Marce, scontri e slogan anti-immigrati

Il fuoco dell'intolleranza brucia in strada

Manifestanti sfilano lungo le strade di Mosca (Foto: Sergei Savostianov / RG)

Manifestanti sfilano lungo le strade di Mosca (Foto: Sergei Savostianov / RG)

Nel giorno dell'Unità Nazionale migliaia di persone in tutto il Paese hanno partecipato alle manifestazioni contro gli stranieri

Mosca, San Pietroburgo, Kazan, Irkutsk. I nazionalisti sono tornati in strada. Il 4 novembre 2013 migliaia di persone hanno sfilato contro l’immigrazione, organizzando cortei che in passato si sono tramutati anche in violenza.

Al posto dell’antica ricorrenza che commemorava la Rivoluzione russa del 1917, nel 2005 il Presidente russo Vladimir Putin ha istituito la Giornata dell’Unità Nazionale.

In poco tempo, però, la festa è diventata sinonimo delle manifestazioni ultranazionalistiche, chiamate “Marce russe”, dove immancabilmente figurano slogan contro l’immigrazione. A volte sventolano anche emblemi nazisti.

“Oggi una moschea, domani la jihad”. “Sì al visto per gli immigrati”. Sono questi gli slogan con i quali uomini e donne hanno sfilato quest’anno nel quartiere moscovita di Lyublino. Giovani e anziani. In alcuni casi, anche militari in pensione.

Uno dei gruppi ha esibito uno striscione sul quale si leggeva: “Giovani contro la tolleranza”, mentre altre scritte accusavano gli immigrati di incrementare il tasso di criminalità e “rubare” posti di lavoro ai russi.

I dimostranti hanno poi intonato “Russi unitevi” e “La Russia ai russi, Mosca ai moscoviti”, che riflettono l’ostilità contro gli immigrati provenienti dalle ex Repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e quelle non slave (perlopiù musulmane) della regione caucasica. Solitamente in Russia gli immigrati lavorano nel commercio o svolgono attività umili che la maggior parte dei moscoviti disdegnerebbe. Come la pulizia e la manutenzione delle strade, la raccolta della spazzatura e la manovalanza edile.

Molti dei dimostranti hanno chiesto l’introduzione di un regime di visti per i cittadini dei Paesi Csi che entrano in Russia: attualmente, infatti, coloro che giungono in Russia dalle Repubbliche centro-asiatiche, compreso l’Azerbaijan, l’Armenia, la Bielorussia, il Kazakhstan, il Kirghizistan, la Moldavia, il Tajikistan, l’Ucraina e l’Uzbekistan non hanno bisogno di alcun visto di ingresso. Alcuni dei dimostranti hanno chiesto a gran voce che il Paese riduca i fondi da destinare alle Repubbliche russe del Caucaso settentrionale, come Cecenia e Daghestan.

Mentre alcuni osservatori si sono detti contrari alle manifestazioni, altri hanno dichiarato di approvare la marcia, a causa del crescente numero di immigranti che popolano i loro quartieri. Quest’anno, stando ai dati del Centro Stova (una Ong con base a Londra che monitora gli episodi di razzismo) circa 140 persone sono state ferite e diciannove sono rimaste vittima di omicidi a sfondo razziale.

Secondo la polizia di Mosca, nel corso della dimostrazione di lunedì sono state arrestate una trentina di persone, accusate di scandire slogan, ostentare simboli nazisti o compiere reati contro l’ordine pubblico. L’agenzia giornalistica Interfax ha inoltre riferito che nella città siberiana di Krasnoyarsk la polizia ha arrestato dodici manifestanti.

Anche nella città di Volgograd sarebbero finite in manette sessanta persone, accusate di aver tentato di protrarre la manifestazione oltre l’orario stabilito. Più di trenta individui sono stati tratti agli arresti a San Pietroburgo, dove la manifestazione ha richiamato circa duemila partecipanti.

Alcuni moscoviti hanno deciso di celebrare la Giornata dell’unità nazionale in modo meno aggressivo, partecipando alla “Marcia Imperiale” che commemora il quattrocentesimo anniversario della dinastia Romanov.

Dal canto suo, il presidente Putin ha festeggiato la ricorrenza partecipando insieme al patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill a una mostra in onore della dinastia Romanov.

Due giorni prima della Marcia russa, alcuni attivisti avevano organizzato a San Pietroburgo delle manifestazioni contro l’odio e il fascismo. L’iniziativa però non è bastata a scongiurare episodi di violenza razziale.

Le marce organizzate nel 2013 non hanno richiamato un numero di partecipanti superiore rispetto al passato, ma hanno però avuto grande seguito su Internet. Su Vkontakte, il principale social network della Russia, decine di comunità online hanno promosso la Marcia russa, e lunedì mattina l’argomento appariva seguitissimo anche sul Twitter russo.

La manifestazione si è svolta a tre settimane dagli scontri avvenuti nel distretto moscovita di Biryulevo, dove la morte di un uomo di etnia russa ha scatenato la caccia all’immigrato.

I facinorosi hanno preso di mira un magazzino di verdure all’ingrosso dove ritenevano che lavorasse il presunto assassino. In seguito, un uomo originario dell’Uzbekistan è stato trovato morto nei pressi del magazzino, a causa di diverse ferite da arma da taglio.

Gli scontri di Biryulovo hanno dimostrato che la xenofobia non è appannaggio esclusivo di qualche estremista, e che si sta rapidamente trasformando in una piaga diffusa.

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