I russi non credono a ciò che vedono

Schermi televisivi.

Schermi televisivi.

Reuters
Nonostante continuino a guardarla, gli abitanti della Federazione hanno iniziato a credere sempre meno alla tv e alle notizie che vengono diffuse

I russi continuano a guardare la televisione, anche se un po’ di meno rispetto a prima. Secondo le stime di un sondaggio effettuato dal Centro Levada, da una percentuale del 94% di spettatori registrata nel 2009 si sarebbe passati all’85% del 2015. Tuttavia, la fiducia nelle informazioni trasmesse attraverso i canali televisivi sarebbe calata al livello record del 41%. Si registra un crollo di fiducia anche verso altri media come quotidiani, radio, portali internet, e verso social network, amici e parenti. E aumenta il numero di persone che dichirano di non fidarsi di nessuno. Nel 2004 questa percentuale era del 4%, mentre oggi è salita all’8%.

Riempire il tempo

Inna è una casalinga che non ama guardare la televisione e preferisce cercare le informazioni che le occorrono su internet. “Non sempre mi interessa ciò che viene offerto dalla Tv e non voglio che mi riempiano la testa di informazioni inutili. Anche i film che trasmettono li guardo solo dopo aver letto le recensioni”, spiega Inna. Tuttavia, precisa che suo marito, invece, non può vivere senza la televisione accesa. "Lui fa zapping sui canali, anche se spesso guarda distrattamente quello che mandano in onda", racconta. Sua madre, invece, segue sempre i notiziari e i programmi di politica.

Natalya Zubarevich, coordinatore del programma regionale dell’Istituto indipendente di Studi sociopolitici, sostiene che i russi sono abituati a passare il proprio tempo davanti al televisore. “Noi siamo un Paese che guarda la televisione perché le persone si sono disabituate a leggere i libri e non conoscono altri modi per passare il tempo, quindi non vedono altre alternative” spiega. “È un’altra forma di degrado della nostra società, ma non siamo gli unici a comportarci così, gli americani, per esempio, guardano molta televisione. Perciò non è tanto importante cosa manda in onda un canale televisivo, solo che funzioni e che occupi il nostro tempo”.

Propaganda e brutte notizie

Pavel Salin, direttore del Centro studi di politologia dell’Università di Scienze finanziarie, rileva come solo il 10% della popolazione sia pronto a cercare autonomamente delle informazioni. “La gente è abituata a fruire passivamente delle informazioni, e il 90% continuerà ad accontentarsi delle informazioni che gli vengono fornite. Dal momento che l’informazione televisiva rimane il mezzo più comodo e semplice di avere le notizie e lo schermo della tv continua a essere una presenza fisica, finché alle persone non servono informazioni sul proprio lavoro e sulla propria vita privata, continueranno ad accendere il televisore”. Ci spiega.

Al contempo l’esperto ritiene che il crollo della fiducia nelle immagini trasmesse dallo schermo televisivo sia oltretutto un passaggio dalla manipolazione mediatica alla propaganda. “Nell’ultimo anno e mezzo la televisione russa si è trasformata da mezzo di manipolazione mediatica in strumento di propaganda. Se la manipolazione mediatica porta le persone in modo raffinato verso certe conclusioni mediante le informazioni che vengono loro fornite, la propaganda invece fornisce risposte categoriche e divide il mondo in bianco e nero. Funziona in una prospettiva di breve e media durata, ma in una prospettiva più a lungo termine la gente respinge questa modalità di informazione”, afferma Salin.

E inoltre, si potrebbe parlare anche di un “Effetto stanchezza da brutte notizie”. “Certi argomenti suscitano interesse solo in un primo momento, successivamente l’interesse cade e possono anche indurre a umori di tipo suicida”, puntualizza il politologo.

La Zubarevich è convinta che questa situazione vada cambiata, ma che per farlo ciascuno debba cercare per sé delle occupazioni alternative. “Bisogna che le cose cambino, altrimenti è come non vivere la vita. Questa sitiazione può essere cambiata solo se ogni singola persona avrà il desiderio e la volontà di farlo; io, per esempio, ho smesso di guardare la televisione da più di dieci anni”, conclude.

Fonte dell'indagine: www.levada.ru

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