Rampolli d'oro

Il figlio del famoso oligarca russo a capo della Lukoil Vagit Alekperov, Yusuf (a sinistra), alla corsa di cavalli "Grand Prix di Radio Monte-Carlo", presso l'Ippodromo centrale di Mosca (Foto: Kommersant)

Il figlio del famoso oligarca russo a capo della Lukoil Vagit Alekperov, Yusuf (a sinistra), alla corsa di cavalli "Grand Prix di Radio Monte-Carlo", presso l'Ippodromo centrale di Mosca (Foto: Kommersant)

La rivista "Ceo" ha passato in rassegna i figli degli oligarchi russi, compilando una classifica di coloro che un giorno erediteranno più di un miliardo di dollari a testa

A guardarlo bene, l’elenco degli ereditieri più ricchi della Russia compilato dalla rivista Ceo riflette un capitolo della storia moderna della Russia. Tra gli oligarchi che lasceranno almeno un miliardo di dollari ai propri figli figurano personaggi che hanno fatto la propria fortuna nel campo delle risorse naturali (petrolio e gas) e altri che appartengono invece a una “nuova generazione” di magnati. È il caso di Sergei Galitsky, che a partire da un paio di negozi nel Sud della Russia è riuscito a sviluppare la catena di supermercati Magnit, oggi la più grande di tutto il Paese.

I miliardari russi che continuano a sorprendere l’Occidente con cene da quarantamila euro e yacht di lusso rappresentano un fenomeno relativamente recente: i paperoni russi approdarono per la prima volta sulla classifica di Forbes solo sedici anni fa, nel 1997. Quelli che tra loro sono riusciti a sopravvivere a due crisi economiche (il default nazionale nel 1998 e il tracollo globale avvenuto dieci anni più tardi) lasceranno ai propri figli tra uno e 13,74 miliardi di dollari a testa.

Per scoprire chi è destinato a ereditare cosa, gli analisti di Ceo si sono basati su un proprio elenco di miliardari, suddividendo la ricchezza di ogni padre per il numero dei suoi figli legittimi (riconosciuti).

Stando all’esperto di Ceo Andrei Shkolin, ciò spiega perché il figlio del precedente matrimonio di Irina Viner, tecnica della nazionale russa di ginnastica ritmica (nonché moglie di Alisher Usmanov, indicato da Forbes come l’uomo più ricco del Paese) non figura nell’elenco. “Né abbiamo dato peso alle dichiarazioni di quei genitori che affermano di voler diseredare i propri figli”, aggiunge Shkolin.

Ecco perché l’elenco comprende la progenie di Vladimir Potanin, proprietario della holding Interros, che sta investendo attivamente negli impianti sportivi destinati alle Olimpiadi di Sochi 2014. Nel 2010 il miliardario aveva annunciato che avrebbe lasciato la propria fortuna (che, stando alle stime di Ceo, ammonterebbe a 12,32 miliardi di dollari) a degli enti di beneficenza piuttosto che ai tre figli Anastasia (29 anni), Ivan (24) e Vasily (13). Gli interessati all’epoca dichiararono di non essersela presa: Anastasia lavora nella ditta paterna e come il fratello Ivan è appassionata di sport. Entrambi si sono più volte affermati come campioni nazionali di aquabike.

Ma torniamo ai vertici della classifica. Oltre ad occupare la prima posizione, Viktoria Mikhelson, che dovrebbe ereditare 13,74 miliardi di dollari, è anche una dei migliori partiti della Russia. Per ora si dedica a una fondazione per l’arte moderna che prende il suo nome. Suo padre, un ex capomastro divenuto presidente della Novatek (il primo produttore indipendente di gas naturale della Russia, nonché principale concorrente della Gazprom), è riuscito in un’impresa impossibile: dopo aver perso la propria fortuna nella crisi, nel giro di un anno si è rifatto delle perdite, guadagnando per buona misura un ulteriore miliardo di dollari.

E se Leonid Mikhelson non ha paura di investire in una varietà di settori, come ha dimostrato con la holding petrolchimica Sibur e le sue operazioni nel settore edilizio, Vagit Alekperov, presidente della compagnia petrolifera Lukoil, si comporta in modo esattamente opposto e preferisce non correre alcun rischio. È per questo che suo figlio Yusuf, che un giorno erediterà 12,03 miliardi di dollari, è al secondo posto nella classifica. Su insistenza del padre il giovane è partito dalla gavetta e, dopo aver ricevuto un’ottima educazione, ha iniziato a lavorare come assistente nei depositi della Lukoil della Siberia occidentale, per poi fare carriera sino a diventare un tecnico. Per evitare che il rampollo distrugga l’impero da lui creato, Vagit Alekperov ha ordinato che il suo pacchetto azionario non possa essere venduto né in blocco né in parte.

In terza posizione nella classifica di Ceo troviamo una sorpresa. Sergei Galitsky, un uomo d’affari di Krasnodar, ha dimostrato che in Russia è possibile ammassare una fortuna anche se anziché lavorare nel campo delle risorse naturali si opera in quello del commercio al dettaglio. Per di più, partendo da zero. A dieci anni dall’inaugurazione del suo primo negozio, aperto nel 1998 a Krasnodar, la Magnit di Galitsky contava in tutto il Paese 2.500 punti vendita, tanto da diventare, nel 2012, la più grande catena di supermercati della Russia. Si ritiene che la fortuna di Galitsky si aggiri attorno agli 8,26 miliardi di dollari. Un patrimonio che passerà a sua figlia Polina, oggi diciassettenne, che ha da poco finito il liceo. L’imprenditore spera che la ragazza segua il suo esempio e diventi a sua volta imprenditrice.

Tra le personalità più originali dell’elenco si segnala il nome di Mikhail Fridman, con un passato di bagarino e lavavetri. Insieme a Vladimir Potanin, è l’unico a essere riuscito a mantenere un’influenza e un patrimonio che risalgono ai tempi del primo presidente russo Boris Eltsin, quando il potere era concentrato nelle mani della sua famiglia. Gli asset di Fridman oggi includono l’Alfa Bank, la Vympelcom (un importante operatore telefonico) e il gruppo X5, la seconda catena di vendita al dettaglio più grande della Russia dopo la Magnit. Un giorno la sua fortuna, che ammonta a 15,32 miliardi di dollari, sarà suddivisa tra le due figlie, che si dice vivano a Parigi insieme alla madre.

Vale infine la pena di citare gli oligarchi divenuti beniamini della stampa scandalistica, come Suleyman Kerimov, ex imprenditore di una fabbrica di Makhachkala e oggi proprietario della società calcistica Anzhi. Di lui si parlò in Francia per aver distrutto la sua Ferrari da 675.000 euro. Accanto a lui, al momento dell’incidente, sedeva Tina Kandelakiin, volto noto della tv russa e all’epoca sposata. Kerimov invece aveva tre figli che lo aspettavano a casa, a cui spetteranno 6,29 miliardi di dollari.

Roman Abramovich, proprietario della squadra del Chelsea, è considerato a ragione il più fertile degli oligarchi: la sua fortuna da 11,53 miliardi dollari dovrà essere suddivisa tra sette figli (cinque nati dal suo precedente matrimonio e due avuti dall’attuale compagna Darya Zhukova). I figli di quello che un tempo era l’uomo più ricco della Russia stanno però perdendo terreno, così come il padre che è scivolato dalla 23/27ma posizione di sei anni fa alla 60/66ma di oggi. Per ora il suo primogenito, il ventenne Arkady, segue le orme paterne: possiede infatti una compagnia chiamata Ara Capital, i cui asset, secondo la rivista Ceo, ammontano a 42 milioni di dollari.

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