Sanzioni: "Nessun compromesso"

Anche se le sanzioni stanno causando non pochi problemi alla popolazione, la maggior parte dei cittadini si dice convinta che non si debba fare alcuno sconto per chiederne l’annullamento. Nella foto, un ragazzo indossa una maglietta con la scritta “Topol (pioppio, in russo) non teme le sanzioni” (Foto: Ekaterina Chesnokova / RIA Novosti)

Anche se le sanzioni stanno causando non pochi problemi alla popolazione, la maggior parte dei cittadini si dice convinta che non si debba fare alcuno sconto per chiederne l’annullamento. Nella foto, un ragazzo indossa una maglietta con la scritta “Topol (pioppio, in russo) non teme le sanzioni” (Foto: Ekaterina Chesnokova / RIA Novosti)

Il 70% dei cittadini ritiene che la Russia non debba fare alcun tipo di concessione per ottenerne l’annullamento. Al contempo, l’indice di gradimento di Putin continua a mantenere livelli record. I commenti di alcuni esperti

Nessuno sconto sulle sanzioni. Il  70% dei russi ritiene che il paese non debba scendere a compromessi su questa questione: è quanto emerge dai dati di un’indagine effettuata dal Centro Levada. L’opzione di “scendere a compromessi e a fare concessioni per uscire dalle sanzioni” è condivisa dal 20% degli intervistati. Intanto, come constatano i sociologi, le sanzioni hanno già creato seri problemi a un terzo della popolazione, ma ciò non impedisce comunque all’indice di gradimento del Presidente di continuare a salire. Di recente il livello di consenso popolare di Vladimir Putin ha raggiunto ancora una volta il record dell’89%.

 
Mosca, Bruxelles
e quello strappo nei rapporti

La reazione dello struzzo

In effetti il numero dei cittadini russi che approvano l’attuale orientamento di ignorare le sanzioni occidentali e di coloro che ritengono che il paese debba perseguire la stessa linea politica in Ucraina orientale e in Crimea appare stabile; solo con un lieve aumento dell’1% dal gennaio 2015 e del 2% dal settembre 2014. Altrettanto stabile resta la percentuale dei cittadini favorevoli alla ricerca di un compromesso. Rimangono invece immutati nella società la paura per il futuro, il timore di un’invasione militare e l’incertezza del presente, ha dichiarato durante l’intervista la responsabile della Sezione di studi politici e sociali del Centro Levada, Natalya Zorkaya. “Questo è evidente anche dai risultati di altri sondaggi da noi effettuati. Il 60% si dichiara in ansia per il proprio futuro”, spiega la Zorkaya. Secondo i ricercatori del Centro Levada “è proprio questo l’atteggiamento che induce la gente alla rinuncia a esercitare qualunque influenza nel paese”, costringendola a delegare la responsabilità a un’istanza superiore”.

“Si tratta della tipica reazione dello struzzo che porta a nascondere la testa sotto la sabbia. La gente abdica al proprio diritto a pensare delegandolo al Presidente che finora peraltro ha corrisposto alle sue aspettative: in tutti questi anni è aumentato il livello di benessere materiale, si sono potenziati vecchi e nuovi settori” concorda Konstantin Kalachev, coordinatore del Gruppo di esperti politologi. In ultima analisi le sanzioni che avrebbero dovuto minare la fiducia politica dei cittadini nel corso politico putiniano, hanno finito per ora col produrre la reazione opposta, alimentando la coesione attorno al leader nazionale, secondo l’opinione di Leonid Polyakov, docente presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, fedele al Cremlino. “E ciò malgrado il fatto che un segmento rilevante della popolazione russa abbia sperimentato su di sé gli effetti delle sanzioni occidentali”, aggiunge.

Sullo stesso piano

In realtà i problemi indotti dalle sanzioni sono per il momento ancora attribuibili a un nemico esterno e vengono percepiti unicamente come un tributo da pagare alla dignità nazionale, ammettono tutti gli intervistati da Rbth. Tuttavia, “la gente comune non sta soffrendo per le sanzioni, ma per le controsanzioni” afferma Mikhail Korostikov, analista del Centro indipendente di Studi sociologici “Laboratorija Kryshtanovskaya”. “Molto probabilmente nella mente dei cittadini questo limite è già stato oltrepassato e per questo propendono per una linea dura” spiega Korostikov. A suo avviso, non va trascurato che oltre il 70% dei russi non dispone di un passaporto per l’estero e che all’incirca la stessa percentuale di cittadini non risulta titolare di beni e quindi non è sfiorata dalla svalutazione monetaria. La “sete di vendetta” (il 38% degli intervistati è favorevole a risposte drastiche) emerge sullo fondo dell’immagine che la Russia ha per l’Occidente. “È come se la Russia fosse considerata sullo stesso piano dell’Isis o del virus Ebola e ciò non può che irritare i russi cosicché una controreazione risulta del tutto legittima” sostiene Korostikov.

Quanto alla valutazione dei dati, su quel 70% di cittadini russi convinti che il paese non dovrebbe cedere a nessun compromesso sulla questione delle sanzioni, gli esperti consigliano di essere cauti. Dopotutto si tratta solo delle cifre di un sondaggio, ritiene Kalachev, dove gli intervistati rispondono meccanicamente alla domanda sul corso politico vigente con un “sì, no, non so”. “Ma se chiedete agli stessi intervistati qual è la loro opinione sull’eventualità che spariscano da noi i pannolini giapponesi per bambini o i farmaci tedeschi lo scenario risulterà del tutto diverso” afferma Kalachev. “In sostanza, non si tratta di un sondaggio di opinione pubblica, ma di un’indagine come quelle sull’ultimo programma mandato in onda dalla televisione” sostiene Korostikov.

“L’importante è che le cose non peggiorino”

“Ora che i cittadini hanno elargito un immenso credito di fiducia al Presidente, il leader russo ha ottenuto un vasto consenso per una serie di manovre politiche e riforme impopolari” rileva Polyakov, come per esempio l’aumento dell’età pensionabile o le drastiche misure nei confronti dei monopoli di Stato. In sostanza l’assunto dell’“elevato indice di popolarità di Vladimir Putin finisce col coincidere con la fase riformista”. Su questo concordano sia Aleksandr Brechalov, co-presidente dell’Ufficio di coordinamento del Fronte popolare panrusso (l’istituzione politica e sociale fondata da Vladimir Putin nel 2011) che l’ex ministro delle Finanze russo Aleksey Kudrin. Ma, secondo gli esperti, la società non gradirebbe le riforme. “La gente, al contrario, è irritata dai discorsi sulle riforme perché teme una nuova perestrojka” afferma Kalachev assicurando però che “se anche il Presidente non dovesse soddisfare tutte le aspettative, il suo indice di gradimento non ne verrebbe sconvolto. Finché continuerà a esistere un parallelo tra Putin, Eltsin e la situazione degli anni ’90, non ci sarà nessun motivo di preoccupazione”. “Tenuto conto che la parola chiave di tutta la presidenza di Vladimir Putin è quella della ‘stabilità’, dubito che la popolazione si attenda da lui delle riforme. L’essenziale è che le cose non peggiorino”, constata Korostikov.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta