Lanciarsi col paracadute per la fede e la madre patria

I sacerdoti servono le forze armate russe per diffondere i valori della tradizione ortodossa nell'esercito e i sentimenti patriottici nella società (Foto: Ridus.ru / Vasily Maksimov)

I sacerdoti servono le forze armate russe per diffondere i valori della tradizione ortodossa nell'esercito e i sentimenti patriottici nella società (Foto: Ridus.ru / Vasily Maksimov)

Il reclutamento di cappellani militari sta aumentando in modo considerevole nell'esercito russo, dato che il governo intende far leva sui valori tradizionali dell’ortodossia per dare nuovo impulso ai sentimenti patriottici nella società

Su un campo innevato della regione di Ryazan, circa cento miglia a Sud Est di Mosca, cinque preti ortodossi russi, barbuti e corpulenti, cadono a terra con le braccia sollevate al cielo. Non stanno pregando: si preparano ad affrontare il loro prossimo lancio con il paracadute. Presto, infatti, i cappellani saliranno in cielo insieme ai comuni cadetti militari con un aereo dell’aeronautica. Si lanceranno giù, tireranno il cavo, sperando che Dio li assista, e i loro paracadute si apriranno.

Questi sacerdoti sono le reclute dell’ultima ora di un crescente drappello di cappellani militari – ormai un migliaio circa – che presta servizio presso le forze armate russe anche all’estero e nelle basi dislocate in tutta l’ex Unione Sovietica.

Negli ultimi mesi il reclutamento di cappellani militari è aumentato in modo considerevole, a mano a mano che il Presidente Vladimir Putin, tornato al Cremlino nel 2012, andava ponendo i valori dell’ortodossia tradizionale sempre più al cuore delle politiche della sua amministrazione. Per altro, egli ha anche reso nota l’intenzione di aumentare di undici punti percentuali l’anno la spesa per la difesa.

La missione dei cappellani – migliorare il morale dei soldati russi e rafforzare nella società il senso del dovere nei confronti della patria – sopraggiunge nel momento stesso in cui Putin sta cercando di dar vita a un pieno sostegno a una coalizione conservatrice, in grado di contrastare la minaccia delle influenze liberali occidentali, come quelle esemplificate dai manifestanti che scendono in strada a protestare contro il Cremlino, dalle Ong finanziate dall’estero e dalle rocker del gruppo punk Pussy Riot.

Accanto ai preti paracadutisti, sul campo c’è padre Mikhail Vasiliev, 41 anni, un cappellano veterano che ha prestato servizio con i soldati russi nei conflitti militari in Kosovo, Cecenia e Kirghizistan, oggi incaricato dei rapporti della Chiesa con le forze paracadutiste.

Una chiesa da montare, all’interno di una confezione di tre metri per nove, atterra anch’essa sull’area prescelta, ed è rapidamente montata dai sacerdoti e dai cadetti. Il kit in stile Ikea “è molto pratico in montagna, dove non ci sono piste di atterraggio”, assicura padre Vassiliev, aggiungendo che l’anno scorso hanno ricevuto la comunione quasi settemila uomini sotto le armi.

Durante il suo ultimo lancio col paracadute, a Padre Vasiliev è accaduto l’inimmaginabile: il suo primo paracadute non si è aperto e il secondo ha iniziato a dispiegarsi a soli 600 metri dal terreno, troppo tardi per attutire completamente l’impatto dell’atterraggio. Padre Vasiliev ha riportato una frattura della spina dorsale e da allora non si è più lanciato. “Sono sopravvissuto per grazia di Dio. Quando ti lanci da un aereo con uno zaino sulle spalle, soltanto Dio sa se quello zaino si trasformerà in un paracadute”, aggiunge.

I lanci col paracadute sono soltanto una delle modalità di addestramento alle quali si sottopongono gli aspiranti cappellani, seguendo corsi di due mesi: infatti, devono anche imparare a caricare un fucile e sparare, a far fuoco su un carro armato, a guidare un mezzo blindato e a utilizzare un lanciafiamme.

I cappellani devono portare a termine la missione patriottica della Chiesa ortodossa, e quindi celebrare le funzioni religiose per i soldati e benedire ogni genere di apparecchiatura militare con acqua santa, dalle navi ai missili.

Padre Vasiliev ha benedetto di persona i tank, i lanciamissili e gli altri autoveicoli militari che il 9 maggio 2013 hanno sfilato sulla Piazza Rossa di Mosca per la parata della ricorrenza della vittoria davanti a Putin e ad altri leader provenienti da tutto il mondo, per celebrare il 68mo anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista. “Questa tradizione è iniziata dieci anni fa - spiega Padre Vasiliev. - Me ne occupo ogni anno, con uno o due sacerdoti commilitoni. Benediciamo tutti gli autoveicoli che sfilano nella parata su richiesta del comandante. La Chiesa benedice l’uso di queste armi a difesa dei deboli, non a fini di conquista”.

Il legame tra la Chiesa ortodossa e il patriottismo russo risale molto indietro nel tempo, all’epoca degli zar la  cui ideologia  - “ortodossia, potere assoluto e identità nazionale” - ha una forte eco nella politica e nella società russa odierna. Anche se la Chiesa fu perseguitata dai bolscevichi e se in epoca sovietica Stalin rase al suolo diverse chiese, durante la Seconda Guerra Mondiale il leader sovietico autorizzò i preti ortodossi a celebrare funzioni religiose per promuovere una crociata patriottica a difesa della patria sovietica.

La spinta a reclutare un numero maggiore di cappellani militari è fortemente aumentata da quando, alla fine del 2012, è stato nominato ministro della Difesa Sergei Shoigu, intimo alleato del Presidente Putin. Nelle ultime settimane sono ben 15 i cappellani militari arruolati, dice l’arciprete Sergij Privalov, responsabile delle relazioni della Chiesa con le Forze armate. Il loro arruolamento, invece,  è stato particolarmente lento sotto il precedente ministro della Difesa Anatolij Seryukov, congedato in pieno scandalo per corruzione. “Sedyukov ha ostacolato l’arruolamento dei cappellani”, dice.

Per Padre Vasiliev, in ogni caso, gli ambiziosi piani del governo che riguardano i cappellani militari sono meno importanti rispetto al fatto di poter offrire una guida e un sostegno morale ai soldati che si trovano in situazioni difficili. Ricorda che prima di partire per il Kosovo nel 1999 per il suo primo periodo di servizio come cappellano, non aveva mai visto una ferita in vita sua, né persone perdere sangue. “E questo ti può far star male”.

Nel quadriennio seguente, ogni anno si è recato tra le cinque e le dieci volte in Cecenia, per missioni di pochi giorni o di un mese, per celebrare funzioni religiose per i soldati lì dislocati durante la seconda guerra cecena. “Molti di quei soldati erano appena adolescenti. Erano semplici adolescenti armati, bisognosi dell’aiuto di un sacerdote per restare sani di mente”.

Riflettendo sull’attentato alla maratona di Boston, perpetrato da due fratelli ceceni, Padre Vasiliev dice che non è certo un caso se il terrorismo dell’islamismo estremista ha messo radici nel Caucaso settentrionale, e imputa questo fenomeno a una mancanza di istruzione tradizionale musulmana.

“Una delle cause dell’escalation dell’estremismo è l’istruzione mediocre, l’interpretazione errata delle tradizioni musulmana - dice Padre Vasiliev. - Le tradizioni islamiche nel Caucaso settentrionale non sono antiche né radicate a sufficienza. Lì la popolazione si è convertita all’Islam soltanto tra il XVII e il XVIII secolo, e proprio per questo motivo quel territorio è diventato fertile terreno per chi predica l’estremismo”.

Sempre più uomini scelgono di essere battezzati sotto le armi in tempo di guerra. Padre Vasiliev spiega che “spesso, nel pericolo, ci si rivolge a Dio”, e ricorda quanto sia naturale pregare quando si attraversa un campo minato.

Oltre a celebrare funzioni, egli ha organizzato anche un servizio di consegna pacchi ai soldati russi in Cecenia, per recapitare loro dolciumi, calze, guanti, set da barba, navigatori satellitari e motoseghe portatili. Ha anche dato una mano a evacuare da Grozny nella regione di Mosca alcuni russi anziani, in seguito ospitati in case di riposo. “Erano vecchi, abbandonati e nella maggior parte dei casi avevano perso i loro parenti. Siamo andati a cercarli un po’ ovunque, nelle casa fatiscenti e nei ricoveri sotterranei”.

I soldati si affidano ai consigli di Padre Vasiliev per ogni genere di situazione: per dichiararsi a una ragazza, perché nutrono dubbi sul fatto di restare nell’esercito oppure quando restano gravemente feriti. “Il mio compito consiste nell’aiutare il maggior numero possibile di loro a entrare nel Regno dei Cieli - precisa. - Noi aiutiamo i soldati a restare uomini, evitiamo che si trasformino in belve”.

Padre Vasiliev, tuttavia, ammette che spesso il lavoro del cappellano è molto più terra terra e può consistere anche solo nel far sì che tradiscano meno possibile  la moglie o la patria. “Non è mia responsabilità evitare che si ubriachino, ma mi ripropongo anche altri obiettivi poco realistici, come cercare di combattere il peccato, il disonore e il turpiloquio”.

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