Lo studio del clima passa per l’Artico

Le stazioni russe sono state integrate per la prima volta in una rete internazionale (Foto: Lori / Legion Media)

Le stazioni russe sono state integrate per la prima volta in una rete internazionale (Foto: Lori / Legion Media)

Il progetto Interact unisce ricercatori da tutto il mondo per studiare i cambiamenti del globo terrestre. Una sfida che coinvolge anche diverse stazioni scientifiche russe

Il programma Interact, che nel 2013 è stato integrato in uno dei progetti di ricerca più ambiziosi degli ultimi anni, l’Anno della Scienza della Russia e dell’Unione europea, è stato lanciato nel 2010 e dovrebbe concludere i propri lavori alla fine dell’anno. Ma il progetto dovrebbe essere prolungato e si chiamerà Interact-2. Per la Russia e i ricercatori russi, l’unicità del progetto nasce dalla possibilità che esso offre agli scienziati di farsi conoscere a livello internazionale e dal fatto che le stazioni russe sono state integrate per la prima volta in una rete internazionale. Grazie a ciò, per esempio, un gruppo di ricercatori francesi, svizzeri e polacchi, che studia gli adattamenti degli ecosistemi ai cambiamenti del clima, ha potuto condurre i suoi esperimenti prima di tutto in Francia, poi in Polonia, quindi in Siberia orientale nella stazione Mukhrino dell’Università di Yugorsk.

Come funziona Interact

I fondi europei, che secondo i responsabili delle stazioni russe raggiungono svariati miliardi di euro, sono distribuiti sotto forma di sovvenzioni. “Si scrive un dossier da spedire a Interact. L’importanza del progetto, gli obbiettivi, i lavori che saranno eseguiti in una o più delle stazioni interessate saranno quindi analizzati” scrive Elena Lapchina, direttrice del centro “Dinamiche dell’ambiente e cambiamenti globali del clima” dell’Università di Yugorsk, da cui dipende la stazione di Mukhrino nell’oblast di Tyumensk (Siberia occidentale).

I ricercatori russi presenti nelle stazioni non riscuotono niente delle sovvenzioni. Una parte dei finanziamenti può essere spesa per attrezzare la stazione stessa. Eliena Lapchina conferma che “si possono spendere 48 euro a persona al giorno”. L’interesse principale per loro, tuttavia, è che i siti di ricerca siano ben utilizzati e partecipino a un programma scientifico mondiale. Grazie a tale programma, la sola stazione di Mukhrino dal 2012 ha potuto accogliere oltre 30 scienziati arrivati da Francia, Polonia, Finlandia, Gran Bretagna, Olanda, Italia, Austria, Svizzera e altri paesi ancora.

I risultati delle ricerche

Così come gli astronomi che studiano il cosmo senza pensare a un’applicazione pratica per le loro scoperte, gli scienziati che studiano e descrivono i processi relativi all’Artico sono per il momento lontani dal pensare a come potrebbero essere sfruttati i loro risultati. “Le ricerche daranno frutto, ma non molto rapidamente, perché per analizzare i primi dati occorrerà un anno e mezzo”, ha detto Elena Lapchina. Non c’è dubbio, tuttavia, che i risultati delle ricerche saranno importanti: nei prossimi anni gli studiosi si apprestano a condurre ricerche sul paleoclima (il clima delle epoche geologiche del passato, che hanno determinato le condizioni climatiche odierne), sugli scambi dei gas serra nelle paludi boreali, sull’influenza del manto vegetale sul contenuto di carbonio organico sciolto negli ecosistemi della palude. Tutto ciò permetterà di fare enormi passi avanti nello studio del cambiamento del clima. 

Le stazioni

Ognuna delle cinque stazioni russe che prendono parte al progetto Interact ha le sue particolarità, che dipendono dalla sua situazione geografica e determinano il tipo di ricerche che vi sono condotte dagli scienziati.

Base scientifica e didattica di Khibinskaya, dipendente dalla facoltà di geografia dell’Università statale di Mosca (MGOu): questa stazione si trova nell’oblast di Murmansk, non lontano dalla città di Apatite, a circa 40 ore di treno da Mosca. Khibiny è un enorme massiccio montuoso della penisola di Kola. I cambiamenti climatici e gli aumenti delle temperature dell’atmosfera influiscono più di ogni altra cosa sulle montagne e i ghiacciai. È per questo motivo che Khibiny si presta come sito ideale per lo studio dell’influenza del cambiamento del clima sui territori artici montagnosi.

La stazione di Mukhrino si trova nella taiga, nella Siberia occidentale, nell’oblast di Tyumen ed è collegata al dipartimento Unesco dell’Università di Yugorsk. Questa stazione è considerata la più ambita tra le stazioni russe che prendono parte al progetto. Ciò è dovuto non soltanto alle ottime attrezzature di cui dispone, ma anche alle specificità della natura che la circonda: la stazione infatti è attorniata da paludi e taiga, e questo consente di studiare l’influenza dei cambiamenti del clima sia sui boschi sia sulle paludi. La stazione di Mukhrino è stata aperta nel 2009 nell’ambito della collaborazione con l’Università di Yugorsk e con l’Unesco. Le stazioni Spasskaya Pad' e Chokurdakh dipendono dall’Istituto dei problemi biologici del permafrost della filiale siberiana dell’Accademia russa delle scienze. Si trovano entrambe in Yakuzia, in aree permanentemente ghiacciate dove il suolo in estate disgela soltanto per una profondità di 1,2 metri prima di ricongelarsi di nuovo in autunno. La temperatura media dell’aria è di 10 gradi Celsius sotto zero. Le temperature minime possono raggiungere i meno 57 gradi.

Le stazioni offrono ampie possibilità per studiare il comportamento del permafrost in condizioni di temperature in aumento permanente. La stazione situata sull’isola di Samoïlovski nel delta del fiume Lena è stata inaugurata nel 1998. Si trova a nord-est della Siberia, sulla costa del Mare di Laptev. Il centro urbano abitato più vicino è Tiksi e si trova a circa 150 chilometri di distanza. La stazione è ubicata in una zona di ghiaccio permanente: l’estate il suolo si sgela per una profondità massima di mezzo metro. La stazione è uno dei centri più importanti per lo studio del permafrost nell’Artico siberiano. Gli ambiti principali di studio sono le emissioni di metano, i microrganismi nel permafrost, lo studio del permafrost, l’idrologia, le variazioni del litorale artico e l’idrobiologia.

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