Mosca e la Twitter Revolution

Gli appartenenti al gruppo avevano pubblicato dichiarazioni nazionalistiche, in seguito alle quali erano stati più volte avvertiti che la loro community poteva essere oscurata (Foto: Shutterstock/Legion Media)

Gli appartenenti al gruppo avevano pubblicato dichiarazioni nazionalistiche, in seguito alle quali erano stati più volte avvertiti che la loro community poteva essere oscurata (Foto: Shutterstock/Legion Media)

Tredici community, accusate di nazionalismo, sono state oscurate su VKontakte, il più grande social network russo

Su richiesta del procuratore, l’amministrazione di VKontakte, il più grande social network russo, ha oscurato 13 community "nazionaliste" presenti sul suo sito. I gruppi impegnati nelle manifestazioni di Maidan, altre entità e il gruppo Praviy Sector sono stati oscurati dal 2 marzo. L'obiettivo è lottare contro gli estremisti. Gli utenti complessivi delle due community nazionaliste più importanti, Praviy Sector e i sostenitori di EuroMaidan, oscurate da VKontakt, erano rispettivamente 372mila e 320mila.

Gli appartenenti al gruppo Praviy Sector hanno pubblicato sulla loro pagina alcune dichiarazioni nazionalistiche molto dure, in seguito alle quali erano stati più volte avvertiti che la loro community poteva essere oscurata qualora non avesse abbandonato immediatamente la retorica nazionalista contraria alla politica del social network, per non parlare della legislazione russa. A differenza di Facebook, VKontakt infatti opera in conformità alle leggi russe e quindi il governo può intervenire per prescrivere il blocco dei gruppi nazionalisti. Malgrado gli avvertimenti ricevuti, però, i rappresentanti del movimento hanno continuato a postare le loro dichiarazioni bellicose. Alla fine, i gruppi estremisti di Praviy Sector hanno fatto pubblicamente appello a collaborare con organizzazioni apertamente terroristiche e hanno ammesso di condurre un’attività terroristica in territorio russo, nella Repubblica Cecena.

Dmitri Iaroch, dirigente di Praviy Sector ha chiesto al terrorista Doku Umarov di appoggiare l’Ucraina. L’ultima comunicazione ha sollevato accese critiche da parte degli oppositori di Praviy Sector come pure dai sostenitori dell’organizzazione, e la direzione di Praviy Sector si è affrettata a giustificarsi, affermando che il loro account era stato attaccato dagli hacker e che quel post era una provocazione. Tuttavia, l’ufficio stampa di VKontakt ha ufficialmente confermato che la pagina di Praviy Sector non era stata hackerata e che in ogni caso i rappresentanti del movimento non avevano denunciato il presunto attacco. Di conseguenza, il social network ha confermato che il post è autentico. Dopo aver ricevuto queste informazioni, l’ufficio del procuratore russo ha ordinato di bloccare l’accesso al social network del gruppo estremista. Il blocco è avvenuto dopo che è stato localizzato l’indirizzo IP dell’utente. Pertanto, da adesso in poi le pagine del sito non potranno essere consultate in Russia mentre all’estero, e in modo particolare in Ucraina, resteranno accessibili.

Quali sono gli strumenti giuridici di controllo? Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2012, Vladimir Putin ha pubblicato un articolo che si intitolava “La Russia e il mondo in cambiamento” nel quale sottolineava che la “primavera araba”, soprannominata anche “rivoluzione Twitter” ha chiaramente mostrato che l’opinione pubblica oggi si forma anche grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dopo la sua elezione alla presidenza, Vladimir Putin ha incaricato il governo di mettere a punto una base legislativa per il controllo dei contenuti di internet. Nel corso del 2013, la Duma ha concluso il lavoro di messa a punto dei meccanismi di controllo di internet.

Sono state così adottate numerose leggi riguardanti, tra altre cose, la creazione di un registro unico dei siti dai contenuti illeciti, la propaganda del nazionalismo e dello sciovinismo religioso, la registrazione obbligatoria dei siti e così via. Di conseguenza, le pagine di Praviy Sector sono state oscurate in conformità alla legge entrata in vigore il primo febbraio di quest’anno. L’impatto di questi interventi sulla libertà di espressione e sullo sviluppo di internet può dar luogo a considerazioni di diversa natura, ma dal punto di vista dell’efficacia del controllo sulle attività estremiste si tratta di un lavoro di eccellente qualità. Prima di adesso, infatti, non esisteva alcuna base legislativa per questo tipo di controllo. Ora, invece, lo stato dispone di strumenti giuridici che permettono di lottare e contrastare le attività illegali su internet.

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