Dall’Urss alla Russia moderna, come è cambiato il rapporto con i figli

Famiglia al parco.

Famiglia al parco.

: Alekdandr Kryazhev / RIA Novosti
Sempre più genitori sembrano essere “figlio-centrici”: un tipo di approccio per cui tutti gli interessi della famiglia sono legati al bambino. Come veniva interpretata l’infanzia ieri e come è cambiato il rapporto padri-figli al giorno d’oggi?

Sui social network russi si vedono cose strane: si legge “Vasilij Bolshegolovov, 40 anni” e nella fotografia si vede un bambino in pantaloncini a righe. Oppure Maria Obukhova, casalinga di 36 anni e come avatar un bambino occhialuto che abbraccia un delfino. Le foto sono sufficienti per capire che tutti i pensieri e le aspirazioni degli adulti sono focalizzati sui propri figli. "Figlio-centrismo", così gli esperti definiscono questo nuovo fenomeno, uno stile particolare di educazione, per cui ai vertici della gerarchia di valori della famiglia sta il bambino.

"L'infanzia in Russia è intesa come un valore assoluto, fonte di emozioni ed esperienze molto positive", racconta alla rivista Ogonek Veronica Turgel, professore associato dell'Istituto d'infanzia dell'Università statale russa di pedagogia “Herzen”.

L'approccio verso i bambini in Urss

La Russia è arrivata al culto del “figlio-centrismo” a proprio modo. Il grado di distacco dai figli coltivato dopo la rivoluzione del 1917 pare superasse molto quello di epoca medievale. In Urss si presupponeva che le persone, "api da lavoro", dovessero consegnare i propri figli per farli crescere dalla comunità, per "liberare le donne dalla schiavitù della maternità”. Ben presto divenne chiaro che ciò era economicamente svantaggioso. Così si diffuse uno speciale sistema di istruzione paramilitare, simile a quello per adulti.

"La famiglia per lo Stato sovietico era inizialmente un elemento ostile - spiega il professor Kuchmaeva -. Bisognava al più presto coinvolgere la madre nella produzione industriale, e dei figli fare cittadini per i quali gli interessi del governo fossero molto più preziosi degli interessi personali e familiari".

Una famiglia sovietica. Fonte: Boris BabaevFamiglia sovietica in un momento di svago. Fonte: Boris Babaev

Il rapporto coi bambini in Urss cambiava a seconda delle esigenze dello Stato. Così, il governo sovietico fu il primo al mondo nel 1920 a legalizzare l'aborto (Gran Bretagna nel 1967, Francia nel 1975, Italia nel 1978). Ma nel 1936, in vista di un censimento che mostrava un catastrofico declino del tasso di natalità, venne introdotta la responsabilità penale. Le statistiche sono impressionanti: nella prima metà del 1936, gli aborti fatti negli ospedali di Leningrado erano stati 43.600, dopo il nuovo anno, 735.

Tutto questo ha dato i suoi frutti. Si dice che quando nel 1967 l'Unione Sovietica introdusse il secondo giorno libero, molte donne non ne erano soddisfatte. In primo luogo, perché i loro mariti invece di bere una sola volta alla settimana, ora bevevano due volte, e in secondo luogo, perché non sapevano come tenere occupati i bambini. Per questo chiesero il diritto di portarli a scuola e all'asilo anche il sesto giorno della settimana.

I figli come investimento?

I nuovi tempi e la nuova realtà economica hanno cambiato anche la famiglia e il rapporto coi bambini. I bambini sono diventati fonte di investimento e le famiglie hanno cominciato a riporre in loro le proprie speranze di benessere finanziario.

Un atteggiamento simile in Occidente si nota verso i bambini nati negli anni '70, quando si ridusse la fertilità e c'era carenza di manodopera.

"Di conseguenza aumenta l'importanza del capitale umano - dice Oksana Kuchmaeva -. È comprensibile: più investi in una persona, maggiore è il rendimento. Esistono persino alcuni studi, piuttosto cinici ad un primo sguardo, in cui vengono calcolati gli investimenti fatti verso il bambino, le mancate prestazioni da parte dei genitori legate al fatto che generalmente la madre rinuncia alla sua carriera e il ritorno che ciò può portare al bambino. Gli economisti hanno cercato di chiarire cosa convenga più alla comunità: genitori che limitano sé stessi e investono tutto sul bambino o, al contrario, sviluppare sé stessi e passare al bambino un capitale pronto? Non è stato possibile trovare una risposta inequivocabile al quesito".

Nel frattempo il “figlio-centrismo” è diventato un culto per molte famiglie monoparentali. In Russia un bambino su sette cresce in questo tipo di famiglie e spesso diventa unica fonte di gioia, oggetto di culto e di sorprendenti esperimenti pedagogici.

Ad esempio, i russi vogliono crescere un bambino obbediente al sistema, la cosa più sicura per lui. Allo stesso tempo, dice la Turgel, tendono a prospettare in loro tutte le possibilità per dargli la libertà di scelta nella vita.

"Possiamo dire che la misteriosa anima russa ha dato vita a un misterioso stile educativo - dice Veronica Turgel -, che paradossalmente collega nella mente dei genitori desideri e speranze incompatibili".

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