"Mosca diventi una città vera"

5 aprile 2013 Semyon Kvasha, Russia Oggi
Sergei Kuznetsov, architetto capo del Comune, ha parlato di un ambiente urbano confortevole, della Nuova Mosca, di piste ciclabili invernali e del carattere nazionale russo
Il capo architetto della città di Mosca, Sergei Kuznetsov: "Mosca diventi una città vera e propria" (Foto: Getty Images / Photobank)
Il capo architetto della città di Mosca, Sergei Kuznetsov: "Mosca diventi una città vera e propria" (Foto: Getty Images / Photobank)

Prima di partire per il Mipim, il Mercato Internazionale dei Professionisti dell’Immobiliare, Sergei Kuznetsov, architetto capo della Città di Mosca, ha parlato con Russia Oggi di un ambiente urbano confortevole, della Nuova Mosca, di piste ciclabili invernali e del carattere nazionale russo.

Rappresenterà Mosca al Mipim, il Mercato Internazionale dei Professionisti dell’Immobiliare. Ci dica: che cosa mostrerà la città, in questo importante appuntamento?
Abbiamo due stand al Mipim. Il primo illustra l’ideologia per lo sviluppo della città, mentre il secondo è dedicato a progetti di investimento che si trovano in diverse fasi di realizzazione. Mi sento molto orgoglioso di alcuni di questi progetti, come ad esempio la ristrutturazione della zona industriale circostante l’impianto automobilistico ZIL, una vasta area sul fiume Moscova. Lo studio di architettura Meganom ha iniziato più di un anno fa a elaborare un nuovo concetto per questo spazio, e anche l’Istituto di pianificazione urbanistica generale vi ha lavorato attivamente nel corso degli ultimi mesi. Anch’io sono stato coinvolto in questo progetto in veste di architetto capo della città. Il territorio è in una fase di ristrutturazione totale, che prevede una radicale riduzione della capacità produttiva, lo sviluppo di una rete stradale e di un sistema di trasporto pubblico efficaci, la costruzione di case, uffici, centri culturali e sportivi.

Ha parlato dell’ideologia per lo sviluppo della città. Potrebbe spiegarci brevemente di che cosa si tratta?
Mosca deve diventare una città nel vero senso della parola. Una città è uno stile di vita. Ciascuno di noi vive in una casa che dovrebbe essere diversa dalle altre. Questa casa dovrebbe avere un giardino curato, la strada in cui è situata, dovrebbe offrire ai suoi abitanti la possibilità di recarsi senza problemi al bar, al ristorante, al negozio all’angolo, o di socializzare in un qualsiasi altro modo. Le funzioni ricreative, educative, mediche, culturali e di intrattenimento - che sono proprie della città e che la differenziano da un villaggio - dovrebbero essere tutte a portata di mano. Mosca non rispecchia questo ideale di città. Recatevi in uno dei molti quartieri residenziali e vedrete con i vostri occhi come sia tranquillamente possibile dormire per otto ore lì, ma non sia assolutamente possibile organizzare le restanti 16 ore della giornata. Quando non è possibile soddisfare tutte le funzioni vitali in ogni parte di una città, l’intera città risulta malata.

Ci sono dei modelli, delle esperienze che Mosca potrebbe usare?
Ogni città è unica, ma ci sono esperienze da cui possiamo attingere. Dopo l’unificazione di Berlino, un nuovo centro città fu costruito, quasi dal nulla, tra la parte Ovest e quella Est, dove un tempo sorgeva il Muro. Oppure prendete Amburgo, dove una vasta area industriale sta venendo trasformata nel quartiere HafenCity. O Pechino, che è stata sottoposta a un’ingente opera di gentrificazione (modificazione socio-culturale causata dall'acquisto di immobili da parte di persone facoltose in comunità più povere, ndr). L’ambiente urbano della periferia di questa città è stato creato sulla base del principio delle funzioni miste: ogni quartiere ha un edificio adibito a uffici, un hotel, un centro sportivo e negozi con accesso diretto sulla strada. Questa struttura potrebbe sembrare, forse, un po’ troppo esagerata. Un altro esempio positivo è Shanghai, che ha sviluppato il suo distretto di Pudong - qualcosa di simile alla nostra Moscow City – costruendolo dal nulla.

Parliamo della Nuova Mosca. Si è parlato a lungo di come la Nuova Mosca sarà sviluppata secondo un progetto moderno, con una densa rete stradale e case individuali, nel modo più razionale possibile, come fosse un quartiere periferico. Eppure, stando agli slogan pubblicitari, in questo momento si starebbero costruendo solo case gigantesche a più piani.
Nella Nuova Mosca, stiamo creando un centro città alternativo, non un quartiere periferico. Ecco perché il quartiere degli affari di Kommunarka, per esempio, non può essere formato da case individuali, con tanto di giardino sul retro. D’altro canto, il problema dei nuovi territori è che vi è un accumulo enorme di progetti sviluppati dalla regione di Mosca, a cui appartenevano prima. Le persone che hanno approvato questi progetti, hanno semplicemente spinto affinché queste aree diventassero un enorme quartiere residenziale. E ora il Governo della città di Mosca deve negoziare con gli investitori, cercando, in alcuni casi, di ritirare promesse fatte da altri. Si tratta di un compito difficile, ma ci stiamo lavorando.

Che cosa si aspetta di raggiungere?
Un ambiente urbano confortevole. Stiamo creando un sacco di posti di lavoro, un gran numero di persone dovrebbe vivere lì. L’unico modo per motivarle a trasferirsi è quello di creare un ambiente confortevole: non troppo densamente edificato, con edifici con pochi piani, una buona architettura e un equilibrio di funzioni.

Mosca ricorre ai servizi offerti da studi di architettura stranieri? Questi ultimi partecipano ai nostri bandi di appalto e possono effettivamente vincerli?
I committenti statali hanno iniziato a servirsi dei servizi di architetti stranieri solo di recente, quando sono comparsi gli appalti per agglomerazione. Gli investitori privati sono quelli che più spesso lavorano con architetti stranieri, ma le sorti dei loro progetti sono complicate. I progetti esteri realizzati a Mosca sono pochi. Sono dei casi isolati. Forse solo il due o il tre per cento di loro ha preso il via.

Come mai?
Non c’è una procedura di selezione trasparente. La qualità dell’architettura occidentale moderna è di gran lunga superiore. I diretti interessati si rendono conto che vi è il rischio di un predominio sul mercato degli architetti occidentali, ai quali andrebbe la maggior parte dei lavori. Ecco perché c’è questa sorta di auto-conservazione, questa attitudine volta a tutelare gli interessi dei progettisti russi. Ma credo che ciò stia portando a situazioni davvero estreme - al punto tale che l’assenza di procedure oneste è diventata ormai la norma. In questi ultimi 15 anni, infatti, un gruppo piuttosto ristretto di architetti ha monopolizzato il mercato. Lo hanno diviso in sfere di influenza e sono perfettamente contenti di questo. Non c’è concorrenza. Hanno imparato a difendersi dagli stranieri e a tenere a bada i giovani architetti. È proprio contro questo tipo di situazione che ho iniziato a combattere seriamente.

Come?
La concorrenza creativa è la modalità di selezione più naturale e corretta. Attualmente siamo impegnati in una serie di trattative mirate e stiamo cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di committenti. Tenete presente che non mi aspetto alcun tipo di sostegno da parte della comunità degli architetti; per loro la concorrenza è una minaccia naturale. Ma ciò è estremamente importante per la città. Ora che siamo entrati nel Wto, la mancanza di offerte competitive provenienti dal mercato interno potrebbe provocare l’arrivo di un’ondata di aziende occidentali. Questo perché l’attuale generazione di architetti russi lascerà inevitabilmente la scena senza nessun nuovo talento che possa sostituirla. C’è il rischio che il mercato venga inondato da studi di architettura di terz’ordine più flessibili e con risorse cospicue, mentre i buoni architetti creativi potrebbero non dimostrarsi interessati, giacché è molto difficile giostrarsi tra i committenti e le approvazioni nel nostro Paese. Ciò è molto pericoloso. Ecco perché credo che dovremmo favorire la concorrenza e dare ai nostri giovani un’opportunità.

Che cosa pensa della gara d’appalto di San Pietroburgo, dove sono stati presentati molti progetti interessanti per il nuovo edificio del Teatro Mariinskij, e alla fine ha vinto uno che ha portato alla costruzione di un “centro commerciale” con un design totalmente diverso?
Dovete capire che la responsabilità di ogni gara d’appalto non ricade solo sugli architetti, ma anche sui committenti. Non ho avuto modo di vedere il nuovo edificio e quindi non posso giudicare. In ogni caso, realizzare un buon progetto in Russia è mille volte più difficile che in Europa. Qui, abbiamo una comunità professionale e un pubblico malevoli, che si strofinano le mani e gioiscono davanti a ogni fallimento. Io, invece, ritengo che gli errori dovrebbero essere presi sul serio, in modo che non si ripetano più in futuro. Ma questo è quello che, in generale, fa la nostra gente: si beffa di tutto.

Forse perché non abbiamo una voce che ci rappresenti al governo? Ci eleggono persino il sindaco…
È insensato pensare che ci siano cittadini bonari contro un governo sgradevole, che è stato nominato per gestire Mosca ma lo sta facendo malamente. Non sono gli architetti che creano le città e l’architettura, sono i cittadini, a prescindere dal modello di Governo. Basta pensare ai condizionatori appesi alle facciate degli edifici storici: è stato forse il sindaco a montarli? La società ama criticare tutto indiscriminatamente. Quanto più grave è il fallimento, meglio è, perché almeno così la gente ha qualcosa di cui beffarsi. Questo, purtroppo, fa parte della nostra cultura, e sarebbe meglio se i nostri compatrioti iniziassero a cambiare. Se tutti si guardassero prima se stessi, e poi in giro e si chiedessero: “Come vivo? In che tipo di casa vivo? Com’è il giardino che circonda la mia casa? E la mia strada? Come posso parcheggiare la mia auto? Come faccio il mio lavoro?”, le risposte sarebbero tutt’altro che piacevoli. Sono tutti componenti, a livello generale, del processo socio-economico, in cui alcune persone non si sono sforzate abbastanza e altre hanno fatto un pessimo lavoro. Pertanto tutti i cambiamenti dovrebbero iniziare dalle persone stesse.

Uno dei temi più discussi è quello delle piste ciclabili. Il governo municipale ha iniziato a costruirle, i giovani urbanisti hanno subito offerto il loro sostegno, proclamandole una sorta di panacea contro i mali della città. Peccato che possano essere utilizzate solo cinque mesi l’anno- nel migliore dei casi.
Ci sono città con piste ciclabili in Canada e nel nord degli Stati Uniti, dove il clima è molto simile al nostro. E la gente continua tranquillamente ad andare in bici anche di inverno. Che il clima sia un ostacolo all’andare in bici è un’illusione. Ciò di cui abbiamo bisogno è una motivazione articolata e un’organizzazione ragionevole del procedimento. Non appena le persone capiranno che in bici ci vogliono solo 15 minuti per arrivare sul posto di lavoro, utilizzando una corsia speciale, senza ingorghi, e che la bici poi è possibile lasciarla vicino all’ufficio, invece di passare 30 minuti in macchina, seguiti dalla ricerca di un parcheggio, allora sì che inizieranno a ricorrere, anche in inverno, a questo mezzo su due ruote.

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