Sharapova: “Batterò anche Serena Williams”

La tennista russa Maria Sharapova (Foto: NL Media)

La tennista russa Maria Sharapova (Foto: NL Media)

Intervista alla tennista russa, tra vittorie, sconfitte, caramelle e Porsche e l'eterna rivale americana, prima dell'annuncio del ritiro dagli Internazionali di Roma

A tu per tu con la tennista russa Maria Sharapova, numero 2 della classifica Wta, tra vittorie, sconfitte, caramelle e Porsche. La notizia del suo ritiro agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma per alcuni problemi fisici ha lasciato sgomenti i tifosi italiani che avrebbero voluta rivederla vincente sul campo romano, dopo i trionfi delle due ultime edizioni del torneo. L'intervista di "Kommersant" è precedente al suo forfait capitalino.

In questa stagione ha già vinto due tornei importanti a Indian Wells e a Stoccarda; è arrivata due volte in finale al torneo Wta Premier di Miami e di Madrid e all’Australian Open ha raggiunto le semifinali. Si ritiene soddisfatta di questi risultati?
Ho avuto stagioni migliori. Il miglior inizio di stagione, per me, è stato nel 2008, quando vinsi l’Australian Open, ma in linea di massima, sì, sono soddisfatta. Sto bene, la spalla non mi preoccupa più, e dopo un infortunio che non mi ha permesso di scendere in campo per parecchio tempo, nel 2008, è la cosa che conta di più per me. Ora voglio giocare e vincere.

Vanta un saldo positivo di vittorie e sconfitte con quasi tutte le migliori tenniste. L’unica eccezione è Serena Williams: su 15 partite disputate contro di lei, ne ha perse 13. Proprio alla finale di Madrid, la statunitense ha di nuovo avuto la meglio su di lei. Che cosa ha che le permette, con tanta facilità, di vincere non solo contro di lei, ma anche contro le altre tenniste?
Serena è molto forte fisicamente e mantiene un livello di gioco costante. Nel corso di un match, che può durare dalle due alle tre ore, la cosa più importante è riuscire a mantenere un buon livello di gioco il più a lungo possibile, e il suo livello è molto alto. Capita a tutti di avere dei cali durante il gioco, anche a Serena. Solo che lei li supera più in fretta rispetto ad altre tenniste. E poi, naturalmente, c’è il suo servizio. Si tratta di un’arma davvero pericolosa.

Prima di Madrid c’è stata Stoccarda, dove nella finale ha vinto contro Li Na. Il desiderio di batterla deve essere stato davvero irrefrenabile, dopo che la tennista cinese l’aveva eliminata alle semifinali in Australia.
Non mi piace affatto perdere. Quando succede, cerco in tutti i modi di prendermi la rivincita. Per questo sono molto contenta di aver vinto contro Li Na proprio nella partita decisiva.

È già la seconda volta che vince il Porsche Tennis Grand Prix di Stoccarda e che, oltre al premio in denaro, si porta a casa la Porsche messa in palio dal torneo. Come farà adesso? Le utilizzerà a turno?
L’auto che vinsi l’anno scorso, ce l’ho a casa in Florida. Si tratta della mia auto personale e mi piace molto. Non ho ancora ricevuto quella vinta all’ultimo torneo. E per il momento non ne ho alcun bisogno, dato che non sono ancora tornata a casa. Non appena tornerò in Florida, inizierò probabilmente a utilizzare anche quella nuova. A proposito, proprio di recente, ho firmato un contratto per diventare testimonial della Porsche.

Quali sono, fino ad ora, i momenti più indimenticabili della sua carriera?
Naturalmente, la mia prima vittoria nei tornei del Grande Slam. Era il 2004, avevo 17 anni e vinsi, alla finale di Wimbledon, proprio contro Serena Williams. E poi vincere nel 2012 al Roland Garros, dopo aver superato gli effetti di un grave infortunio alla spalla.

Ha mai pensato di lasciare la carriera di tennista? A che cosa le piacerebbe dedicarsi una volta essersi ritirata dal tennis?
(Ride) Sì, ci ho pensato. Mi vedo nel mondo del business. È proprio per affari, infatti, che sono stata a Mosca: il 29 aprile 2013 ho lanciato la vendita delle mie caramelle Sugarpova in Russia.

Come è nata l’idea di creare la marca di caramelle Sugarpova?
Adoro le caramelle, soprattutto quelle gommose, e due anni fa ho lanciato una linea tutta mia. Vorrei sottolineare che si tratta di un’attività tutta mia, non ho nessun socio.

E ha tempo per dedicarsi anche a questa attività?
Poco. Ma ho su un’ottima squadra che mi aiuta con la gestione. Mi preoccupo di controllare ogni cosa e sono sempre al corrente di tutto. Ho persino studiato il mercato delle gummies, le caramelle gommose fatte di gelatina di frutta, e ho scoperto che in questo segmento mancano prodotti della categoria premium. Tutti i produttori fabbricano fondamentalmente lo stesso tipo caramelle con pacchetti simili e destinate perlopiù a un pubblico di bambini. Le caramelle Sugarpova sono un prodotto di maggiore qualità e più costoso, pensato per gli adulti. La nuova marca è stata presentata a New York nell’agosto del 2012. Il primo stock è andato a ruba nel giro di due settimane. Nel primo semestre dell’anno le caramelle sono state messe in vendita in Stati Uniti, Canada, Australia, Regno Unito, Francia ed Emirati Arabi. Durante i primi sei mesi, solo negli Stati Uniti sono state vendute più di 200mila confezioni.

Cole Haan, Evian, Head, Tiffany & Co, Nike, TAG Heuer, Samsung, Porsche e ora Sugarpova? Tutte queste attività commerciali e pubblicitarie non interferiscono con la sua carriera di tennista?
Come vede, me la cavo piuttosto bene.

Ha vinto tutto il vincibile. Come fa a mantenere viva la sete di vittoria?
Amo il tennis e mi piace vincere. La sensazione che provo quando arrivo al match point e metto la parola fine alla partita è davvero unica.

Com’è stato partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012? Parteciperà anche a quelle di Rio de Janeiro?
Muoio dalla voglia di partecipare alle Olimpiadi di Rio. Come ben sapete, a Londra, ho vinto l’argento, perdendo, nella finale, contro Serena Williams. A Rio, spero di vincere la medaglia d’oro. Perciò, almeno fino al 2016, non ho nessuna intenzione di lasciare la carriera di tennista.

Parteciperà anche ai Giochi Olimpici invernali di Sochi, ai quali mancano solo nove mesi? Dopotutto la città non le è nuova...
Sì, si può dire che Sochi sia la mia città natale. È proprio lì che ho iniziato a giocare a tennis ed è lì che vivono i miei familiari. Non mancherò ai Giochi invernali, anzi mi perderò altri importanti tornei a Doha e Dubai, proprio per parteciparvi.

Aveva solo otto anni quando entrò alla Nick Bollettieri Tennis Academy, in Florida. Fu facile adattarsi alla nuova vita e al nuovo Paese?
All’inizio non fu facile. Vivevo in una stanza con due ragazze, che erano molto più grandi di me. Forse proprio a causa della differenza di età non riuscimmo mai a diventare vere amiche. E poi c’era anche il problema della barriera linguistica. Mio padre, con il quale mi ero trasferita in America, si era trovato un lavoro e ci metteva due ore per raggiungere l’accademia. Di conseguenza, ci vedevamo solo un paio di volte a settimana. Mia madre non era riuscita a ottenere il visto, e quindi passai due anni senza vederla.

Ha amiche nel Wta Tour?
Nel tennis femminile è molto difficile fare amicizia. Durante il tour, le ragazze raramente mantengono relazioni amichevoli. Io, ad esempio, non riesco a capire come si possa andare un giorno a cena con una delle tenniste e il seguente cercare a tutti i costi di batterla. Sul campo, per me, qualsiasi tennista diventa una rivale, su cui devo avere la meglio. Ho amiche, ma non giocano a tennis.

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