Un tuffo nel passato sovietico con la nuova Tv pubblica

La prima puntata dello show serale era dedicata alle associazioni di adolescenti (Foto: Sergei Kuksin / Rossiyskaya Gazeta)

La prima puntata dello show serale era dedicata alle associazioni di adolescenti (Foto: Sergei Kuksin / Rossiyskaya Gazeta)

Avete mai guardato la televisione in Urss negli anni ’80? Siete curiosi di sapere com’era? Allora sintonizzatevi su Otr (Obshchestvennoe Televidenie Rossii)

Commentatori di tutto lo spettro politico concordano sul fatto che molte delle iniziative promosse dal governo russo negli ultimi 18 mesi siano il risultato, diretto o indiretto, delle proteste di massa che hanno avuto inizio nel dicembre del 2011. Tuttavia, mentre i manifestanti chiedevano più liberalismo e responsabilità da parte del governo, ciò a cui si sta assistendo ora è più simile a una repressione nei confronti dell’attività dell’opposizione: le riforme del governo sembrano, di fatto, voler riavvicinare il Paese al suo passato sovietico. Il nuovo canale di televisione pubblica russa “Otr” (Obshchestvennoe Televidenie Rossii) è un fresco esempio di questa tendenza.

L’idea di un canale televisivo pubblico fu proposta, nel dicembre del 2011, dall’allora Presidente Dmitri Medvedev, due settimane dopo che a Mosca si era svolta una delle più grandi manifestazioni antigovernativa dal crollo dell’Unione Sovietica. I manifestanti chiedevano, tra le varie cose, l’abolizione di quello che chiamavano de facto una forma di censura sui canali televisivi nazionali.

Diciotto mesi più tardi, nella giornata di domenica 19 maggio 2013, nasce Otr, un nuovo canale nazionale, finanziato per il 99 per cento dal bilancio di Stato federale. La direzione è affidata, su decisione del Presidente Vladimir Putin, al rinomato giornalista televisivo dell’epoca della perestrojka, Anatoly Lysenko, 76 anni. Questo evento ha avuto luogo, ricordiamo, in un Paese in cui la televisione svolge un ruolo importante nella formazione dell’opinione pubblica: secondo i sondaggi, è la principale fonte di informazione per circa l’80 per cento della popolazione.

“Vi ricordate come si annoda la cravatta di un pioniere?”, chiede un presentatore in un'anteprima de “I pionieri di ieri: dall’alba al tramonto”, uno spettacolo sull’Organizzazione dei giovani pionieri dell’Urss, in onda alle 21.

Beh, no, non mi sono mai presa la briga di imparare come annoda la cravatta un pioniere. Il comunismo smise di esistere in questo Paese prima che fossi abbastanza grande per unirmi ai milioni di pionieri sovietici, e non mi sono nemmeno mai unito al movimento dei pionieri post-sovietici, nella sua reincarnazione del Partito Comunista della Federazione Russa.

“I pionieri di ieri” è andato in onda in occasione del 91mo anniversario del Movimento dei giovani pionieri dell’Unione Sovietica, e l’anniversario sembrava essere il tema principale offerto dal canale durante tutto l’arco della giornata. Sulla pagina Web del canale era stato persino aperto un sondaggio: “Vi ricordate come finiva il motto del pioniere: Vivere, studiare e ...?”

Le risposte possibili erano: lavorare, faticare, creare, sacrificarsi, combattere e amare. Non c’era la variante “Non ne ho idea” e mi sono sentita un po’ discriminata, essendo una dei 48 milioni di cittadini che finanzia questo canale pubblico con il pagamento delle tasse.

“Si è trattato di uno scherzo”, ha commentato il presidente di Otr, Anatoly Lysenko, in un’intervista al quotidiano Kommersant, rispondendo alla domanda sul perché l’unico talk-show politico della domenica, sul suo canale, si fosse incentrato su un movimento sovietico arcaico. “Era una così bella giornata e volevamo fare uno scherzo”, ha risposto, aggiungendo che il programma è rivolto ai bambini e alla gestione del loro tempo libero. Lysenko ha promesso temi più attuali in altri talk-show.

Ciononostante, gli ospiti in studio sembravano terribilmente seri sull’argomento. Celebrità e attivisti civili si ricordavano di quando andavano ai campi estivi, si prendevano cura degli anziani e raccoglievano lattine vuote per poi riciclarle. Nessuno, eccetto il presentatore, ha messo in dubbio la necessità di organizzazioni giovanili simili. Allo spettacolo è seguita una commedia sovietica del 1964 sui giovani pionieri chiamata “Benvenuti ovvero vietato l’ingresso agli estranei”, che prendeva in giro le regole eccessivamente restrittive dei campi estivi per bambini.

Gli obiettivi principali del canale sono, a detta del suo presidente, di sviluppare la società civile, promuovere valori morali universali e illuminare e educare il suo pubblico.

Oltre alla storia del movimento dei pionieri, il canale offre talk-show su contadini, bambini autistici e una serie di altre storie provenienti da tutto il Paese, con argomenti che vanno da un concorso di bellezza per addestratrici di delfini a Sochi alla notizia di un’evasione da un carcere della Siberia.

Foto: Sergei Kuksin / Rossiyskaya Gazeta

Il nuovo canale della Tv pubblica russa si concentrerà su programmi di educazione scientifica, documentari e reportage sullo sviluppo della provincia (Foto: Sergei Kuksin / Rossiyskaya Gazeta)

A giudicare dai commenti sul sito Internet del canale, il nuovo progetto è piuttosto in sintonia con il pubblico. “Mi piacerebbe vedere più programmi educativi, programmi sul nostro Paese, la sua gente e le loro tradizioni -, scrive in un commento Ekaterina Osmanova da Tula. - Voglio che i nostri bambini conoscano meglio il loro Paese e si sentano fieri di esso”.

Nikolai Kuznetsov, della regione di Sverdlovsk, negli Urali, chiede più programmi sui contadini. “Sugli altri canali non si parla della vita rurale, solo del glamour di Mosca”, scrive.

In tanti tra coloro che hanno lasciato un commento sul sito Web del nuovo canale dichiarano di voler vedere “X-Files” e altri programmi di successo che andavano in onda sul primo canale negli anni ’90.

L’idea originale di Otr, secondo l'allora Presidente Medvedev, era “rendere l’ambiente informativo più competitivo e quindi più interessante”.

“La televisione pubblica dovrebbe diventare una piattaforma di discussione libera, sulle questioni più urgenti del Paese e servire da feedback tra il governo e l’opinione pubblica”, diceva Medvedev.

Alcuni critici hanno, tuttavia, espresso i loro dubbi circa la possibilità di discussioni libere su un canale che è, dopotutto, di proprietà dello Stato. Il giornalista Vladimir Pozner ha sottolineato in una recente intervista con Dmitri Medvedev che esiste “una dipendenza diretta dalle autorità” quando il direttore generale del canale è nominato niente meno che dal Presidente del Paese. “Nello stesso modo in cui è stato nominato, può venire licenziato”, ha precisato Pozner.

Medvedev ha risposto citando gli esempi inglesi e francesi, dove, a suo parere, “i posti più importanti nelle reti televisive pubbliche vengono assegnati sulla base di decisioni adottate dal primo ministro o dal presidente, rispettivamente”. L’interpretazione di Medvedev risulta, tuttavia, essere scorretta almeno dal punto di vista tecnico, dal momento che, per esempio, il direttore generale della Bbc nel Regno Unito è stato nominato dalla Bbc Trust, che non include il primo ministro britannico tra i suoi membri.

“In Russia, vi è un’imitazione del parlamento e un simulacro della vita politica. Viste le circostanze, le possibilità che alla fine sarebbe emerso un canale pubblico interessante erano ben poche”, ha detto Pavel Sheremet, giornalista pluripremiato.

Irek Murtazin, redattore del giornale liberale Novaya Gazeta, ha definito lo stile del canale “ingenuo e provinciale”. “Mandavamo in onda programmi simili su TV7, a Vologda, nei primi anni ‘90”, scrive sulla sua pagina di LiveJournal.

In un’intervista con radio Bfm, il rettore dell’Accademia dei Media, Andrei Novikov-Lanskoy, ha dichiarato che il nuovo canale ricorda la televisione sovietica ed è adatto soprattutto a un pubblico anziano. “Il design, lo stile e la musica mi ricordano terribilmente immagini e impressioni della mia infanzia -, ha commentato. - L’obiettivo del canale deve essere probabilmente quello di parlare di problemi moderatamente pressanti che hanno a che fare con la routine quotidiana. Di scarso interesse per un pubblico moderno, risulta più appetibile per spettatori anziani provenienti dalle regioni”.

Secondo una recente indagine della Fondazione Opinione Pubblica, circa il 26 per cento dei russi è d’accordo che la televisione pubblica russa venga finanziata dai contribuenti. Il 59 per cento dei cittadini, invece, si è dichiarato contrario. Il budget annuale del canale è di 50 milioni di dollari, stanziati dalle casse dello Stato. A detta di Lysenko, presidente del canale, le donazioni private sono misere rispetto ai finanziamenti statali e provengono perlopiù dal personale del canale e da quello del Ministero delle Comunicazioni.

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