Amnesty torna a bacchettare la Russia

Una donna a una manifestazione a sostegno del blogger Alexei Navalny, leader dell'opposizione accusato di illeciti e sotto processo al Tribunale di Kirov. Sul cartello la scritta "Per i diritti umani" (Foto: RIA Novosti / Andrei Stenin)

Una donna a una manifestazione a sostegno del blogger Alexei Navalny, leader dell'opposizione accusato di illeciti e sotto processo al Tribunale di Kirov. Sul cartello la scritta "Per i diritti umani" (Foto: RIA Novosti / Andrei Stenin)

Nell'ultimo rapporto annuale presentato a Mosca, l'Ong denuncia un peggioramento della situazione dei diritti umani nel Paese

Amnesty International ha presentato a Mosca il suo rapporto annuale, in cui denuncia la passività dimostrata nei confronti delle violazioni dei diritti umani in Russia, rimarcando che nel corso del 2012 vi sia stato un peggioramento della situazione nel Paese.

Il rapporto analizza la situazione dei diritti umani in 159 Paesi ed evidenzia come, quest’anno, in Russia, siano state approvate leggi che limitano la libertà d’espressione, associazione e riunione. La stessa Amnesty International si trova ad affrontare una situazione difficile, dopo la promulgazione della nuova legge sulle Ong.

I diritti umani nel mondo

Maltrattamenti e torture in 112 Paesi

Restrizioni alla libertà d’espressione in 101 Paesi

Sentenze ingiuste in 80 Paesi

15 milioni di rifugiati

12 milioni di apolidi

Amnesty International ha presentato la relazione annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo. L’ampio documento descrive la situazione dei diritti umani in 159 Paesi, durante tutto il 2012 e l’inizio del 2013, e avverte che “la mancanza d’azione a livello globale in favore dei diritti umani sta rendendo il mondo sempre più pericoloso per i rifugiati e i migranti”. L’organizzazione denuncia che nel 2012 è stato più difficile per i rifugiati varcare le frontiere che per le armi alimentare la violenza nei luoghi dai quali cercavano di allontanarsi.

Nel documento si legge che: “Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve adoperarsi per fermare gli abusi che distruggono le vite umane e costringono le persone a lasciare le loro case. Il rispetto per la sovranità degli Stati non può essere usato come scusa per non agire”.

Alla presentazione, svoltasi a Mosca, hanno partecipato Sergei Nikitin, direttore della sede russa dell’organizzazione, e il collega olandese, Eduard Nazarski. Secondo quest’ultimo: “Ogni anno vengono arrestate migliaia di persone non perché abbiano violato la legge o commesso un reato, bensì per facilitare la loro espulsione dal Paese o impedire che vi risiedano. Nonostante vi siano delle alternative, la detenzione continua a essere generalizzata”.

Nazarski ha ricordato, a tal proposito, il suicidio di Aleksandr Dolmatov in un centro olandese per rifugiati a gennaio 2013. L’attivista russo aveva chiesto asilo politico perché temeva di essere arrestato dopo aver partecipato a una manifestazione di protesta il 6 maggio del 2012. Amnesty International chiede un’inchiesta indipendente e mette in discussione “l’attuale politica di immigrazione dell’Ue e ritiene che tutte le persone dovrebbero essere trattate con dignità”.

Alla domanda se crede che con la crisi ci sia stato un calo nella tutela dei diritti umani in Europa, Nazarski ha risposto: “Sia la situazione economica che le misure anti-terrorismo e la pressione migratoria rendono la situazione ancor più difficile. Ci sono vari fattori che influiscono. A livello globale, nel precario equilibrio tra mercato e diritti umani, sembra che si tenda di più verso il primo che verso il secondo. A mio parere, questa tendenza è legata all’ascesa della Cina”.

La situazione dei diritti umani in Russia
Sergei Nikitin, direttore dell’ufficio di Amnesty International a Mosca, ha parlato del “deterioramento della situazione in Russia, nel corso dell’ultimo anno”. Secondo l’esperto, “sono state adottate diverse leggi che limitano le libertà d’espressione, associazione e riunione”. Nikitin ha inoltre denunciato la sentenza contro il gruppo punk Pussy Riot e le discriminazioni nei confronti della comunità Lgbt(Lesbian, Gay, Bisex and Transgenderdel Paese.

Un altro dei temi discussi è stata la nuova legge sulle Ong, che obbliga queste organizzazioni a registrarsi come “agenti stranieri” qualora ricevano sovvenzioni dall’estero. Nazarski ha ricordato che Amnesty International ha firmato un manifesto di solidarietà con altre organizzazioni e che assieme “continueranno a lottare per lo sviluppo della società civile russa”.

Nikitin ha raccontato di come, alla fine di febbraio 2013, un gruppo di funzionari della procura abbiano visitato la sede moscovita di Amnesty International e, dopo una perquisizione a sorpresa della durata di 5 ore, presenziata dalle telecamere del canale televisivo Ntv, abbiano sequestrato diversi documenti. Secondo l’esperto si tratta di “una campagna nazionale per stringere il cappio alle Ong”.

Alla conferenza stampa era presente anche Natalia Taubina, direttrice di Obshchestvennyj Verdikt (Verdetto Pubblico), un’Ong che fornisce assistenza giuridica ai cittadini nelle controversie con le autorità. L’intervento dell’avvocatessa è stato piuttosto perentorio: “Noi non lavoriamo per rovesciare il governo, ma per difendere i diritti umani, diritti che sono universali. Pertanto è inappropriato affermare che si tratta esclusivamente di una questione interna”.

La direttrice ha spiegato le difficoltà e le incertezze con le quali si scontrano oggigiorno molte organizzazioni: “Dichiararsi “agente straniero” equivale a dire che sei una spia, mentre noi lavoriamo in Russia e per il bene della società russa. Questa misura ci emargina ed è una bugia”. L’esperta ha ricordato quanto sia complicato ottenere finanziamenti privati in Russia: “Sarà praticamente impossibile ottenere sovvenzioni perché siamo indipendenti e, nonostante in teoria sia possibile ricevere finanziamenti privati, i presupposti - si pensi al caso Chodorkovskij - non sono affatto incoraggianti”. 

La direttrice di Obshchestvennyj Verdikt ha poi ricordato che stanno aspettando il verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per una denuncia presentata da undici Ong a febbraio 2013. L’avvocatessa ha però spiegato che la Russia “non presta alcuna attenzione a tali sentenze, e che quindi si tratta di una causa persa”.

D’altra parte, secondo il rapporto di Amnesty International, la necessità di una riforma giudiziaria in Russia è ampiamente riconosciuta, anche da parte di alte cariche pubbliche. “Nel corso dell’anno, non sono state adottate misure efficaci per garantire l’indipendenza del potere giudiziario e ci sono state numerose segnalazioni di sentenze ingiuste”, si legge nel rapporto.

Una notizia incoraggiante
Sergei Nikitin ha parlato di un importante passo avanti, avvenuto nel corso dell’anno. “Il Trattato sul commercio di armi, adottato dalle Nazioni Unite nel mese di aprile 2013, con il voto contrario di soli tre Paesi, può porre freno al trasferimento di armi utilizzabili per commettere atrocità. Ciò dimostra che il lavoro realizzato congiuntamente da Ong, istituzioni internazionali e governi di tutto il mondo può dare i suoi frutti. Si tratta di un processo lento ma necessario”, ha concluso.

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