Un Nobel italiano a Vladivostok per salvare il clima

Riccardo Valentini durante la presentazione all'Università di Vladivostok.

Riccardo Valentini durante la presentazione all'Università di Vladivostok.

: Fefu
Riccardo Valentini, docente all'Università della Tuscia, insignito nel 2007 del Premio Nobel per la Pace, è stato chiamato dall'Università di Vladivostok per dirigere un nuovo laboratorio che studierà rischi e opportunità del riscaldamento globale. E a Rbth racconta: "Ecco come svilupperemo modelli di agricoltura sostenibile"

Forse è presto per immaginare distese di vitigni in Siberia, anche se in alcune zone dell'Altaj, la produzione di vino e olio ha già attecchito. “Ma di sicuro – dice il professor Riccardo Valentini -, l'agricoltura è uno dei settori dove la Russia potrà acquisire una maggiore leadership su scala globale”.

Docente all'Università della Tuscia (Viterbo), insignito nel 2007 del Premio Nobel per la Pace insieme ad altri scienziati del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, Valentini è stato chiamato dall'Università di Vladivostok a dirigere un nuovo laboratorio che studierà rischi e opportunità del riscaldamento globale. “Sarà – dice a Rbth -, un punto di riferimento nell'area Asia-Pacifico in grado di attrarre studenti russi, ma anche da Cina, Giappone e Corea del Sud”.

Il Premio Nobel italiano conosce bene il territorio della Federazione. È stato il primo scienziato europeo a condurre ricerche sulle foreste lungo il fiume Enisej e ha insegnato all'Università agraria di Mosca, dove a febbraio gli è stata conferita una laurea honoris causa per i risultati scientifici ottenuti in carriera. Da marzo, invece, il nuovo incarico.

Professore, come è nato questo progetto nell'Estremo oriente?

La proposta mi è arrivata direttamente dalla Fefu (Far eastern federal university). Il governo sta investendo molto nell'Università di Vladivostok. Per quanto conosca bene la Russia, non mi ero mai spinto così ad Est, per me è una nuova avventura.

Insieme ai colleghi dell'Universitu00e0 di Vladivostok nelle foreste a nord della cittu00e0 dove sono state installate due stazioni di monitoraggioFefuInsieme ai colleghi dell'Universitu00e0 di Vladivostok nelle foreste a nord della cittu00e0 dove sono state installate due stazioni di monitoraggio
Insieme ai colleghi dell'Universitu00e0 di Vladivostok nelle foreste a nord della cittu00e0 dove sono state installate due stazioni di monitoraggioFefuInsieme ai colleghi dell'Universitu00e0 di Vladivostok nelle foreste a nord della cittu00e0 dove sono state installate due stazioni di monitoraggio
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La presentazione del progetto all'Universitu00e0 di Vladivostok davanti a studenti e professoriFefuLa presentazione del progetto all'Universitu00e0 di Vladivostok davanti a studenti e professori
All'Universitu00e0 di VladivostokFefuAll'Universitu00e0 di Vladivostok
 
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Si parla di rischi e opportunità dei cambiamenti climatici. Come si concretizzano a queste latitudini?

La regione boreale è un punto caldo, un hotspot, dove il segnale di riscaldamento è forse tra i maggiori. Ciò comporta dei problemi per gli ecosistemi naturali. Parliamo di foreste, di steppe, di zone umide, di tundra che si trovano in una situazione nuova. E con loro le specie animali e vegetali che, impreparate, saranno a rischio per la loro vita. Il laboratorio fornirà scenari utili per la loro salvaguardia. Viceversa, in l'agricoltura la situazione è più positiva. Avremo una stagione vegetativa più lunga e la possibilità di introdurre varietà a maggiore valore aggiunto.

Lei ritiene che la Russia possa assumere una posizione di leadership in campo agricolo. Perché?

In Russia c'è una grande disponibilità di terreni. Molti sono stati abbandonati dopo la Perestrojka. Sono circa 30 milioni gli ettari di terreno improduttivi. Un numero analogo sarà disponibile col riscaldamento globale in molte zone della Siberia e del Far East. Sarà così possibile aumentare la produzione esistente e introdurre nuove coltivazioni. L'agricoltura può diventare un settore strategico che consentirebbe alla Russia di diversificare la propria economia.

Le vostre ricerche riguardano anche le foreste e i gas serra.

Anche la Russia nell'accordo di Parigi sul clima ha fissato un target di riduzione per le emissioni di gas serra, che include il ruolo attivo della vegetazione nel catturare l'anidride carbonica. Per studiare questo contributo abbiamo installato due stazioni di monitoraggio in un parco a 500 chilometri a nord di Vladivostok. Altre verranno situate nel centro di sperimentazione agricola, a Ussurijsk, e serviranno a sviluppare modelli di agricoltura sostenibile.

Avete già collaborazioni in corso?

La prima in Italia col Centro euro-mediterraneo sui Cambiamenti climatici, un consorzio di università e centri di ricerca che si occupano di cambiamenti e scenari climatici. L'obiettivo è trasferire queste competenze per realizzare anche a Vladivostok un centro di previsione climatica. A breve sigleremo un accordo con l'università di Helsinki per una sorta di monitoraggio su tutta l'area boreale e circumpolare. Mentre abbiamo un programma di scambio studenti con Giappone, Cina e Corea del Sud.

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