La Russia e il dialogo tra culture

Giornalisti da tutto il mondo riuniti per la nona edizione del Media Congress a San Pietroburgo, svoltosi al Museo Statale Hermitage (Foto: Rosa Lella)

Giornalisti da tutto il mondo riuniti per la nona edizione del Media Congress a San Pietroburgo, svoltosi al Museo Statale Hermitage (Foto: Rosa Lella)

San Pietroburgo ha ospitato il Media Congress, un evento che ha coinvolto trecento giornalisti provenienti da oltre trenta paesi del mondo. Per parlare di stampa, informazione, ma anche di Ucraina e rapporti con l’Occidente

Un “dialogo tra culture” in una sede che simbolicamente custodisce la memoria storica dei paesi di tutto il mondo: è questo, in sintesi, il tema e lo spirito del Forum svoltosi nei giorni scorsi nell’ambito della nona edizione del Media Congress a San Pietroburgo presso il Museo Statale Hermitage, che quest’anno, tra l’altro, festeggia i suoi primi 250 anni di vita, e che ha coinvolto 300 giornalisti provenienti da 32 paesi, di cui 150 da 42 regioni della Russia. Un evento organizzato
dal Media Congress e il Museo di Stato Hermitage in collaborazione con l’Unione dei Giornalisti della Russia, l’Università Statale di San Pietroburgo, l’Accademia Internazionale di Televisione e Radio con il sostegno, tra gli altri, dell’Agenzia Federale “Rossotrudnichestvo”.

Ad animare il dibattito tra i partecipanti è stata soprattutto la questione Ucraina, in particolar modo durante la sessione della prima giornata intitolata “Russia ed Unione Europea: miti e realtà nei mass media. Confronto o dialogo?”. Nei diversi interventi, in modo più o meno intenso, è emersa l’idea comune che i media occidentali non raccontano in modo obiettivo il ruolo della Russia nel conflitto e, in generale, ciò che sta accadendo in Ucraina. Sono questi infatti gli umori che si respirano al Media Congress 2014, probabilmente anche perché tra i partecipanti vi è un’esigua componente di giornalisti occidentali.

Il museo Hermitage di San Pietroburgo (Foto: Rosa Lella)

A rimarcare questa linea è stato poi anche Konstantin Kosachev, capo dell’Agenzia Federale “Rossotrudnichestvo”: “Gli Stati Uniti cercano di creare conflitti in diversi Paesi perché non traggono giovamento dalla pace. Sono usciti vincitori dalla fine della Guerra Fredda e cercano di mantenere questo ruolo di supremazia. Cercano di distogliere l’attenzione dai loro problemi economici interni. Io sono molto patriota ma esagerare nel patriottismo allontana gli altri popoli – prosegue Kosachev –. Ad esempio in Ucraina sarebbe bastato lasciare il russo come seconda lingua ufficiale. Ad oggi si ha che in Ucraina su 500 scuole solo 8 sono di lingua russa”.

Alla base degli interventi resta l’esigenza di una trasmissione del punto di vista russo, e in generale dell’Oriente, nell’ambito del flusso d’informazioni dell’Occidente percepito come predominante e non del tutto oggettivo. Una sensazione che tra l’altro riflette perfettamente quella governativa, visto che la si può ritrovare nello spirito del nuovo progetto editoriale russo “Sputnik”, il network internazionale annunciato dal Cremlino che dal 2015 sarà presente in 130 città di 34 Paesi, con redazioni da 30 a 70 giornalisti per contrastare la “propaganda occidentale”.

 

 

“Quest’anno come tema del Forum abbiamo scelto il dialogo tra media occidentali e russi perché per ogni edizione individuiamo un argomento legato all’attualità – afferma Ashot Dzhazoyan, presidente del Comitato organizzativo del Media Congress –. In generale, credo che la cultura unisca le persone, nonostante le loro diversità. L’idea del Media Forum infatti è nata quando ho portato 15 miei studenti del corso di Giornalismo dell’Università Statale di Mosca a visitare l’Hermitage Museum. Erano tutti provenienti da diverse Repubbliche dell’ex Unione Sovietica e, trovandosi davanti ad opere d’arte di tutto il mondo, sono stati incentivati ad instaurare un confronto. Inoltre penso sia fondamentale per una persona che vuole raccontare che cos’è la cultura di un paese, uscire dalla redazione e andare a vederla con i propri occhi, a incontrarla di persona. Anch’io, ad esempio, amo molto la cultura romana ma solo quando 5 anni fa sono stato in Italia e ho visto opere d’arte come i quadri di Michelangelo e ho visitato Roma, ho capito davvero che cos’è la Città Eterna”.

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