Le scimmie di Sukhumi

Il centro di ricerca di di Sukhumi era molto famoso in epoca sovietica (Foto: Itar-Tass)

Il centro di ricerca di di Sukhumi era molto famoso in epoca sovietica (Foto: Itar-Tass)

Il centro di allevamento e addestramento dei primati, situato in Abkhazia e noto ai tempi dell'Urss, riapre i battenti anche come meta turistica

Il centro di addestramento delle scimmie si trova in cima al monte Trapetsia, non lontano dal cuore di Sukhumi, capitale della Abkhazia. Le recinzioni che ospitano gli animali sono situate all’interno di un ampio parco, che nei vent’anni di abbandono successivi alla guerra ha assunto l’aspetto di una foresta tropicale. Alcune finestre sono senza vetro, mentre le pareti portano ancora i segni dei proiettili.

I visitatori vengono accolti all’ingresso dalla statua di un babbuino, che la gente del posto assicura essere unica nel proprio genere. Durante i caldi mesi estivi il centro si trasforma in un’ambita meta turistica, ma nel resto dell’anno rimane una tranquilla struttura di ricerca.

Le attività che si svolgono al suo interno sono da sempre protette dal massimo riserbo. Con l’arrivo della perestrojka la stampa iniziò a diffondere racconti sensazionalistici secondo i quali nel centro erano stati compiuti dei tentativi di incrociare le scimmie con l’uomo o di produrre delle sostanze a base di ormoni animali capaci di favorire la fertilità e destinati esclusivamente ai membri del Politburo. Circolavano anche voci di “soldati universali”, dalle sembianze di uomini ma con la resistenza delle scimmie. La verità si mescolava alle leggende metropolitane.

Ciò che sappiamo con certezza, è che nel centro furono condotti alcuni test sulla protezione dalle radiazioni, nonché delle ricerche che contribuirono alla creazione dei vaccini per la polio, la febbre gialla, il tifo e il vaiolo.

“Verso la fine degli anni Cinquanta questo luogo era una succursale dell’(allora) Istituto di medicina sperimentale dell’Unione Sovietica, con sede a Mosca, e vi si conducevano ricerche in campo biologico”, dichiara la professoressa Zinaida Shevtsova, che da oltre cinquant’anni lavora nel Centro.

“Nel 1961 - racconta - la struttura divenne un istituto di ricerca indipendente sulle patologie e le terapie sperimentali. Io arrivai con la prima ondata di giovani specialisti, e ricevetti l’incarico di creare un laboratorio di virologia. Mi dedicavo anche alla scoperta di nuovi virus: ho compiuto ricerche sulle febbri emorragiche nei primati, ho provato a identificare le cause del cancro, ho creato un modello del virus dell’epatite A e inventato un vaccino per la malattia di Botkin. Adesso stiamo effettuando delle ricerche sulla pertosse. Lavoro anche con degli studenti. Ai miei tempi si seguivano le regole di Stalin, e tutti si sforzavano di dare il meglio. Gli studenti di oggi sono molto più svogliati. Svegliatevi, pelandroni!”.

Nell’ufficio della professoressa si accalcano intanto alcune giovani studentesse, ciascuna con il proprio quaderno. Rappresentano la nuova generazione di specialisti del centro. Negli ultimi decenni questo luogo non è riuscito ad attrarre molti giovani: il salario di un assistente di laboratorio è di soli cento dollari al mese; un fruttivendolo che vende la propria merce al mercato guadagna molto di più. Adesso però, i giovani stanno gradualmente mostrando un nuovo interesse per la scienza.

In epoca sovietica lavorare presso il Centro era considerato un motivo di orgoglio. È qui che furono addestrate le prime scimmie inviate nello spazio dai sovietici. Sei di loro andarono in orbita e fecero ritorno sane e salve sulla Terra.

Negli anni Settanta il Centro condusse un esperimento interessante: sessanta babbuini furono lasciati liberi nei pressi della diga di Inguri, che produce energia idroelettrica, per vedere se sarebbero stati capaci di sopravvivere a simili latitudini. Le scimmie se la cavarono bene: il clima del Mar Nero era mite e il Centro lasciava a loro disposizione del cibo. Non molto tempo prima del crollo dell’Urss, il numero di babbuini che vivevano in libertà sfiorava i seicento esemplari. Ma con lo scoppio del conflitto tra Georgia e Abkhazia le risorse economiche del Centro diminuirono: il cibo per gli animali in cattività scarseggiava, e per i babbuini non ve n’era affatto.  

Oggi il Centro di Sukhumi ospita poco meno di cinquecento scimmie. I turisti contribuiscono alla cura degli animali attraverso l’acquisto del biglietto di ingresso e offrendo loro dei mandarini posti in vendita all’entrata.

Il Centro di Sukhumi organizza anche dei programmi di scambio tra gli animali, per affiancare loro nuovi partner. Prima della guerra il Centro Adler trasferì nella propria sede l’archivio e alcuni animali di Sukhumi, per garantirne la sicurezza. Esiste inoltre uno zoo privato a Gagra, diretto da un fotografo che si fa pagare dai visitatori che desiderano farsi fotografare sulla spiaggia in compagnia delle sue scimmie.

Talvolta il Centro affida alcuni giovanissimi esemplari ai suoi dipendenti, che gli allevano in casa propria. Accade ad esempio quando la madre non può o non vuole prendersi cura dei piccoli, che devono essere nutriti con il biberon.

Zia Tanya, un’impiegata del centro, si sta prendendo cura di una femmina appena nata. Lo fa senza riceve alcun compenso né giorni di ferie, anche se, per scherzo, ha chiesto un permesso di maternità, dal momento che la piccola, che indossa un golfino rosa, deve mangiare ogni due ore, anche di notte.

Ogni mattina, nella cucina del centro, zia Tanya prepara le razioni giornaliere di cibo per gli animali: trecentodieci chili di frutta e ortaggi (cavolo, patate, carote, arance, mele e banane), 175 pagnotte di pane e quattrocento sessanta uova. Ma anche diverse confezioni di mangime concentrato e un’enorme pentola di zuppa d’orzo preparata con burro, latte, zucchero e sale.

Il menu è redatto da Esma Symsym, un’esperta di animali che prima di lavorare al Centro studiava zootecnica equina presso un istituto di ingegneria zoologica di Mosca. Esma ama gli animali da quando era bambina, e ha persino adottato una dozzina di cani e gatti abbandonati. Altrettanti sono gli amici a quattro zampe che all’ora dei pasti si presentano al Centro, nella speranza di racimolare qualche avanzo.

“Gli anni successivi alla guerra sono stati particolarmente duri -, spiega Esma. - Non c’era cibo a sufficienza. La situazione adesso è migliorata, ma le gabbie sono vecchie e affollate. Non sempre riusciamo a tenere le nostre scimmie in gabbie individuali per impedire che litighino. Talvolta dobbiamo portare a casa i piccoli, per evitare che le madri li mordano sino a ucciderli. Anche gli adulti devono essere tenuti costantemente d’occhio”.

La comunità delle scimmie segue delle regole proprie: i maschi alfa brontolano e portano via il cibo ai maschi di rango inferiore; le femmine complottano e infastidiscono le rivali. I piccoli si lamentano dei visitatori con i genitori, saltano sulle pozzanghere e rubano gli occhiali a chi si avvicina troppo alle gabbie. Nessuno di questi esemplari sarà mai inviato nello spazio.

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