Dove si rifugiano le donne

In Russia esistono 19 centri di crisi pubblici, nati per dare aiuto alle donne in difficoltà. Sono circa 80mila le persone che ogni anno si rivolgono a questi centri.

In Russia esistono 19 centri di crisi pubblici, nati per dare aiuto alle donne in difficoltà. Sono circa 80mila le persone che ogni anno si rivolgono a questi centri.

: ufficio stampa
Molte di loro sono vittime di violenza, hanno perso il marito o la casa. E cercano di rifarsi una vita partendo da uno dei tanti centri di aiuto che ogni anno offrono assistenza a quasi 80mila madri in difficoltà

In una stanzetta vivono tre donne con i loro quattro bambini. Quando il fotografo tenta di prendere la macchina, una di loro fa segno di no con le braccia, implorandolo di non scattare foto. “Mi sono rifugiata qui per nascondermi da mio marito”, dice in tono concitato.

Qualcuna è stata accolta al centro perché è scappata dai genitori, altre perché hanno perso tutto dopo un incendio o perché dopo aver subito una grave operazione non sapevano più come aiutare i propri figli.

L'aiuto offerto

La filosofia dei centri di crisi è la seguente: qui si offre assistenza alle donne che non sono riuscite a trovare aiuto da nessun’altra parte. I centri mettono a loro disposizione un alloggio temporaneo e si occupano di ogni caso individualmente, fornendo un sostegno di tipo finanziario, legale e psicologico.

I problemi di chi si rivolge ai centri di crisi possono essere di entità diversa: si va dal bisogno di aiuto per una settimana all’accoglienza di mesi. “Stiamo ospitando una ragazza col suo bambino in attesa di raccogliere i soldi che le occorrono per il biglietto aereo per tornare nella sua città. Era rimasta bloccata a Mosca e non riusciva a tornare a casa”, racconta Armina, una psicologa del centro di volontariato “La casa accogliente” (Teplyi dom). Nella “Casa” ha vissuto per circa un anno e mezzo una madre di ventinove anni coi suoi tre figli. Era vittima del raggiro di finti agenti immobiliari, aveva perso l’appartamento ed era finita a vivere in un magazzino. Per legge gli organismi pubblici preposti alla tutela dei minori avrebbero dovuto toglierle i tre figli, incluso un neonato, perché questo tipo di alloggio è considerato inadatto a dei bambini, ma i funzionari sono riusciti ad accordarsi con la “Casa” per far ospitare la famiglia. E dopo un anno e mezzo la madre di questi tre bambini è riuscita a raccogliere il denaro necessario per acquistare due stanze in una cittadina di provincia.

Oltre a una gran numero di centri gestiti da volontari, esistono in Russia anche 19 centri di crisi pubblici. Il lavoro certo non manca: nel 2005 si sono rivolte ai centri in cerca d’aiuto quasi 60mila donne, nei tre anni successivi il loro numero era già salito a 77mila e dopo altri tre anni quasi a 80mila.

Un caso a parte è quello rappresentato dai centri di crisi religiosi. La loro finalità principale è di solito quella di ridurre il numero di aborti (solo nel 2014 sono stati praticati in Russia oltre 920mila aborti). In questi centri si ritiene che se si offre loro nei primi mesi, che sono i più difficili, un tetto, del  cibo e la speranza di un futuro migliore molte donne decideranno di tenere il bambino.   

Alcune donne con i loro bambini in un centro di accoglienza per madri in difficoltu00e0Ufficio stampaAlcune donne con i loro bambini in un centro di accoglienza per madri in difficoltu00e0
Alcune donne con i loro bambini in un centro di accoglienza per madri in difficoltu00e0Ufficio stampaAlcune donne con i loro bambini in un centro di accoglienza per madri in difficoltu00e0
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La speranza per un futuro diverso

“Il primo requisito per essere accolti da noi è che la persona voglia davvero uscire dall’abisso in cui è caduta”, afferma Marya Studenikina, direttore del centro di crisi “La casa della madre” (Dom dlia mamy)  presso l’ente benefico “Miloserdie”. “Si tratta all’80% di donne inserite nella società che una serie di circostanze difficili, come la morte del marito, la casa devastata da un incendio, il rifiuto di aiuto da parte dei parenti, hanno ridotto in rovina”, spiega la collaboratrice di un centro di crisi che ha sede in Siberia.

Naturalmente questi centri non possono essere degli alberghi gratuiti. Il loro scopo principale è quello di aiutare le donne “a rimettersi in piedi”. Quando una donna si rivolge a un centro si concorda con lei un piano di lavoro personalizzato: si deve definire per quanto tempo le occorrerà un alloggio e di quale tipo di aiuto ha bisogno. Una ragazza madre cresciuta in un orfanotrofio riceverà un aiuto materiale (carrozzine, pannolini, alimenti per l’infanzia) e psicologico (circa due mesi di sedute con lo psicologo). Una madre che ha un bambino malato verrà aiutata nella ricerca dei medici e i volontari accompagneranno periodicamente la famiglia in clinica per i controlli. Per chi ha precedenti penali il sostegno principale consiste nell’aiuto fornito nella ricerca di un lavoro. Quando ci sono casi di ragazze respinte dalla famiglia, gli psicologi che operano nei centri pubblici cercano di fare da mediatori. “Ci è capitato a volte di mandare a un padre indifferente, freddo, la foto del piccolo avuto da sua figlia e di vedere che si scioglieva”, rammenta sorridendo lo psicologo del centro “La casa accogliente”.

Può anche accadere che certe delinquenti cerchino di trovare una sistemazione nei centri di crisi. Una donna, per esempio, si è rivolta alla “Casa della madre” dicendo che le avevano rubato il passaporto e che per questa ragione non poteva tornare a casa. Solo molto tempo dopo si è scoperto che la storia del passaporto rubato era una truffa e che non poteva tornare perché doveva restituire una grossa somma di denaro. Ma la stragrande maggioranza delle persone che si rivolgono ai centri di crisi ha davvero bisogno d’aiuto. C’è, per esempio, il caso di un’immigrata a cui erano scaduti tutti i documenti a causa di una lunga malattia. Dopo aver raccolto in fretta e furia tutti i documenti necessari e aver trattato con le autorità, i volontari sono riusciti a far legalizzare la ragazza in Russia.

Natalya Zavyalova, direttrice del più importante centro di crisi pubblico del Paese, ritiene che a costituire un vero problema non siano tanto le persone che mentono e truffano, quanto la burocrazia: un’immensa quantità di tempo prezioso se ne va nel formalizzare un’infinità di documenti. La verità prima o poi viene a galla, e il rischio di perdere un po’ di tempo con una truffatrice viene sempre compensato dall’aver salvato chi ha veramente bisogno.

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