A chi e perché serve il programma lunare russo?

Il programma spaziale cinese ricalca quello russo e  il progetto della navicella cinese Shenzhou è basato su quello sovietico della Soyuz (Foto: AP)

Il programma spaziale cinese ricalca quello russo e il progetto della navicella cinese Shenzhou è basato su quello sovietico della Soyuz (Foto: AP)

Gli obiettivi della Federazione si spostano da Marte alla Luna: l'ambizione è una missione di cosmonauti sul satellite naturale della Terra

Dopo il fallimento della stazione marziana Phobos-Grunt, lanciata nel novembre 2011, il pianeta rosso sembra, a quanto pare, aver smesso di essere il centro dell’attenzione dell’attività di ricerca interplanetaria russa. A spodestarlo è di nuovo la Luna: la Russia starebbe infatti progettando di costruire sul corpo celeste una base abitabile per scopi scientifici e tecnici. Ma in che cosa consistono, esattamente, questi “scopi”?

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In occasione della Giornata della scienza spaziale, tenutasi a Mosca a metà ottobre 2013, il direttore dell’Istituto di ricerca spaziale, l’accademico Lev Zeleny, ha fatto una dichiarazione che potrebbe essere definita sensazionale circa l’intenzione dell’Agenzia spaziale russa Roskosmos di creare sulla Luna una base abitabile.

“L’obiettivo prossimo della Russia è la creazione, sulla superficie lunare, di un avamposto abitabile con equipaggio umano. A tal fine è già stato formato un gruppo di lavoro sotto la direzione del responsabile della Roskosmos”, ha dichiarato Zeleny. Come ha spiegato l’accademico, il compito del gruppo di lavoro sarà riunire le proposte delle principali aziende e istituti aerospaziali nel campo dell’esplorazione della Luna.

Il fatto interessante qui è che Lev Zeleny è conosciuto per essere un critico convinto dei programmi spaziali con equipaggio, preferendo a essi i sistemi automatici. In altre parole, la dichiarazione dell’accademico può essere considerata, a tutti gli effetti, come la nuova direzione che la cosmonautica russa assumerà nell’ambito della ricerca interplanetaria.

Tuttavia, il principale interrogativo sulle aspirazioni lunari della Russia rimane aperto. Perché pianificare e costruire sulla Luna una stazione abitabile che ha del fantascientifico in termini di spese? Dopotutto, è evidente che, oggigiorno, nessun Paese può permettersi di realizzare un progetto di simile portata. Gli americani, ad esempio, hanno cancellato un programma all’apparenza davvero promettente come il “Constellation”, che avrebbe dovuto permettere uno studio integrale della Luna; mentre Europa, India e Cina - tutti Paesi con un solido potenziale spaziale – non sembrano seriamente interessati, per il momento, a una colonizzazione del satellite naturale della Terra.

Ciononostante, i rappresentanti ufficiali del settore spaziale russo sostengono la fattibilità di una simile impresa. “La Luna è il corpo celeste più interessante, se si decide di compiere il passo successivo e di costruire su di essa una stazione spaziale. Perché c’è tutto quello che serve (qualora venga trovata l’acqua) per rendere abitabile la stazione e fare in modo che essa sia sempre fornita di carburante per i missili e di materiali edili: c’è tutto”, afferma Yuri Makarov, capo della pianificazione strategica e programmi mirati dell’agenzia Roskosmos.

L'acqua di Torino per dissetare i cosmonauti russi

Da Torino, oltre a provenire più del 50 per cento dei moduli pressurizzati della parte internazionale della Iss, arriva sulla Stazione Spaziale Internazionale anche tutta l’acqua che gli astronauti, russi, americani e degli altri Paesi coinvolti, bevono e consumano in orbita. A occuparsi della fornitura è l’azienda del capoluogo piemontese che gestisce la fornitura pubblica, la “Smat” (Società Metropolitana Acque Torino). A partire dal 2008 sono stati prodotti per le forniture spaziali circa 12 mila litri di acqua "Made in Torino", ma mentre l’Agenzia russa Roskosmos invia in orbita l’acqua della Centrale Regina Margherita, prelevata dai pozzi di corso Marche, la Nasa utilizza l’acqua che sgorga da Pian della Mussa e viene raccolta nella Centrale di Venaria. La differenza sta nella durezza: l’acqua scelta dai russi è decisamente più mineralizzata rispetto a quella più leggera proveniente da Pian della Mussa; è inoltre differente il metodo di stoccaggio e disinfezione: si usa lo iodio per gli americani; argento e sali di fluoro per i russi

Ma, di nuovo, a che cosa servirebbe, nel concreto, una stazione abitabile sulla superficie lunare? Attualmente, l’unico motivo valido dietro la costruzione di una simile stazione sarebbe l’estrazione e il successivo invio sulla Terra di un isotopo dell’elio, l’elio-3, una materia prima estremamente efficace per la produzione di combustibile nucleare. L’elio-3 è un isotopo indispensabile per garantire una reazione termonucleare controllata che, secondo la comunità scientifica internazionale, potrebbe risolvere la fame di energia sulla Terra.

“Gli scienziati prevedono che le riserve di petrolio, gas e uranio della Terra saranno sufficienti per altri 100 anni circa, per questo è necessario cercare, sin da ora, fonti alternative di energia”, sostiene Erik Galimov, membro del Comitato consultivo sul cosmo dell’Accademia delle Scienze russa. Inoltre, le spese di trasporto interplanetario saranno di gran lunga inferiori rispetto al costo dell’elettricità generata attualmente dalle centrali nucleari. L’accademico ritiene che la fornitura di elio-3 dalla Luna “potrebbe divenire una realtà già nel giro di 30 anni, ma affinché ciò avvenga è necessario iniziare a lavorarci da subito”.

Si suppone che le enormi riserve lunari di elio permetteranno di attuare una vera e propria rivoluzione energetica e di risolvere una volta per tutte i problemi energetici della Terra. Questo, almeno, a livello teorico.

Dall’analisi di un campione di terreno, portato sulla Terra dalle sonde del programma sovietico “Luna” e dalle navicelle del programma americano “Apollo”, è emerso che la quantità di elio presente sulla Luna è molto elevata per gli standard terrestri: 0,01 grammi per tonnellata. Tuttavia sulla Luna non c’è nessun giacimento circoscritto di elio, l’isotopo è distribuito in maniera abbastanza uniforme su tutto lo strato superficiale del corpo celeste.

Supponendo che la fusione termonucleare controllata venisse già impiegata a fini energetici, la domanda annua di elio del nostro pianeta sarebbe, oggi, pari a circa 100 tonnellate. Non è molto: in tutto sarebbero un paio di viaggi a bordo di una navicella simile allo “Space Shuttle”. Tuttavia, prima di procedere con la fornitura, sarebbe necessario lavorare e raffinare miliardi di tonnellate di suolo lunare. Inoltre, secondo gli scienziati coinvolti nel programma internazionale Iter, ci vorranno ancora decine di anni e miliardi di dollari prima di poter riprodurre la reazione termonucleare controllata.

Nel frattempo, la Cina ha intenzione di far sbarcare la sua prima sonda sulla Luna entro la fine del 2013. Nel 2012, dopo aver studiato le immagini elaborate dalla sonda lunare indiana “Chandrayaan”, i ricercatori statunitensi hanno individuato tracce di acqua nelle rocce magmatiche sul lato visibile della Luna. La stazione automatica giapponese “Kaguya”, lanciata alla fine del 2007, ha realizzato, per la prima volta, una serie di scatti di alta qualità di un’eclissi solare vista dalla Luna.

Ci si augura che il programma “Luna-Glob” più volte rinviato e che prevede, sostanzialmente, l’atterraggio di un modulo spaziale sulla superficie lunare e la raccolta di campioni di terreno, non venga sacrificato per dare la precedenza ad altri progetti lunari impressionanti, ma che per il momento rimangono ancora lontani.

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