Aids, un passo avanti per i diritti dei malati

La decisione è stata presa dalla Corte costituzionale russa dopo le denunce presentate da due cittadini ucraini e da una cittadina moldava a cui era stata interdetta la permanenza nel territorio russo solo perché risultati affetti da Hiv (Foto: Aleksei Danichev/ RIA Novosti)

La decisione è stata presa dalla Corte costituzionale russa dopo le denunce presentate da due cittadini ucraini e da una cittadina moldava a cui era stata interdetta la permanenza nel territorio russo solo perché risultati affetti da Hiv (Foto: Aleksei Danichev/ RIA Novosti)

Secondo la decisione adottata dalla Corte costituzionale russa la diagnosi di infezione da Hiv e Aids a carico di cittadini stranieri non comporterà la loro espulsione e il divieto d’ingresso. Alcuni attivisti dei movimenti per la tutela dei diritti civili intervistati da Rbth hanno dichiarato che questa decisione segnerà un importante progresso

La Corte costituzionale ha riconosciuto l’illegittimità di alcune norme adottate in Russia sullo status giuridico dei cittadini stranieri che consentono la loro espulsione quando si è affetti da Hiv o sprovvisti di cittadinanza. Secondo tali norme, i soggetti che risiedono legalmente in Russia diventano indesiderati quando “costituiscono una minaccia reale per la salute della popolazione”. Se risultano affetti da virus Hiv, vengono colpiti da un provvedimento  di espulsione e hanno diritto a un permesso di soggiorno temporaneo solo previa consegna all’Ufficio federale dell’immigrazione di un certificato che attesta la non presenza del virus.

 
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La decisione è stata presa dalla Corte costituzionale russa dopo le denunce presentate da due cittadini ucraini e da una cittadina moldava a cui era stata interdetta la permanenza nel territorio russo solo perché risultati affetti da Hiv. A detta del giudice Nikolay Melnikov, gli stranieri che si sono appellati alla Corte costituzionale russa, pur essendo risultati sieropositivi al test Hiv, non violano la normativa russa e hanno contratto matrimonio con cittadini russi. “Con tali premesse è inammissibile che un cittadino straniero venga espulso, o che gli vengano interdetti l’ingresso nel paese o il soggiorno temporaneo” ha dichiarato Melnikov. Secondo la decisione della corte, i casi dei cittadini di Ucraina e Moldavia che hanno presentato ricorso alla Corte dovranno essere rivisti”.

La reazione degli attivisti per i diritti civili

“Una persona che risulta positiva al test Hiv non dev’essere ritenuta a priori pericolosa per la collettività. Se poi questa persona ha famiglia, è un membro rispettabile della comunità, si sottopone alle cure e osserva le prescrizioni mediche, il divieto d’ingresso nel territorio russo o la sua espulsione sulla base della sieropositività è senza dubbio una violazione dei diritti civili” afferma Marya Onufrieva, che coordina l’associazione “Convivere con l’Aids”. “Pensiamo che la decisione della Corte costituzionale segnerà un autentico progresso nel campo della tutela dei diritti delle persone affette da Hiv. La famiglia è un valore indiscutibile e i suoi interessi devono avere la priorità su quelli delle politiche migratorie”.

Aleksandr Seversky, presidente della “Lega per la tutela dei diritti dei pazienti”, ha rilevato che per le persone affette da Hiv cominciano a manifestarsi problemi anche all’interno del paese. “I datori di lavoro tendono ad assumere informazioni sullo stato di salute dei propri dipendenti, violando di fatto il segreto medico” spiega Seversky precisando che spesso i timori nei confronti dei malati di Aids sono ingiustificati e danno luogo a comportamenti inappropriati. “Lo Stato e le organizzazioni sociali devono svolgere un’opera di informazione sui comportamenti da osservare” sottolinea. Marya Onufrieva, che dirige l’organizzazione “Convivere con l’Aids”, ha dichiarato che la legislazione in materia di infezione da Hiv e Aids dev’essere sottoposta a revisione e aggiornata, tenendo conto dei cambiamenti avvenuti nella realtà.

Aleksandr Brod, direttore  della Commissione per i diritti umani presso il Consiglio della Presidenza della Federazione Russa per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani ha ricordato che in febbraio la portavoce del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, aveva dichiarato che era necessario riformare la normativa sugli immigrati affetti da Aids e tubercolosi. “Lo Stato non può assumersi la responsabilità di questi malati in un periodo economicamente complesso per gli immigrati colpiti da malattie. D’altro canto, tuttavia, nel caso in cui una persona abbia contratto una malattia mentre risiede per ragioni di lavoro in Russia dev’essere fatto quanto è possibile per offrirle tutto l’aiuto necessario”. 

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