Se muore la cultura del cibo

(Foto: Itar Tass)

(Foto: Itar Tass)

Alcuni studi ci spiegano come i russi si rapportano ai fastfood e ai pranzi di famiglia

La cultura gastronomica sta morendo lentamente e questa è un’ importante linea di confine per la società. A questa conclusione è giunta il politologo della Scuola Superiore di Economia, Irina Sokhan’ nel suo lavoro. I ristoratori sono però convinti del contrario. Il corrispondente RBTH ha cercato di di capire come sia cambiata la società insieme all’alimentazione.

La scomparsa delle tradizioni

I ricercatori distinguono quattro elementi chiave della cultura gastronomica, e ognuno di questi elementi sta cambiando a vista d’occhio. “Ad esempio, il primo elemento pre-culinario consisteva tradizionalmente di semina e raccolto. Di questo, nel risultato finale del pasto preparato, ci si dimentica assolutamente. Oggi c’è un problema di cibo di qualità, la gente va fino all’altra parte della città per fare compere nei magazzini di cui si fida. La creatività è diventata necessità “, spiega il politologo Irina Sokhan’. L’altro elemento è culinario: come prepariamo il cibo, quali prodotti e ricette preferiamo. I ricercatori notano che le persone stanno perdendo ogni orientamento sul cibo, spiega Sokhan’. In particolare, grazie alla globalizzazione qualsiasi tipo di prodotto è diventato disponibile, verdure fresche d’inverno, ad esempio, il che porta alla perdita dei procedimenti tradizionali di conservazione sottaceto e sotto sale.

“Consumando prodottti pronti o cibi da fastfood, la gente non vede  i passaggi tra il prodotto originario e quello finale, li ignora totalmente. Tutta l’odierna industria alimentare specula sulla memoria gastronomica delle persone: ad esempio, vengono lanciati sukhariki (crostini di pane) al gusto di šašlik (barbecue) o altro. Da dove viene questo gusto? Dalla nostra memoria. Ma la catena è rotta. Da qui, le recenti fobie del cibo. In passato c’era la paura della fame, ora si teme invece la provenienza ignota el cibo, si temono le conseguenze dell’assunzione del cibo. Si comincia ad associare la sazietà a qualcosa di terribile”, dice l’esperto.

Mangiare in modo nuovo

L’esperto osserva che la maggior parte dei cambiamenti li ha subiti il rito del pasto stesso. I pasti nel focolare domestico hanno creato la famiglia nel senso tradizionale e i tentativi di distruggerla sono cominciati appunto dai pranzi di famiglia. “Nell’Unione Sovietica del 1920-1930 questo progetto esisteva, quando cioè era lo stato stesso a voler sfamare il cittadino, e pertanto era stata lanciata una campagna contro la schiavitù della cucina,  allo scopo di spedire tutti i cittadini sovietici alle mense. La gente però iniziò a ribellarsi, dice Sokhan; tuttavia,quello che non è riuscito al potere sovietico, è riuscito all’odierna industria alimentare”. Il presidente della Federazione dei Ristoratori e Albergatori della Russia Igor’ Bukharov non è d’accordo con il politologo e sostiene che l’attuale atteggiamento verso il cibo si è formato proprio in Unione Sovietica. “I pranzi in famiglia non sono finiti ieri, già in epoca sovietica tutto questo non c’era più, i membri della famiglia pranzavano ad orari diversi, a seconda degli orari di lavoro. Non abbiamo mai organizzato mense o tavolate in casa, nessuno si è mai vestito  apposta per il pranzo. Tutto si evolve in maniera naturale”, ha concluso lui.

La ricerca della Scuola Superiore di Economia dice che in qualsiasi ristorante fast food non c’è comunicazione fra le persone e che pertanto non si può parlare di mensa, semmai di rifornimento di carburante. L’esperto spiega questo comportamento con il ritmo accelerato della vita e la varietà delle preferenze alimentari. “Il fast food mette tutti sullo stesso piano: davanti a lui tutti sono alla pari, ricchi, poveri, rappresentanti di diverse culture; esso costruisce una verticale come per i bambini: è una sorta di potenza ignota e anonima che ci nutre. Questa infantilizzazione pure è un elemento della modernità”, -sostiene l’analista. L’esperto osserva inoltre che ora la tendenza chiave è la creazione di cibo artificiale, cosa che potrebbe comportare cambiamenti del nostro corpo e del concetto di fisicità stesso in generale.

Rapidità o creatività

La moscovita Anna è convinta della necessità di consumare cibi tradizionali e del bisogno di diminuire i pasti da fast food che danneggiano la salute e rendono le persone assonate e prive di iniziativa. “I fast food e i cibi pronti sottraggono alla gente l’opportunità di creare in cucina, il pranzo si trasforma in spuntini, non ci sono ricette che possano essere trasmesse in eredità, si dissolve il concetto di cucina nazionale, -sostiene lei – il cibo pronto non è garanzia di qualità, piuttosto il tentativo di nascondere prodotti di seconda scelta tramite gli ultimi successi dell’industria alimentare, vale a dire salse, impanature varie. La disgrazia russa sono tonnellate di salse che vanno sotto il nome di maionese, così le chiamano i produttori, e che sono causa di un enorme quantità di malattie, anche nervose. Anna spiega che il processo di preparazione del cibo, dalla scelta del piatto e l’acquisto degli ingredienti fino al risultato finale predispone alla riflessività, alla calma, alla creatività, alla soddisfazione infineLa russa Inna invece non è contro il fast food, al contrario è convinta che i cibi pronti arricchiscano la cucina. “Meno male che ci sono. Solo la gente sciocca può pensare di sostituire l’alimentazione normale con il fast food, ma di questo non è il fast food il colpevole”, sottolinea lei.

Igor’ Bukharov non vede niente di speciale o di nuovo nel fatto che la gente usufruisca spesso di ristoranti fast food. “Da noi adesso si è registrata davvero una crescita delle imprese fast food, del resto non è una novità. In un giornale russo del 1911 scrivevano che era stato aperto un nuovo tipo di locale dove c’erano tavolini alti e si poteva mangiare senza cambiarsi d’abito. In Unione Sovietica, c’era una gran varietà di esercizi di ristorazione : čeburečnye, blinnye, pel'mennye, buterbrodnye e sale da tè, -dice l’esperto. I ristoratori di oggi non inventano nulla di nuovo, ma prendono in prestito le tecniche degli Stati Uniti, ad esempio. Nonostante ciò nessuno ha abbandonato le cucine. I russi in tutto il mondo hanno mantenuto le loro tradizioni: di persone così io ne incontro in Israele, in America, e in Germania. Anche se, a mio parere, per la padrona di casa sarebbe meglio se quella stessa compagnia di amici russi che si rincontra andasse a ritrovarsi piuttosto nei caffè.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta