I russi sempre più eco-consapevoli

Secondo uno studio del gigante del packaging Tetra Pak, nel Paese aumenta la domanda di imballaggi green

Secondo uno studio pubblicato dalla Tetra Pak, il gigante mondiale del packaging, i consumatori russi si dimostrano sempre più propensi a scegliere imballaggi eco-compatibili rispetto ai cittadini di altri Paesi sviluppati. Ciononostante, degli undici mercati al consumo analizzati dallo studio, i russi si posizionano solo al penultimo posto, in termini di attività di riciclo dei rifiuti.

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Secondo gli ecologisti, man mano che i russi si avvicinano gradualmente a queste abitudini eco-compatibili, i consumatori occidentali possono influenzare i produttori di imballaggi per fare in modo che le risorse naturali russe da loro utilizzate siano sfruttate in maniera più sostenibile.

Il legame tra la mentalità eco-friendly dei consumatori occidentali e le pratiche eco-responsabili dei russi è particolarmente evidente nel settore dell’industria forestale, dove la maggior parte dei prodotti russi viene esportata in Occidente.

Al fine di identificare la propensione al riciclaggio e il ricorso a imballaggi eco-sostenibili (involucri, cioè, con un elevato contenuto di carta e fabbricati in modo da essere facilmente riciclati), la Tetra Pak ha condotto una serie di sondaggi online e di interviste approfondite che hanno coinvolto 7mila consumatori in 11 Paesi.

Più di tre quarti dei consumatori russi intervistati ha dichiarato di aver scelto prodotti con imballi ecosostenibili e il 70 per cento di essi ha detto di averli acquistati nonostante il prezzo fosse più alto. Con queste cifre, la Russia si è posizionata al di sopra di Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’attività di riciclo dei rifiuti, però, la Russia rimane ferma al penultimo posto, posizionandosi davanti solo al Sud Africa. Solo poco più del 50 per cento dei russi ha dichiarato di selezionare e dividere i rifiuti per poi riciclarli. Le percentuali registrate in Brasile, Cina e India erano, rispettivamente, dell’84, 97 e 93 per cento.

“I consumatori dei Paesi Bric sono molto aperti e si rendono effettivamente conto dell’importanza dei prodotti ecosostenibili. Questi Paesi rappresentano i nostri mercati con i tassi di crescita più elevati, - ha dichiarato Charles Brand, vicepresidente di Tetra Pak, al quotidiano The Moscow Times. - La difficoltà non viene dai consumatori. Si tratta più che altro di cercare di incentivare l’attività di riciclaggio nel miglior modo possibile”.

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Andrei Ptichnikov, responsabile del Forest Stewardship Council (Fsc) Russia, ritiene che una delle possibili spiegazioni che si celano dietro ai bassi tassi di riciclo dei rifiuti, evidenziati dalla Russia, rispetto agli altri Paesi Bric, sia il fatto che il Paese ha una densità di popolazione inferiore e pertanto c’è sempre stato molto spazio per smaltire i rifiuti. Un altro ostacolo chiave è che il governo russo non ha programmi per promuovere l’industria del riciclo.

“Non vi è nessuna volontà né nessun desiderio di lavorare in questo campo, - ha detto Ptichnikov. - Le aziende di raccolta e riciclo dei rifiuti, che operano in Russia, non sono che degli entusiasti, con margini di profitto del 3 o 4 per cento, al massimo”.

Tutelare le foreste 

All’incirca due terzi del legname russo viene esportato; la maggior parte di esso è diretto in Europa. Oltre alla fornitura di materie prime, gli europei ottengono anche benefici ecologici dalle foreste russe.

Gli ecologisti spiegano che le foreste russe svolgono un’importante funzione di controllo climatico. I boschi assorbono più anidride carbonica di quanta ne venga rilasciata a livello locale e fungono così da “accumulatori globali” di questo composto, anche per conto di altri Paesi, spiega Ptichnikov.

Le foreste russe sono anche spesso più diversificate rispetto a quelle europee e sono dimora di specie rare.

I principali problemi relativi alla silvicoltura russa non riguardano la quantità, giacché la superficie forestale totale non si sta restringendo, ha continuato Ptichnikov. “I problemi derivano principalmente dal ricorso a tecniche e pratiche di taglio inappropriate che possono causare seri danni ambientali. Il processo di deforestazione, che sta interessando le regioni di Arkhangelsk e Irkutsk, lascia il suolo esposto e, pertanto, incapace di trattenere l’umidità, causando la graduale aridificazione dei terreni”.

È qui che, secondo Ptichnikov, gli europei possono sfruttare il loro potere di consumatori per influenzare il modo in cui le foreste vengono gestite in Russia.

Certificazioni e brand awareness

Il Forest Stewardship Council (Fsc) è un’organizzazione non governativa e senza fini di lucro, che rilascia certificati a imprese forestali che dimostrano una gestione corretta e responsabile delle foreste, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Il logo Fsc (il simbolo di un albero verde che compare sulle confezioni dei produttori certificati) è riconosciuto a livello globale dal 19 per cento dei consumatori, con picchi del 54 per cento registrati in Gran Bretagna. Solo il 9 per cento dei consumatori russi ha dichiarato di conoscere questo logo.

“Il nostro obiettivo è rafforzare il grado di consapevolezza dei consumatori, - spiega Marcelle Peuckert, direttrice business development presso la sede centrale di Fsc a Bonn. - Dobbiamo puntare su una prospettiva internazionale. La gestione forestale è incredibilmente complessa ed è davvero difficile riuscire a far capire ciò al consumatore”.

Nonostante, in Russia, la percentuale di consumatori che riconoscono il logo Fsc sia così bassa, il numero di certificati che la sede locale dell’organizzazione rilascia a società forestali qualificate continua a crescere del 60 per cento l’anno, in gran parte perché i consumatori occidentali richiedono la certificazione ecologica e i fornitori russi si vedono costretti a soddisfare questo standard se vogliono rimanere competitivi.

“Gli europei stanno efficacemente influenzando le pratiche forestali in Russia, - dichiara Ptichnikov. - Le aziende sono tenute a fornire prodotti certificati e a lavorare secondo i nostri criteri. Ciò le obbliga a fare cose che prima non facevano, come tutelare la diversità biologica ed evitare il disboscamento massivo”.

I Paesi europei sono, da sempre, i principali importatori di legname russo. Le percentuali di importazione sono aumentate dopo l’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio, fatto che ha reso i prezzi del legname importato 2,5 volte più convenienti. Ora, però, anche gli acquirenti di alcuni Paesi meno sviluppati, tra cui l’Egitto, hanno iniziato a richiedere legname russo con certificazione Fsc.

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