L’antico rito della caccia

Un cacciatore della regione Chanty-Mansijsk (Foto: Fedor Telkov)

Un cacciatore della regione Chanty-Mansijsk (Foto: Fedor Telkov)

La natura selvaggia e le prede rare attirano gli stranieri appassionati dell’attività venatoria, che in Russia torna a essere uno sport diffuso e molto popolare

La caccia in Russia attrae sia i residenti sia i turisti stranieri. Per molti russi la caccia non è solo uno svago, ma anche una tradizione famigliare e uno stile di vita. Gli stranieri vengono in Russia in cerca di prede rare, affascinati dalla possibilità di cacciare animali selvatici in una natura incontaminata.

L'istinto del predatore

Alexei si è appassionato alla caccia fin da quando era adolescente. Quando suo padre lo portò a caccia per la prima volta aveva 12 anni. Alexei vive nella parte orientale della Yakutia e, in linea con la tradizione della sua terra, ha dovuto imparare fin dall’infanzia a cacciare, a stanare le prede e a dividere le razioni. "Da noi si dice che un vegetariano è un cattivo cacciatore, che non è stato in grado di catturare la sua preda”, dice il giovane.

A lui, in quanto cacciatore inesperto, alla prima battuta di caccia, era stato assegnato il compito di stanare la preda. "Ci avevano divisi in cacciatori e battitori. Io facevo parte dei battitori. Andavamo a caccia di lepri e riuscimmo a catturare 400 esemplari”, racconta. “Allora c'erano molte lepri, mentre adesso il numero è diminuito. E tutte le prede poi le abbiamo divise tra le 20 persone del gruppo così che alla fine non erano poi così tante".

Da quel momento Alexei tutte le stagioni va a caccia. La stagione della caccia dura in media una ventina di giorni l'anno, tra primavera e autunno. I limiti della durata del periodo vengono stabiliti dalle autorità per preservare il patrimonio naturale. "Al lavoro cerco di mettermi d’accordo in modo da fissare un periodo di ferie per andare a caccia nella taiga”, dice.

Alexei spiega che l’economia attuale ha inciso notevolmente sul numero delle presenze animali. “Si sono messi a costruire autostrade, hanno scavato molti cantieri, hanno elettrificano la taiga, molti terreni sono già stati privatizzati e recintati e gli animali li abbandonano. È da un pezzo che non incontro un capriolo e la popolazione di lepri è sensibilmente diminuita”.  

Al contempo si dichiara poco appassionato ai trofei di caccia, ma afferma che un gran numero di russi e stranieri va in Yakutia per cacciare esemplari rari. “Tanto per fare un esempio, le autorità locali concedono decine di licenze di caccia per gli esemplari rari solo per attirare presenze nella nostra terra. Qui da noi si può anche affittare una guida per andare a cacciare il montone delle rupi siberiane”, spiega Alexei.

Aggiunge poi, che non essendo ancora un cacciatore esperto, non si arrischia a cacciare né l’alce, né l’orso.

Qualche anno fa è entrata in vigore in Russia una legge per “preservare le risorse faunistiche” e ora è diventato più difficile ottenere le licenze e Alexei rileva che questo fatto irrita molto i residenti che per generazioni hanno sempre cacciato in quei territori. 

L’importante è avere un istruttore

Aleksandr vive a Mosca e va a caccia di cinghiali e alci nelle vicine province di Yaroslavl, Kostroma, Kaluga e Tver. Preferisce frequentare le riserve di caccia, dove tutto è già organizzato e ci sono strutture dove pernottare e un guardaboschi in grado di fornire spiegazioni sui luoghi. “Di solito raduniamo un gruppo di 8-12 persone e partiamo nel week-end. Selezioniamo con cura le persone della squadra che devono essere affidabili perché ci si ritrova in luoghi selvaggi a tu per tu con individui armati di fucili. Durante questi viaggi non consumiamo praticamente mai alcolici per evitare incidenti. Una volta io e una coppia di amici siamo andati a caccia con persone che quasi non conoscevamo e che indulgevano parecchio nel bere. Abbiamo deciso di non partecipare a nessuna battuta di caccia con loro e questa decisione poi si è rivelata saggia. Un membro del gruppo, tra i fumi dell’alcol, ha sparato a una gamba al compagno mentre ritornavano dal bosco”, ci racconta l’uomo.

Il manuale del pescatore

A iniziare Aleksandr all’arte venatoria è stato il suocero, che l’ha portato con sé e gli ha insegnato a capire il comportamento degli animali. “È molto importante avere un  istruttore perché una persona da sola non è in grado di capire che cosa si deve fare in un bosco armati di fucile”, osserva.

Quello della caccia è uno sport piuttosto diffuso e popolare tra i russi e a praticarlo sono persone di diversi ceti sociali. In particolare, a dedicarsi alla forma più semplice di caccia, quella degli uccelli acquatici, sono gli anziani; le licenze non sono troppo costose, ma il processo stesso della caccia è laborioso e costringe a lunghe camminate. Esiste poi la caccia a un singolo animale, che è più costosa. Per esempio, la licenza di caccia per gli alci costa circa 2.500 dollari; questa somma viene divisa tra i cacciatori del gruppo che di solito sono una decina, ma a essa vanno aggiunte le spese di trasporto, di equipaggiamento e di soggiorno. Il tipo di caccia più costoso è quello finalizzato alla ricerca di trofei e qui la somma lievita fino decine di migliaia di dollari e di conseguenza i cacciatori sono inevitabilmente persone abbienti.

In trasferta

L’esperto di caccia Alexei Bystrov ci racconta che per andare per boschi con il fucile, occorre possedere tre documenti: il patentino di cacciatore, la licenza di caccia e il porto d’armi. Quando un cacciatore arrivanella riserva a occuparsi di lui sono gli esperti locali. “La licenza di caccia viene concessa in base al numero di animali presenti in un certo territorio. Per esempio, è difficile ottenere la licenza nelle regioni centrali perché gli esemplari rimasti sono in numero esiguo; mentre a Nord, a Murmansk, risulta più semplice, dal momento che la popolazione di animali lì è più numerosa”.

L’esperto spiega che gli stranieri amano molto venire a cacciare in Russia perché qui hanno la possibilità di partecipare a delle battute in primavera, a differenza che negli altri paesi del mondo, e possono anche cacciare esemplari rari. “In Russia si può cacciare il gallo cedrone, la cui caccia è vietata praticamente in tutto il resto d’Europa, e che è molto apprezzato come trofeo. Inoltre, in Russia si può cacciare anche in primavera, il che è raro, e si ha la possibilità di cacciare praticamente in tutto il territorio, eccetto che nelle zone sotto vincoli speciali. Da noi praticare la caccia è molto più complesso e le condizioni sono più selvagge. La caccia nel nostro paese è sempre stata molto apprezzata dai tedeschi e dai greci, e ora vengono in Russia anche cacciatori italiani e francesi, mentre un tempo avevamo un gran numero di spagnoli”, racconta Bystrov.

Bystrov osserva che l’unica scomodità per gli stranieri è il trasporto delle armi. “In base alle nostre norme sulla custodia dei fucili, la riserva dove i cacciatori arrivano deve disporre di un deposito speciale in cui custodire per la notte i fucili. Tuttavia, la scomodità sta nel fatto che in caso di necessità gli addetti della sicurezza privata impiegano tre ore ad arrivarvi, dato che il deposito deve trovarsi, per legge, a una distanza di 50 chilometri dai centri abitati. Andare la caccia di trofei risulta molto complicata, dato che occorre inoltrarsi nella taiga e non si fa in tempo a rientrare la sera nella riserva per dare in custodia il fucile”, spiega l’esperto. E aggiunge che non è affatto semplice portar via con sé i trofei conquistati.

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