Dalla Siberia la pillola anti-età

La pillola anti-età arriva dalla Siberia (Foto: PhotoXpress)

La pillola anti-età arriva dalla Siberia (Foto: PhotoXpress)

Alcuni scienziati hanno sintetizzato un farmaco unico al mondo in grado di favorire il ripristino delle funzioni riproduttive rallentando l’invecchiamento

In Siberia alcuni scienziati hanno sintetizzato un farmaco unico al mondo in grado di favorire il ripristino delle funzioni riproduttive rallentando l’invecchiamento. Con l’aiuto del preparato G5 sarà possibile curare anche alcune patologie gravi. Gli scienziati hanno coraggiosamente testato il medicinale su di sé e sono rimasti più che soddisfatti dei risultati.

Senza aspettare i test clinici i ricercatori siberiani hanno sperimentato su di sé un farmaco, conosciuto come la “pillola antietà”, preparato per la cura della cirrosi epatica di natura tossica; l’équipe assicura di aver ottenuto risultati positivi all’altezza delle aspettative, come ha riferito Andrej Bekarev, direttore di “Scientific Future Management”, l’azienda che lo ha realizzato.

Il nuovo prodotto è un progetto congiunto tra specialisti dell’azienda di Novosibirsk e dell’Istituto di ricerca scientifica di Farmacologia di Tomsk. Secondo Bekarev, i test clinici ufficiali del farmaco con la partecipazione dei volontari dovrebbero iniziare a novembre, mentre il prodotto arriverà nelle farmacie tra qualche anno.

L’ha inventato ed è guarito
Andrej Bekarev preferisce chiamare il G5, battezzato dai mass media “pillola antietà”, un preparato di medicina rigenerativa, dato che la sua proprietà principale è quella di restituire all’organismo la capacità di rigenerarsi. Il farmaco aumenta l’emissione di cellule staminali che contribuiscono alla ricostruzione degli organi e dei tessuti. Tale proprietà è stata scoperta dagli scienziati quasi per caso.

“Quando stavamo sintetizzando il farmaco il suo scopo era un altro, si doveva applicare in modo integrale alle citochine (i regolatori delle reazioni immunitarie), i dati dicevano che si poteva diminuire in modo considerevole le dosi di questi preparati durante le cure. Quando venne descritto il principio di funzionamento del medicinale fu chiaro che gli effetti sarebbero potuti essere molti di più”, ha spiegato Bekarev.

Quando gli scienziati hanno capito il livello di sicurezza del preparato hanno iniziato ad applicarlo su di sé. “Un collaboratore dell’Istituto di ricerca scientifica aveva una malattia piuttosto seria che normalmente non ha metodi di cura, legata alle commessure, ed è arrivato a una completa guarigione. Ma un singolo risultato non dice niente, ci vuole una campionatura statistica”, ha affermato il direttore dell’azienda produttrice.

Una pillola per la cirrosi
Secondo le informazioni dei ricercatori gli studi pre-clinici sugli animali hanno mostrato che il G5 è in grado di curare una patologia molto diffusa e difficilmente curabile come la cirrosi epatica di origine tossica. Le cellule epatiche dei topi a cui è stato iniettato il farmaco si sono totalmente rigenerate.

“Il preparato ha un campo d’azione più ampio, ma per essere registrato si deve scegliere una sola rilevazione, dato che se ne dichiarassimo dieci, ci vorrebbero cento anni per fare i test”, ha spiegato Bekarev.

L’intervistato ha puntualizzato che la scelta della cirrosi epatica è legata alla possibilità di immettere più velocemente il medicinale sul mercato. A novembre i ricercatori termineranno la sperimentazione pre-clinica, quindi invieranno la documentazione con i risultati delle ricerche al Ministero della salute e soltanto quando quest’ultimo darà il via libera, gli scienziati passeranno ai test clinici.

È probabile che la medicina venga lanciata in forma di pillole o capsule, il prezzo dipenderà dal volume di produzione. “Cercheremo di farlo a basso prezzo” ha promesso uno dei ricercatori.

Effetti collaterali
Durante i test pre-clinici gli scienziati hanno scoperto alcuni “effetti collaterali” che potrebbero diventare oggetto di future ricerche.

“Durante lo svolgimento dei test sulla tossicità embrionale – come influisce il preparato durante la gravidanza – abbiamo ottenuto un risultato curioso. Solitamente si dà un’alta dose di farmaco, si immettono nei topi gli ovuli già fecondati e poi si guarda quanti ne rimangono in vita. Quasi il 100 per cento degli ovuli fecondati è cresciuto fino a diventare un topo adulto”, ha raccontato l’intervistato all’agenzia di stampa.

Gli scienziati avevano deciso che si era trattato di un errore e hanno ripetuto l’esperimento. I risultati sono stati confermati e in futuro si pensa di studiare il G5 come medicina per il ripristino delle funzioni riproduttive.

Un altro esperimento scientifico dell’équipe è stato un evento sensazionale, per il quale i mass media hanno denominato il preparato la “pillola antietà”. Come ha raccontato Bekarev, alcuni roditori di un anno d’età sono stati divisi in due gruppi: il primo di controllo e il secondo sperimentale. Al gruppo sperimentale è stato somministrato il farmaco per via orale.

“A 18 mesi è sorta una notevole differenza tra i topi. Più del 30 per cento di quelli di controllo sono morti di vecchiaia, tutti portavano segni di invecchiamento: perdita del pelo, artrosi delle zampe, calo di peso, cambiamento della biochimica del sangue… Il gruppo sperimentale aveva una massa corporea due volte superiore a quella del gruppo di controllo, i roditori non mostravano segni di invecchiamento, la biochimica del sangue corrispondeva ai risultati delle analisi di un topo sano”, ha proseguito il direttore.

L’esperimento si è concluso, quando il gruppo sperimentale è arrivato a oltre 21 mesi di vita. I ricercatori hanno deciso di ripetere l’esperimento, questa volta non documentandolo come una prova scientifica, ma come una ricerca ufficiale.

Nonostante gli incredibili risultati Bekarev sottolinea che non ha intenzione di lanciare sul mercato una “pillola antietà”, poiché i test del farmaco sull’uomo potrebbero durare cento anni.

Tanto più che, secondo quanto riferito dall’imprenditore, ci sono molte teorie sull’invecchiamento. “Probabilmente il G5 può migliorare la qualità della vita, ma non allungarla. Dell’invecchiamento non sono responsabili soltanto le cellule staminali”, ha precisato Bekarev.

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