Le “Converse sovietiche” tornano di moda

Queste scarpe dallo stile sovietico sono tornate di moda e la clientela è composta soprattutto da giovani russi.

Queste scarpe dallo stile sovietico sono tornate di moda e la clientela è composta soprattutto da giovani russi.

: ufficio stampa
Si chiamavano “Dva Myacha” (due palloni) e negli anni Settanta in Urss tutti le indossavano. Un imprenditore moscovita ha dato nuova vita a queste calzature, che oggi dettano tendenza tra i giovani russi

Era l’anno 1957. E 34.000 stranieri arrivarono a Mosca per celebrare il VI Festival internazionale della Gioventù. Molti di loro indossavano calzature dalla suola di gomma che i cittadini sovietici vedevano per la prima volta: scarpe che attirarono immediatamente l’attenzione dei russi.

La nuova moda non tardò molto a contagiare i moscoviti. E negli anni Sessanta in Urss iniziò una produzione di massa di un tipo di calzature molto simili. Più tardi, negli anni Ottanta, questo stile perse appeal. Ma successivamente, come spesso accade, la tendenza è tornata di moda.

Un paio di scarpe "Dva myacha". Fonte: ufficio stampaUn paio di scarpe "Dva myacha". Fonte: ufficio stampa

Le scarpe sovietiche “Dva Myacha”

“Ero alla ricerca di un prodotto tipicamente nazionale per enfatizzare ciò che ci caratterizza. E l’ho trovato in queste scarpe degli anni Settanta”, racconta Evgenij Rajkov, imprenditore moscovita che ha dato nuova vita alle scarpe sovietiche “Dva Myacha” (due palloni). Ad ogni modo non è del tutto corretto affermare che si tratta di un modello esclusivamente sovietico, visto che erano state realizzate insieme alla Cina. Per ironia della sorte, anche la produzione di Rajkov oggi si trova nel Paese asiatico, unico posto dove sono stati conservati i macchinari necessari per la loro produzione: nelle fabbriche russe le scarpe vengono cucite con una tecnologia differente.

Rajkov ha lavorato al progetto per due anni in Cina. Lì ha imparato la lingua del posto ed è riuscito a ricreare meticolosamente le tecnologie utilizzate in epoca sovietica. “La punta dei lacci non è in plastica ma in metallo – spiega -, proprio come una volta”.

Un paio di scarpe u201cDva Myachau201d (due palloni) Fonte: ufficio stampaUn paio di scarpe u201cDva Myachau201d (due palloni)
Le calzature ritratte nella metro di MoscaFonte: ufficio stampaLe calzature ritratte nella metro di Mosca
Le calzature ritratte in Piazza della Rivoluzione a MoscaFonte: ufficio stampaLe calzature ritratte in Piazza della Rivoluzione a Mosca
 
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In epoca sovietica queste scarpe costavano 4 rubli, poco più di una bottiglia di vodka. “Erano viste come semplici scarpe per andare in campagna, per fare sport o lunghe camminate a piedi – racconta Galina Ivankina, storica della moda -. Nessuno avrebbe mai pensato che avrebbero fatto tendenza”. Ma in quel periodo tutto il Paese le indossava: studenti, turisti, personaggi dei cartoni animati e perfino Yurij Gagarin.

Questo modello perse popolarità negli anni Ottanta, quando vennero lanciate nuove scarpe da ginnastica, indossate dai ragazzi in discoteca e nelle feste. I giovani iniziarono così a preferire le Adidas, mentre queste calzature nazionali di produzione di massa iniziarono a essere considerate meno “cool”.

La rinascita

“Al giorno d’oggi queste scarpe fanno parte della moda dei più giovani – spiega Ivankina -. In Urss erano considerate scarpe economiche e pratiche, ma ora vengono vendute al costo di 4.000 rubli (circa 54 euro). Sul sito internet della compagnia si legge che si tratta di un omaggio all’eredità sovietica e alla nostalgia degli oggetti di qualità”.

Da quando sono tornate di moda, le scarpe hanno registrato la vendita di oltre mille paia. Gli acquirenti sono principalmente giovani, mentre i “nostalgici di mezza età” non superano il 30% della clientela.

“In Urss esistevano fantastiche scuole di design ed eravamo i migliori nel costruttivismo – dice Rajkov -. Credo che dovremmo riprendere in mano queste tradizioni”. E, rispondendo a quali altre cose vorrebbe riportare in auge dal passato sovietico, risponde: “La moda di essere aperti e gentile. La vecchia genuinità sovietica”.

 

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