Nuove leggi per i lavoratori immigrati

La fetta più consistente degli immigrati in Russia proviene dai paesi Csi, in primo luogo da Uzbekistan, Tagikistan e Ucraina (Foto: Tatiana Andreeva / RG)

La fetta più consistente degli immigrati in Russia proviene dai paesi Csi, in primo luogo da Uzbekistan, Tagikistan e Ucraina (Foto: Tatiana Andreeva / RG)

Dal 1° gennaio gli stranieri provenienti da paesi senza obbligo di visto potranno lavorare solo se provvisti di patentino. Obbligatori anche un esame medico, un test di lingua e storia e il rilevamento delle impronte digitali. Normative che, secondo i legislatori, dovrebbero eliminare il sistema di speculazione che si cela dietro il flusso di arrivi

Cambiano le regole per l’assunzione di cittadini stranieri senza l’obbligo di visto. Le nuove normative entreranno in vigore dal 1° gennaio 2015. A partire da quella data, infatti, gli immigrati dovranno procurarsi autonomamente il permesso di lavoro (vale a dire acquistare un patentino) e saranno tenuti a sostenere degli esami che attestino la loro conoscenza della lingua, della storia e degli elementi fondamentali del diritto della Federazione Russa. Dovranno inoltre pagare un’assicurazione e sottoporsi a una visita medica e al rilevamento delle impronte digitali.

Il sistema del patentino in Russia esisteva già, ma era concesso solo a soggetti privati. Ai soggetti giuridici era consentito far arrivare lavoratori immigrati solo attraverso il sistema delle quote: i datori di lavoro avevano l’obbligo di occuparsi della procedura per il rilascio dei permessi di lavoro per gli stranieri, e malgrado ciò la quantità di permessi concessi era limitata. Le nuove regole consentiranno di superare questa barriera. Un immigrato potrà lavorare col patentino anche presso soggetti giuridici. Al contempo aumenterà il costo dei permessi: la tariffa unica di 1.200 rubli (circa 21 dollari) sparirà e le regioni potranno fissarne una autonoma a seconda della propria situazione economica e demografica.

Per i cittadini dei paesi con cui la Russia condivide lo stesso regime di visti, verranno mantenute le stesse quote. Secondo i dati in possesso dell’Ufficio federale dell’immigrazione, tali quote sarebbero meno del 20%. La fetta più consistente degli immigrati proviene dai paesi della Csi, in primo luogo da Uzbekistan, Tagikistan e Ucraina.

Il gioco delle quote

I legislatori e gli esperti riconoscono che la decisione di rinunciare alle quote è giustificata dal momento che la corruzione aveva minato l’efficacia del contratto di assunzione.

“Le quote venivano definite in base alle domande preventive dei datori di lavoro. E gli speculatori, che registravano imprese inesistenti, avevano imparato a sfruttare questo sistema, accumulando quote che poi mettevano in vendita”, spiega Olga Chudinovskikh, direttore del Centro di studi sulle politiche migratorie presso l’Istituto nazionale di ricerca dell’Alta scuola di Economia.

Il primo obiettivo della nuova politica sugli immigrati è quello di estromettere dal mercato i mediatori senza scrupoli. D’ora in poi a richiedere il permesso di lavoro non saranno più il datore di lavoro e le altre strutture interessate, ma direttamente gli immigrati. Il secondo obiettivo è quello di fornire alle autorità regionali delle possibilità di manovra compatibilmente con l’evoluzione del mercato del lavoro.

Secondo le nuove regole, i soggetti della Federazione Russa potranno regolamentare non soltanto il prezzo, ma anche la quantità di patentini da rilasciare. “Le quote verranno suddivise sul grande periodo. Ma il mercato del lavoro è dinamico e potrebbe cambiare anche la situazione economica, come sembra stia accadendo già da ora”, osserva uno degli autori della riforma, il deputato della Duma di Stato Vladimir Pligin.  Se un soggetto deciderà che in qualche settore le risorse lavorative sono già in esubero, in ogni momento potrà bloccare il rilascio dei patentini. Ciò può avvenire grazie a questo nuovo sistema per attirare lavoratori stranieri, più flessibile del precedente, che consente di tener conto sia delle esigenze del settore che di quelle dei soggetti”. La flessibilità del nuovo approccio è evidente nel caso di Mosca che ha triplicato il prezzo del patentino fino a quattromila rubli (78 dollari) in un mese, alcuni giorni dopo che il Presidente aveva firmato la riforma sull’immigrazione. Le autorità municipali ritengono che l’aumento del prezzo del patentino consentirà loro di impinguare il bilancio di 12 miliardi di rubli (circa 2.350.000 dollari).

Viacheslav Postavnin, direttore della Fondazione di promozione dei progetti sociali “Immigrazione XXI secolo” ed ex vice responsabile dell’Ufficio federale dell’immigrazione della Federazione Russa, calcola che a un immigrato il diritto di lavorare in Russia potrebbe venire costare all’anno sui 100.000 rubli  (2.000 dollari circa). Oltre ai costi del patentino sono a carico del lavoratore immigrato anche quelli per sostenere gli esami, per l’assicurazione medica, gli esami clinici e il rilevamento delle impronte.

Uscire dall’ombra

Gli esperti dubitano che i problemi legati all’immigrazione clandestina possano essere risolti mediante i patentini. “Mosca è convinta di avere una grande quota di immigrati e ritiene che molti immigrati non paghino quanto dovrebbero. Sarà il tempo a dire se pagheranno o se ‘usciranno dall’ombra’. Ma ritengo che una cospicua parte di costoro non dilazionerà i pagamenti necessari, e poi vanno aggiunte anche le spese per il vitto e l’alloggio”, afferma Nikolay Kurdiumov, vice presidente del Consiglio sociale dell’Ufficio federale dell’immigrazione, nonché presidente del consiglio dell’Alleanza internazionale “Migrazione lavorativa”.

È dello stesso avviso anche Karomat Sharipov, presidente della diaspora tagika di Mosca e presidente dell’organizzazione “Lavoratori immigrati tagiki”. “Acquisire il permesso di lavoro era costoso anche un tempo e oggi lo è anche di più, e le persone se ne resteranno a casa propria”, ammette. 

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