A Milano, in passerella contro la crisi

La nuova collezione firmata Luda Nikishina (Foto: ufficio stampa)

La nuova collezione firmata Luda Nikishina (Foto: ufficio stampa)

Diminuisce l'export di abbigliamento verso la Russia, sceso nel 2014 del 4,8% in volume e del 7,7% in valore. Ma la risposta arriva dal progetto “Open Russian Fashion” e dai tredici stilisti russi che presentano in Italia le loro nuove collezioni, per ribadire l’importanza dei rapporti commerciali tra i due paesi

La moda russa sbarca a Milano, la capitale del fashion made in Italy, in un momento molto particolare per il settore: la crisi ucraina e la svalutazione del rublo hanno infatti portato a un calo significativo delle esportazioni di tessili e abbigliamento italiano verso la Federazione. Tra gennaio e giugno 2014 l’export verso la Russia dell’industria tessile-moda italiana è infatti diminuito del 4,8% in volume e del 7,7% in valore (elaborazioni Sistema Moda Italia su dati Istat).

In questa situazione, un importante segnale di distensione arriva dal progetto “Open Russian Fashion”, organizzato dal 20 al 22 settembre nell’ambito della quarta edizione di Super, il salone milanese di Pitti Immagine dedicato alla moda femminile.

Il brand Yanina Vekhteva (Foto: ufficio stampa)

“Open Russian Fashion”, supportato dal ministero dell’Industria e del Commercio della Federazione russa, consentirà a tredici giovani stilisti russi – nove per il prêt-à-porter, quattro per gli accessori - di esporre le loro creazioni nel corso di una delle più importanti fiere di settore. Un’area speciale del salone sarà interamente dedicata alle collezioni di alcuni tra i più talentuosi fashion designer russi, come Katerina Fee, Maria Golubeva, Alexander Khrisanfov, LES’, Natali Leskova, Luda Nikishina, Mineral Weather, Osome2some, Georgy Rushev, Anna Slavutina, SOL’ Designers, Yanina Vekhteva e Natasha Weinstock.

Le loro collezioni sfileranno a Milano per ribadire l’importanza dei rapporti commerciali tra le due nazioni, che hanno risentito solo in parte della crisi ucraina e delle relative sanzioni. "La moda fa eccezione, almeno per il momento, perché le sanzioni riguardano solo i prodotti tessili e di abbigliamento acquistati dalle amministrazioni pubbliche della Federazione, quindi non si applicano ai rapporti tra privati – spiega a Rbth Italia Gianfranco Di Natale, direttore generale di “Sistema Moda Italia”, l’associazione di settore che all’interno di Confindustria riunisce tutti i produttori italiani tessili e di vestiario -. A crearci qualche problema, già dallo scorso autunno, è stato invece il deprezzamento del rublo: in ogni caso, il calo del valore dell’export è stato inferiore al -15% che noi stessi avevamo preventivato".

Vistosi girocolli per la nuova collezione di Georgy Rushev (Foto: ufficio stampa)

Il problema principale riguarda proprio l’incertezza sull’economia. "Una settimana fa ero a Mosca – aggiunge Di Natale – e tra la gente si percepiva preoccupazione per la debolezza della valuta, più che per la crisi con l’Ucraina: i russi temono che il rublo si svaluti ulteriormente e questo provoca una frenata degli acquisti". Tuttavia, sottolinea il dg di Sistema Moda Italia, "nel nostro settore l’export in Russia, malgrado tutto, sostanzialmente ha tenuto: il calo è stato molto inferiore a quello che avevamo previsto. Questo perché i russi sono molto fedeli ai prodotti italiani e le nostre aziende hanno effettuato investimenti importanti nel Paese".

Concorda Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine: "Il fatto che le sanzioni riguardino solo gli acquisti della Pubblica amministrazione russa fa sì che non ci siano grosse conseguenze per l’export della moda italiana – spiega a Rbth -. La preoccupazione maggiore riguarda la difficile situazione congiunturale della Russia, con la perdita di valore del rublo che influisce sulle performance dell’intera economia".

Tuttavia, Napoleone invita a non farsi prendere dal pessimismo. "Non bisogna essere catastrofisti: la situazione presenta dei rischi, dati dalle sanzioni e dalla debolezza della moneta, ma ci sono anche segnali positivi. Ad esempio, la fiera dei profumi Fragranze, che si è chiusa domenica scorsa a Firenze, ha visto un forte aumento dei visitatori russi: questo significa che certi settori non hanno risentito della crisi". Il progetto “Open Russian Fashion” "è proprio una risposta a questa situazione – spiega Napoleone -. È un’operazione lanciata in accordo con il ministero dell’Industria e del Commercio della Federazione, per non chiudere le porte ai giovani stilisti russi che vogliono far conoscere le loro creazioni anche fuori dai confini nazionali". L’ad di Pitti Immagine si dice "abbastanza ottimista: anche in passato abbiamo visto situazioni delicate, ma manifestazioni di questo genere hanno sempre contribuito a invertire la tendenza. E il fatto che un gruppo di giovani stilisti russi venga a esporre in Italia, con il supporto del governo, non può che essere un segnale positivo".

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta