La solitudine dei musulmani

Nafigulla Ashirov, presidente dell'autorità spirituale dei musulmani della Federazione (Foto: PhotoXPress)

Nafigulla Ashirov, presidente dell'autorità spirituale dei musulmani della Federazione (Foto: PhotoXPress)

A Russia Oggi, l'intervista di Nafigulla Ashirov, presidente dell'autorità spirituale dei musulmani della Federazione

Dei problemi e delle conquiste dell'islam nella Russia contemporanea parla a Russia Oggi il Gran Muftì e Presidente dell'Autorità spirituale dei musulmani della Russia asiatica, lo sceicco Nafigulla Ashirov.  

Con quali problemi si scontrano oggi i musulmani in Russia?

L'obiettivo principale della comunità musulmana della Russia, in parallelo con l'attività svolta dai governanti del nostro paese, è la rinascita spirituale ed economica della Russia. Oggi, però, non di rado i musulmani vengono lasciati soli di fronte a una serie di problemi. Non è un segreto che molte decine di migliaia di persone a Mosca e nelle altre grandi città del paese sono costrette a pregare all'aperto, sotto la canicola oppure al gelo invernale. Ciò accade non solo in occasione delle grandi feste musulmane, ma anche della preghiera settimanale del venerdì.  

Sono certo che risolvere la questione della costruzione di nuove moschee costituirebbe un contributo importante per ridurre le attuali tensioni sociali. Ma, nella maggior parte dei casi, la risposta alle richieste avanzate in tal senso dalle organizzazioni religiose è negativa. Nella città di Mosca è particolarmente difficile ottenere le autorizzazioni. Il fatto che questi problemi rimangano insoluti, e che una parte dei funzionari non comprenda l'importanza per i credenti di avere un proprio tempio che sia decoroso, una moschea, avvicina i nostri giovani al radicalismo e vanifica l'impegno e gli sforzi delle nostre Autorità spirituali.  

Come risanare la situazione?

La via d'uscita da questa situazione è molto semplice: basta rispettare rigorosamente la legge federale sulla "libertà di coscienza", nella quale i diritti dei credenti sono chiaramente enunciati. Io non credo che questa sia la politica generale dello stato, orientata a un fine preciso. Credo che vi sia semplicemente una parte dei funzionari, tanto nel centro quanto nelle province, i quali, senza rendersene conto oppure perseguendo degli scopi politici, non favoriscono l'armonizzazione in ambito religioso.     

Esistono degli esempi di soluzione efficace di questi problemi sul territorio della Russia?

È importante stabilire una stretta cooperazione tra gli organi dello stato e le confessioni religiose. Nelle regioni in cui le autorità comprendono l'importanza di questa cooperazione e creano condizioni dignitose per i fedeli e per il soddisfacimento dei loro bisogni spirituali, non sorge alcun problema. Ad esempio, di recente nella provincia di Tjumen è stato organizzato e si è tenuto un ritiro spiritual-patriottico musulmano per la gioventù, intitolato "Ramadan". Un contributo concreto ai nostri programmi educativi patriottici viene fornito dagli ex militari, soprattutto guardie di frontiera e paracadutisti. La loro testimonianza ha un profondo significato per i giovani, che possono ottenere informazioni di prima mano sui doveri dei combattenti in difesa della Patria.

Quali sono i paesi alle cui esperienze si può fare riferimento per migliorare la situazione attuale?

L'esperienza più preziosa è quella della Russia stessa. Nell'epoca sovietica, sebbene l'attività religiosa fosse limitata, la legge era uguale per tutti e veniva rigorosamente osservata in tutta l'Unione, nei confronti di qualsiasi confessione. Prima della Rivoluzione in Russia era ampiamente diffuso il sistema di istruzione elementare e media, sia religiosa che laica, dei maktab e dei madrasa. Al giorno d'oggi la formazione religiosa e il livello di istruzione dei sacerdoti, nonché la loro capacità di esercitare un'influenza sui giovani sono ridotti in condizioni pietose. È per questo che spesso degli elementi radicali si impadroniscono dell'iniziativa nella sfera religiosa.

Come si esplica la cooperazione con i paesi arabi?

Naturalmente, esiste una collaborazione con le organizzazioni islamiche internazionali ben note in tutto il mondo, come la Lega Musulmana Mondiale, l'Organizzazione islamica mondiale per l'avvicinamento tra i mazhab islamici, e l'organizzazione del Kuwait Al-Wasatya.

I musulmani di Russia fanno parte dell'umma. Qual è il vostro atteggiamento nei confronti del conflitto in Siria?

Ciò che sta accadendo in Siria non può essere messo in rapporto con la religione. Si tratta di una lotta politica, tra forze che aspirano al potere in quello che un tempo era un paese fiorente, dove molti musulmani di Russia si recavano a studiare presso teologi famosi. Attualmente molti vorrebbero far passare il conflitto siriano per una contrapposizione tra sunniti e sciiti, ma la realtà non è questa. Si tratta solo di politica, e di una lotta che continua tra le superpotenze, capeggiate dalla NATO, per acquisire influenza in quest'area di importanza strategica. Tutti i conflitti politici pesano sulla coscienza dei politici. Per me, come musulmano, la morte di ogni singola persona, indipendentemente dalla fazione a cui appartiene, è un'immane tragedia.  

Tornando al discorso sulla situazione dell'islam in Russia, non vi è proprio alcun cambiamento in positivo?

Dei risultati, indubbiamente, vi sono stati. Anche se spesso ci lamentiamo di questo o quel problema, i successi nel ripristino della vita religiosa e nella ricostruzione delle infrastrutture sono indubitabili. La maggior parte degli edifici religiosi e di culto che ci vennero sottratti dal potere sovietico oggi sono stati restituiti ai fedeli. I prodotti alimentari halal stanno diventando alla portata di tutti. In alcune regioni è in atto la costruzione di nuove moschee, con buoni risultati. Oggi, per lo meno, là dove non ci sono ancora moschee si può trovare un luogo adatto per costruirne una. È il caso di città come Tobolsk, Ulan-Ude, Kurgan, Komsomolsk-na-Amure, Ussurijsk, Asbest.

A Vladivostok e a Sakhalin, invece, da quindici anni le organizzazioni musulmane non riescono ad ottenere un lotto di terreno per costruire una moschea. Anche qui, come ho già detto, la responsabilità è di quei governanti che non si rendono pienamente conto di quanto sia importante risolvere questo genere di problemi. Noi religiosi dobbiamo risolvere il problema insieme agli organi del potere statale, dimostrando saggezza e senso di responsabilità reciproca, per mantenere la stabilità e la concordia nella nostra casa comune, la Federazione Russa, un paese multietnico e caratterizzato dalla pluralità religiosa.   

In conclusione, mi permetta di domandarle: è difficile essere musulmani in Russia?

Non più di quanto lo fosse nel passato sovietico, nel periodo dell'ateismo di stato. Oggi molte cose sono cambiate in meglio, e i problemi a cui ho accennato sono del tutto risolvibili. Per farlo, sono necessari il dialogo e un rapporto costruito sulle giuste basi.   

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