, cercando, inoltre, con tutte le sue forze, di diffondere questo sport tra i giovani. Insieme ai suoi colleghi girava per le scuole a spiegare ai bambini le regole del kereshu, mostrando tutti i vantaggi e i difetti di questa lotta in base alla propria esperienza personale.

Nel 1995 ebbe luogo la prima gara di kereshu della Repubblica Ciuvascia. A essa presero parte 19 atleti. Nel 2006 il kereshu fu riconosciuto come sport ufficiale del popolo ciuvascio. Ma il primo campionato ufficiale russo di kereshu si è svolto il 12 aprile 2013 a Cheboksary.

Il 22 agosto 2006 il kereshu è stato ufficialmente riconosciuto come sport nazionale del popolo ciuvascio. Oggi vengono organizzate gare di kereshu in sette regioni russe. E sono state fondate la Federazione internazionale e la Federazione russa di wrestling .

Nel febbraio 2012 il Presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che gli sport nazionali come il kereshu e il mas-wrestling - uno sport tradizionale yakuto che consiste nel far perdere l’equilibrio  all’avversario tirando un bastone - verranno inclusi tra gli sport nazionali del programma olimpico. Per il momento i lottatori professionisti di kereshu si sono accontentati di partecipare alle Universiadi di Kazan, conquistando un oro con l’atleta russa Serafima Safonova.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta