Lavoro, è l'anno delle proteste

Manifestazione di protesta lungo le strade di Mosca per chiedere migliori condizioni lavorative (Foto: Getty Images)

Manifestazione di protesta lungo le strade di Mosca per chiedere migliori condizioni lavorative (Foto: Getty Images)

Dai trasportatori di Irkutsk agli operai di Chelyabinsk, il numero di lavoratori che scendono in strada per denunciare tagli e licenziamenti è in aumento: solo nel primi sei mesi del 2015, l’ondata di scioperi e manifestazioni ha registrato un incremento del 45% rispetto all’anno scorso

Lavoratori sul piede di guerra. Prendendo in considerazione gli ultimi sette anni e mezzo, nella prima metà del 2015 è stato raggiunto un numero record di proteste. I dati sono stati resi noti in un report stilato dall’organizzazione non governativa “Centro per i diritti sociali e del lavoro” (TSSTP). In base ai risultati del report, "durante i primi sei mesi dell'anno ci sono state 189 proteste, cioè il 45% in più rispetto al 2014, che era stato, fino a quel momento, l’anno con la maggiore concentrazione di proteste".

Le proteste riguardano soprattutto i ritardi dei salari che hanno interessato i lavoratori del cosmodromo “Vostochny”, lo sciopero dei trasportatori a Irkutsk, il picchetto degli operai a Chelyabinsk. Secondo gli esperti, questa è la conseguenza dell’impossibilità dei lavoratori di agire nell'ambito delle normali procedure legali. In tale contesto, il ruolo dei sindacati è irrilevante: si tratta di proteste spontanee ed entro la fine del 2015, secondo gli esperti, il numero delle proteste in Russia raggiungerà il suo apice.

Le proteste

Maria Gubareva, ostetrica-ginecologa del Policlinico N. 121 di Mosca, lo scorso anno ha partecipato a due grandi meeting. Le rivendicazioni dei medici, allora, riguardavano la riduzione di personale e il pensionamento dei funzionari responsabili della sanità pubblica. "Dopo queste dimostrazioni, il governo ha preso alcuni provvedimenti, sotto forma di pagamenti: ha promesso mare e monti e così le persone si sono calmate un po'. Ma finora di miglioramenti non ce ne sono stati, le riduzioni di personale stanno continuando e le persone si preparano a nuove proteste. Abbiamo già fatto uno sciopero bianco. Ora si sono uniti a noi anche alcuni pazienti, che hanno avuto dei problemi. Ma si tratta essenzialmente di una massa inerte, alla quale non importa a quanto ammonti lo stipendio dei medici o se viene ridotto o meno il personale”, afferma la Gubareva.

Secondo i dati del TSSTP "a scioperare, ancora più frequentemente degli operatori sanitari e gli insegnanti sarebbero i lavoratori impegnati nell’edilizia, nei trasporti e nell’industria, accomunati dal fatto che vedono raramente i sindacati stare dalla loro parte. Il sindacato ufficiale è completamente subordinato al dipartimento della salute. Ne sono uscita, questi non ci proteggono in alcun modo. Adesso faccio parte dell’associazione sindacale indipendente “Deystvye”, la quale dà una mano, ma è così piccola, che è come una goccia in mare”, ha detto la Gubareva.

"Credo che tutte le controversie debbano essere risolte per vie legali, attraverso il tribunale”, ha detto a sua volta Alexey Shabanov, presidente dell’Unione degli automobilisti della Siberia. Nel mese di aprile di quest'anno gli autisti degli autobus di Irkutsk hanno incrociato le mani per alcuni giorni a causa del rifiuto da parte delle autorità locali di aumentare le tariffe dei biglietti. Tuttavia, il sindacato locale non ha supportato lo sciopero e ha giudicato le proteste come delle macchinazioni organizzate da “avversari politici”. "Sì, siamo in perdita. Ma in ogni caso, uno sciopero non risolve la questione delle tariffe”, afferma Shabanov. A suo avviso, le autorità necessariamente aumenteranno la tariffa, ma questo avverrà dopo le elezioni autunnali, resta solo da aspettare e se poi questo non avverrà, allora i sindacati sono pronti ad utilizzare altri mezzi “e questi non comprenderanno lo sciopero.

I sindacati

"In generale nella Federazione i sindacati non svolgono la propria funzione e sono più inclini a cooperare con le autorità e le imprese, piuttosto che promuovere gli interessi dei lavoratori. Tanto è vero che c’è effettivamente una richiesta di sindacati effettivi”, ci ha raccontato il responsabile dei laboratori di ricerca per le politiche regionali HSE Rostislav Turovsky. A quanto pare, proprio per via di tale richiesta, già da 25 anni esiste il sindacato indipendente di Avtovaz "Edinstvo", che da loro stessi viene definito "un sindacato di nuova formazione”, il quale, assicurano, protesta regolarmente, in diverse occasioni e in forme diverse. "In un momento di crisi i tagli sono parecchi, le persone stesse organizzano azioni di protesta o semplicemente vanno via dalla Avtovaz, perfino si licenziano, non occorre neanche che facciano tagli al personale. Ma il licenziamento è anch’esso protesta: è indice di una tensione sociale presente e questo porterà a un'esplosione”.

È chiaro che, in una situazione di carenza di mezzi, né le autorità né la società andranno verso maggiori concessioni, ritiene Turovsky, però anche un'esplosione sociale è una “convenzione", ha detto. "La solidarietà tra i lavoratori è scarsa. Prima o poi la protesta verrà risolta a causa della sua mancanza di prospettive e dell’impossibilità di arrivare alla realizzazione dei propri obiettivi, non esiste un meccanismo politico".

Tuttavia, anche a livello federale, l'esplosione sociale non è esattamente quello che ci si aspetta. "Non molto tempo fa ho guardato le statistiche del Ministero del lavoro relative ai tassi di disoccupazione nei primi due trimestri, e queste non confermerebbero un grave exploit”, ha detto a RBTH il Presidente del Comitato del Consiglio della Federazione per le politiche sociali, Valery Ryazansky. Poi questa statistica viene trasmessa al Rosstat. Secondo i dati del Rosstat, nella prima metà del 2015 nel paese si sono verificati in tutto tre scioperi. "Sì, probabilmente non tutti i casi finiscono nelle statistiche ufficiali, per questo occorrerebbe che venissero registrati. Infatti vengono registrati solo i casi di sciopero riconosciuti legittimi dalla Corte - spiega il senatore -, ma non credo che assisteremo a un’esplosione drammatica di tensione”. A suo parere, le autorità hanno già provveduto ad “alcuni ammortizzatori”. "Abbiamo trasferito i poteri, sia finanziari che amministrativi, dal centro federale alle regioni, perché queste ultime conoscono meglio le condizioni del mercato a livello locale - conclude -. Ora vengono stanziati dei fondi, non solo per supplire la mancanza temporanea di lavoro, ma anche per la riqualificazione, per i lavori pubblici e così via. Sono state stanziate importanti risorse. Grazie a questo, si riuscirà ad alleviare i problemi attuali dell'economia".

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