"Nulla impedisce l'incontro tra il Papa e il Patriarca"

L'arcivescovo dell'Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, Paolo Pezzi (Foto: Itar-Tass)

L'arcivescovo dell'Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, Paolo Pezzi (Foto: Itar-Tass)

Il numero uno della Chiesa cattolica in Russia parla dei rapporti con gli ortodossi e con lo Stato

Il capo dei cattolici russi, l'arcivescovo dell'arcidiocesi moscovita della Madre di Dio Paolo Pezzi, spiega che nel complesso si è riusciti ad appianare quei contrasti tra i cristiani cattolici e gli ortodossi, che, in Russia, solo dieci anni fa, portarono a delle manifestazioni anticattoliche di massa e all'espulsione di alcuni sacerdoti cattolici dal nostro Paese.

Carta d'identità

Paolo Pezzi è nato l'8 agosto 1960 a Russi, in provincia di Ravenna; è laureato in Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino a Roma (1990) e dottore di ricerca in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense a Roma (2000). Fu ordinato sacerdote il 22 dicembre 1990. Dal 1993 è decano della regione centrale dell'Amministrazione Apostolica dei cattolici del territorio asiatico della Russia. Nel 1998 è stato vicario generale della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo a Roma e responsabile del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione per la Russia. Dal 2004 è docente presso il seminario cattolico di San Pietroburgo, di cui negli anni dal 2006 al 2008 è stato rettore. Il 21 settembre 2007 è stato elevato alla dignità di arcivescovo dell'Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca; il 27 ottobre 2007 è stato ordinato vescovo. Dal gennaio 2011 è presidente della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia. Nello stesso anno ha ottenuto la cittadinanza russa

Secondo Pezzi, in futuro sarà possibile persino l'unità delle due chiese, "se gli ortodossi riconosceranno il primato del Papa di Roma".

Come è successo che lei, un italiano, sia diventato il capo della Chiesa cattolica in Russia?

È successo in modo molto semplice. Papa Benedetto XVI nel 2007 mi ordinò vescovo di Mosca. Allora mi trovavo in Russia già da molto tempo: dapprima, negli anni '90, avevo prestato servizio in Siberia, per cinque anni, e, poi, avevo lavorato nella capitale. Quando il Papa decise la mia nomina alla diocesi di Mosca, io ero rettore del seminario cattolico di San Pietroburgo.

Secondo la legge sulle organizzazioni non-profit, lei potrebbe essere considerato come un agente straniero?

No. In primo luogo, la Chiesa cattolica è un'organizzazione religiosa e tutte le organizzazioni religiose non rientrano nell'ambito di questa legge. In secondo luogo, io sono un cittadino della Federazione Russa.

Come si sente nella Russia ortodossa: non ha mai la sensazione di trovarsi in un ambiente estraneo?

No. Capisco che la Russia non è un Paese cattolico. Ma ciò non significa che io non mi senta a mio agio qui. Al contrario, devo dire che personalmente i miei rapporti con la Chiesa ortodossa, che instaurai quando cominciai a prestare servizio in Russia, sono sempre stati buoni. 

Eppure, in Russia all'inizio degli anni Duemila i cattolici avevano dei rapporti piuttosto complicati con gli ortodossi. I problemi ebbero inizio nel 2002, dopo che il Vaticano trasformò le amministrazioni apostoliche in diocesi, suscitando le proteste ufficiali della Chiesa ortodossa russa e una serie di manifestazioni anticattoliche. Senza fornire alcuna spiegazione dei motivi, furono espulsi dalla Russia il vescovo Mazur e altri tre sacerdoti. Oggi come sono i vostri rapporti con il Patriarcato di Mosca?

Al momento attuale, a mio parere, le rivendicazioni che erano state avanzate dalla Chiesa Ortodossa Russa nei confronti della Chiesa cattolica in Russia si possono considerare superate. Io personalmente sono in buoni rapporti con il Patriarca Kirill. I miei rapporti con il suo predecessore, il Patriarca Alessio II, li definirei cordiali. Con il capo della Chiesa ortodossa russa non ci incontriamo spesso, solo poche volte all'anno. Ho buoni contatti con altri rappresentanti della gerarchia ecclesiastica ortodossa e, in particolare, con i vescovi delle città in cui sono presenti delle comunità cattoliche.

Come mai non si celebrano funzioni congiunte? Cosa c'è alla base della vostra contrapposizione?

La contrapposizione fondamentale sta nel fatto che non possiamo amministrare la stessa eucaristia (il principale mistero cristiano, per mezzo del quale i credenti entrano in comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo, ndr), che rappresenta appunto il segno di una piena unione e comunione. Pertanto, io non potrei concelebrare con un sacerdote ortodosso, così come lui non potrebbe concelebrare con me. Con coloro con cui celebro l'Eucaristia io mi trovo in piena unità (l'unità andò perduta in seguito allo scisma tra la Chiesa Occidentale e quella Orientale, nel 1054, ndr). Il motivo principale, probabilmente, è costituito dalla giurisdizione del Papa: gli ortodossi non riconoscono il suo primato su tutti i cristiani. Vi sono, naturalmente, molte altre cose che differenziano le nostre due Chiese. D'altra parte, questa divisione può essere considerata come una varietà all'interno del cristianesimo, in particolare per quanto riguarda la liturgia: in seno alla Chiesa cattolica esiste la Chiesa greco-cattolica, che si attiene al rito orientale, ma questo non ci impedisce di essere in piena comunione. Pertanto ritengo che in primo luogo debba essere risolta la questione della giurisdizione del Papa.

Benedetto XVI ha migliorato i rapporti con la Chiesa ortodossa russa e si è persino cominciato a parlare di un possibile incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Lei non teme che con il nuovo Papa, Francesco, tutti i passi in avanti che sono stati fatti possano andare persi?

Francesco, quando era vescovo di Buenos Aires, aveva buoni rapporti con le Chiese orientali. Non bisogna dimenticare che egli è stato ordinario dei cattolici di rito orientale, che in Argentina non avevano un proprio vescovado. L'attuale Papa intratteneva rapporti molto cordiali con il metropolita ortodosso argentino Platon. Quando era un giovane sacerdote, Bergoglio studiò presso i greco-cattolici e, pertanto, ha familiarità con la liturgia orientale. Tutto ciò significa che il pontefice non solo conosce, ma ha ben assimilato la tradizione orientale della Chiesa e il cristianesimo orientale. Questo mi dà ragione di pensare che i rapporti proseguiranno nella stessa direzione che hanno preso con il suo predecessore.

Come mai in tutta la storia della Chiesa cattolica non vi è mai stato un incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca?

Fino al XX secolo non vi furono incontri nemmeno con gli altri patriarchi. Il primo incontro di un pontefice con un Patriarca ortodosso avvenne nel 1964, quando Papa Paolo VI incontrò il Patriarca di Costantinopoli Atenagora. In quell'occasione essi ritirarono gli anatemi che erano stati lanciati contro le rispettive chiese al momento dello scisma, ossia nel 1054; ciò era divenuto possibile dopo il Concilio Vaticano II. In seguito ebbero inizio anche dei contatti con i patriarchi ortodossi. Vero è che con il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie il Papa non ha ancora mai avuto un incontro.

Ma allora quando sarà possibile un incontro del genere? Che cosa bisogna fare perché esso avvenga?

Potrebbero incontrarsi anche domani. In linea di principio, nullaosta a questo incontro. Ma, come dicono i rappresentati della Chiesa ortodossa russa, questo incontro deve essere preparato in maniera opportuna, affinché non rimanga un semplice evento di facciata, ma sia proficuo. E perché ciò accada, probabilmente, è necessario fare determinate cose.

Qual è l'andamento del numero dei cattolici nella Federazione Russa: stanno aumentando o diminuendo?

La comunità cattolica in Russia è in aumento, ma resta comunque esigua. Se non m'inganno, il maggior numero di cattolici si trovano nella regione di Kaliningrad, dove rappresentano il 4-5 per cento della popolazione. Ma in Russia in totale i cattolici sono tra lo 0,1 e l'1 per cento, mi pare.

Con quali mezzi si sostentano le parrocchie cattoliche in Russia? Ci sono nel nostro Paese degli oligarchi cattolici?

Se pure ce ne sono, io non li conosco. Le parrocchie cattoliche vivono delle offerte.

Il Vaticano non fornisce un aiuto in denaro?

Il Vaticano in quanto tale no; la Chiesa cattolica le aiuta. Vige un principio di solidarietà: le chiese territoriali più ricche forniscono aiuti a quelle più povere. In alcune regioni le comunità locali non sono in grado di mantenere da sole i propri templi. È stato così fin dagli albori della cristianità; perciò noi riceviamo offerte da tutta la Chiesa cattolica. Altrimenti sarebbe impossibile condurre un'esistenza dignitosa.

Lei conosce di persona il nuovo Papa Francesco, lo ha incontrato? Che tipo di persona è?

Lo incontrai solo una volta, quando era arcivescovo a Buenos Aires. Mi colpirono la semplicità e la schiettezza dei suoi modi. Prevedo di incontrare il Papa nell'ottobre 2013 e nel gennaio del 2014, quando sarò a Roma insieme ai pellegrini.

Quasi tutte le confessioni si lamentano della carenza di luoghi di culto. Voi avete questo problema? Avete un numero sufficiente di chiese a Mosca?

In molte zone del Paese le chiese sono troppo poche. A Mosca, per esempio, ne servono ancora un paio.

Alla fine del 2010 è stata approvata una legge che riguarda "La cessione alle organizzazioni religiose dei beni destinati al culto che attualmente costituiscono proprietà dello Stato o dei Comuni". Alla Chiesa cattolica è stato consegnato qualcosa? Che cosa vorrebbe che diventasse di vostra proprietà?

Nel Paese vi sono degli edifici che vorremmo ci fossero dati in proprietà. Ciò riguarda in maniera particolare quelle città in cui esistono dei templi cattolici storici, ma la comunità cattolica locale è ancora oggi costretta a ritrovarsi nelle case private. Come, ad esempio, Rjazan, Kirov, Vologda: in queste città i templi non ci sono ancora stati restituiti.

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