L’ultimo volo

Una coppia piange davanti ai tabelloni dei voli all’aeroporto Pulkovo, dove sarebbe dovuto atterrare l’Airbus-321 partito da Sharm el-Sheikh

Una coppia piange davanti ai tabelloni dei voli all’aeroporto Pulkovo, dove sarebbe dovuto atterrare l’Airbus-321 partito da Sharm el-Sheikh

REUTERS/Peter Kovalev
Nel tragico incidente aereo avvenuto in Egitto hanno perso la vita 224 passeggeri. Tra loro c’erano numerose famiglie con bambini, giovani coppie di innamorati e persone che sognavano da tanto tempo di trascorrere una vacanza al mare. Rbth racconta le storie private di alcuni dei passeggeri del volo con rotta San Pietroburgo-Sharm el-Sheikh

Nelle fotografie postate sui social network si leggono commenti entusiastici come: “Urrah! Andiamo a riscaldarci al sole!”, “Ci sono stati dei ritardi nel volo, ma col pensiero siamo già là”, “Non avrei mai pensato di provare tante emozioni così belle in Egitto”.

Verso le 11 del mattino nell’area incontri dell’aeroporto avevano cominciato a concentrarsi amici e parenti di chi era partito dall’Egitto con quel volo. Non tutti erano al corrente dell’incidente. Quelli che avevano sentito la notizia stavano in piedi davanti al banco informazioni senza capire bene cosa fare né dove andare. Piangevano guardando con speranza il tabellone degli arrivi che indicava ritardi nel volo. Mezz’ora prima del tempo di atterraggio previsto le informazioni sul volo sono scomparse dal tabellone.

“La passeggera più importante”

Prima del decollo in Egitto i genitori della piccola Darina Gromova di dieci mesi, l’avevano fotografata mentre osservava la pista di volo. Tatiana, la mamma di Darina, aveva postato la sua foto nei social network con il commento: “La passeggera più importante”. Questa foto è diventata in seguito il simbolo dell’aereo che si è schiantato. Quasi un milione di persone l’hanno condivisa in rete per commemorare la tragedia. “Nessuno di loro poteva pensare che questa sarebbe stata l’ultima immagine della loro vita”, “Non ho parole…” commentavano nel web.

“Stiamo tornando a casa”

Su quel volo di ritorno per San Pietroburgo c’era anche una famiglia numerosa, la famiglia Sheinov. Le ultime foto che ritraggono i coniugi Olga e Yura e i loro figli Zhenia di 11 anni, Valeria di 10 e Nastia di tre, sono state scattate qualche minuto prima del decollo nell’abitacolo dell’aereo. Le ultime due settimane della loro vita hanno coinciso con il primo viaggio della famiglia all’estero dove i coniugi Sheinov il 27 ottobre avevano festeggiato l’anniversario del loro matrimonio. Il loro figlio Zhenia faceva calcio e nuoto. Anche la figlia Valeria nuotava e aveva conquistato medaglie e attestati nelle competizioni in cui aveva gareggiato.

La più bella di Pskov

“Lo so, mai più ritornerò” un’altra passeggera del volo, la 32enne Ekaterina Murashova, poco prima di morire aveva postato in rete una canzone con questo titolo. Era stata eletta la ragazza più bella di Pskov a un concorso di bellezza. Sua figlia Katia ha 8 anni. Voleva godersi una vacanza prima del suo compleanno, aveva lasciato la figlia in Russia ed era volata in Egitto insieme alla madre. “Aveva detto alla sua bambina: ‘Ksiush, vado in vacanza, ma il primo ci rivediamo e ti dirò dove festeggeremo il mio compleanno’ ricorda un’amica. “Ora invece mi tocca andare al suo funerale…”    

Un cattivo presentimento

Insieme ai passeggeri a bordo c’erano anche i membri dell’equipaggio. “Era in cerca di se stesso, ci aveva provato a terra, ma alla fine mi aveva detto che non poteva vivere senza l’aviazione, amava il cielo” dice Anna, moglie dello steward Stanislav Sviridonov. Lascia una figlia piccola e un figlio. Nelle ultime settimane prima del disastro aereo, Stanislav era più premuroso, più dolce come se presentisse la sua fine. Gli dicevo: “Mi raccomando, non appena atterri, scrivimi”. E lui non faceva che scherzare: “Sei anche tu un’assistente di bordo, perché vuoi che ti scriva?.. Se dovesse succedere qualcosa, tanto verresti a saperlo dai notiziari”. Ma i cattivi presentimenti hanno salvato invece un altro steward che ci ha creduto. Oleg Ermakov avrebbe dovuto volare il 31 ottobre proprio su quel volo essendo di turno. Due settimane prima della tragedia suo padre aveva sognato che c’era stato un incidente aereo e che il figlio era morto. “Oleg, licenziati” gli aveva detto il padre. Qualche giorno prima del decollo l’assistente di volo aveva rassegnato le sue dimissioni. Le ragioni che l’hanno spinto a farlo erano molte, non ultima l’insistenza del padre. Ma Oleg Ermakov non aveva cercato di convincere i colleghi a non partire facendo leva sul suo sogno.

Ancora adesso a stare nell’aeroporto di Pulkovo si prova una sensazione strana. All’interno dell’edificio regna un silenzio anomalo, nell’ingresso sono disseminati fiori e candele. Per i bambini periti nella tragedia gli altri bambini, accompagnati dai genitori, portano cioccolatini, biscotti e disegni. “La quantità di fiori in aeroporto e persino i post su Facebook ci aiutano un po’ ad alleviare il nostro dolore” ha scritto su Facebook la sorella di Anna Tishinskaya, scomparsa nell’incidente. Anche ora non può fare a meno di telefonarle: “Ogni volta mi rendo conto, ma trattengo il respiro in attesa del segnale del telefono. Ma non c’è nessun segnale. L’abbonato al momento non è raggiungibile. Mi piace credere come un’idiota che sia così solo “al momento”.

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