“Così in Russia, nonostante le difficoltà, aiutiamo i migranti”

Svetlana Gannushkina, a capo del Comitato Civic Assistance.

Svetlana Gannushkina, a capo del Comitato Civic Assistance.

: PhotoXpress
Svetlana Gannushkina, a capo del Comitato di Civic Assistance, ora bollato come “agente straniero”, racconta le complessità che l’organizzazione si ritrova ad affrontare, tra fondi inesistenti e un inaspettato sostegno da parte della gente comune

Rispetto a molti altri Paesi del mondo, la Russia accoglie un numero relativamente basso di rifugiati. L’unica organizzazione che si occupa davvero dei loro problemi è la ONG Civic Assistance. Ma da aprile 2005, da quando Civic Assistance è rientrata nella lista delle organizzazioni non governative bollate come "agenti stranieri", il Comitato si è ritrovato ad affrontare numerosi problemi. Così come racconta il capo del Comitato, Svetlana Gannushkina, l’organizzazione ha perso i fondi di tutti gli enti statali. Riuscendo però a ottenere il sostegno della gente comune.

Da quando siete stati classificati come "agente straniero" l'atteggiamento verso il Comitato di Civic Assistance è cambiato?

Purtroppo sì. Le autorità cittadine di Mosca ci hanno portato via le stanze che ospitavano un centro di adattamento per i bambini rifugiati. Per la prima volta dal 1996, i rappresentanti del Servizio federale di migrazione si sono rifiutati di partecipare al nostro seminario (ne abbiamo fatti 41): lo hanno fatto proprio a causa della classificazione come "agente straniero". Anche un'associazione di uomini d'affari occidentale, chiamata United Way, che era nostro partner di lunga data, si è rifiutata di collaborare. Abbiamo preparato un altro progetto congiunto per aiutare i bambini rifugiati, che era stato avviato da United Way. Poi, all'improvviso, proprio due giorni prima della decisione finale, appreso che eravamo ormai un "agente straniero", ci hanno negato il finanziamento.

Ha notato un cambiamento anche nell’atteggiamento della gente comune?

Sì, alcuni credono che siamo "una spia straniera" poiché questo è ciò che suggerisce l’etichetta di "agente straniero". Le persone hanno paura di trattare con un "agente straniero". È particolarmente sgradevole quando questo accade con i colleghi, come è capitato. Eppure alle persone che aiutiamo non importa come il Ministero della Giustizia abbia deciso di chiamarci: hanno bisogno del nostro aiuto. Invece la parte intellettuale della società è diventata ancora più ricettiva nei confronti delle questioni che trattiamo: abbiamo cominciato a ricevere più donazioni da privati. Si tratta di piccoli contributi, ma molto importanti, che dimostrano che le persone sono pronte ad assumersi una parte di responsabilità nei confronti dei rifugiati in Russia.

La Russia ha una procedura molto complessa per la concessione dello status di rifugiato. Perché le persone continuano a venire qui pur sapendo che difficilmente avranno la possibilità di trovare asilo?

In realtà, ci sono pochissime persone che cercano asilo in Russia. Ma lo fanno perché in Russia rilasciano un visto. Ci sono, naturalmente, anche quelli che giungono qua illegalmente, che transitano attraverso il nostro Paese. I trafficanti li portano fino a qua e poi li abbandonano. Ma non sono numerosi. La maggioranza assoluta arriva in Russia con visti rilasciati dagli organismi del Ministero degli Esteri. Il risultato è una situazione molto strana: i servizi consolari rilasciano i visti, ma il Servizio federale di migrazione rifiuta loro l’asilo. L’impressione è che non vi sia una politica statale unificata quando si parla di migrazione e status di rifugiato.

Perché l'asilo non viene concesso?

Non solo non è concesso e qui si chiude. Dopotutto, le cose in questo Paese vengono decise con istruzioni dall'alto. Da quanto ho capito, l’indicazione era di dare asilo agli ucraini, anche se chiaramente gli ucraini non erano in una situazione peggiore dei siriani. Ma non vi è stata alcuna istruzione di concedere lo status di rifugiato ai siriani. Di conseguenza, solo a due siriani è stato concesso l’asilo in Russia (con oltre mille siriani e mille afghani a cui era stato dato asilo temporaneo). Anche nel caso degli ucraini, lo status di rifugiato non è stato concesso a tutti coloro che l’hanno richiesto. La priorità è stata data ai Berkut (unità speciali della polizia che esistevano nelle divisioni territoriali del Ministero dell'Interno ucraino dal 1992 al 2014, ndr) e al pubblico ministero: 275 di loro hanno ottenuto lo status di rifugiato e altri 311.000 l’asilo temporaneo.

L'anno scorso ha pubblicato in Germania un libro chiamato "Anche noi siamo Russia". Come ha sviluppato l'idea del libro?

L'idea è nata con l'autrice tedesca Alexandra Cavelius, che scrive libri su personaggi famosi sulla base di conversazioni con loro. Per due anni ha cercato di convincermi a diventare la protagonista di uno dei suoi libri. Non so perché avesse scelto me, ma ad un certo punto ho ceduto.

Perché ha deciso di accettare l'offerta?

Ci sono due ragioni. Naturalmente, volevo raccontare la storia della mia famiglia. È importante per i miei figli e nipoti, e non solo loro, credo. Ma la ragione principale è che in diverse conferenze all'estero ho spesso visto come molte persone non abbiano idea di ciò che sta accadendo in Russia. I diritti umani, i villaggi in Cecenia ancora distrutti e le persone rimaste senza un tetto, l’aumento della xenofobia e del nazionalismo, un sistema giudiziario in disgregazione: tutto questo rimane fuori dalla loro consapevolezza e dai loro interessi.

È stato pubblicato allora, in Germania, il libro di Gabriele Krone-Schmalz "Per capire la Russia", il quale sosteneva che comprendere la Russia significava comprendere Putin. Ma capire la Russia non significa affatto capire Putin! La Russia è varia e ha bisogno di essere vista da diverse prospettive. Il mio punto di vista è quello di una persona che per molti anni ha avuto a che fare con i problemi di una delle fasce più vulnerabili della nostra società. Inoltre, sento spesso cittadini russi che mi parlano dei loro problemi e le storie a volte sono veramente orribili. Sono quei problemi e quelle storie umane che ho cercato di presentare in quel libro.

Svetlana Gannushkina è un’attivista russa dei diritti umani, capo del Comitato di Civic Assistance, membro del consiglio di amministrazione e responsabile della rete Migrazione e Legge del Memorial human rights center. Dal 2002 al 2012 è stata membro del Consiglio presidenziale dei diritti umani. È autrice del libro "Anche noi siamo Russia", pubblicato in Germania