Morto Berezovsky, oligarca anti-Cremlino

L'oligarca russo Boris Berezovsky (Foto: Reuters)

L'oligarca russo Boris Berezovsky (Foto: Reuters)

A dare la notizia, via Facebook, il genero, che però non ha chiarito le cause del decesso, avvenuto a Londra. Alcuni media parlano di suicidio

L'uomo d'affari russo Boris Berezovsky, molto critico nei confronti del Cremlino e che si era autoesiliato a Londra, è morto nella sua casa di Surrey, all'età di 67 anni. A darne l'annuncio, il 23 marzo 2013, dalla sua pagina Facebook, il genero Egor Shuppe. "Boris Berezovsky è morto", ha scritto.

Il portavoce del Presidente ha riferito che Putin è stato informato della morte di Berezovsky. L'addetto stampa del Presidente, Dmitri Peskov, ha aggiunto che Berezovsky aveva scritto a Putin una lettera "un paio di mesi fa", chiedendo al Presidente perdono per gli errori commessi e "il permesso di tornare in patria".

Ci sono notizie contrastanti sulle cause della morte di Berezovsky. Secondo alcuni media, si sarebbe suicidato.

Nel 2001 Berezovsky fuggì in Francia e poi nel Regno Unito. Nel 2002, le autorità russe emisero un mandato di arresto contro di lui con l'accusa di riciclaggio di denaro e attività illecite. Nel novembre 2007, un tribunale russo condannò Berezovsky, considerato un'eminenza grigia del Cremlino durante il governo del Presidente Boris Eltsin, a sei anni di carcere in contumacia per aver rubato nel 1990 milioni di dollari alla compagnia russa Aeroflot.

Nel giugno 2009 Berezovsky fu condannato a ulteriori 13 anni di carcere in contumacia per aver rubato migliaia di auto dalla casa automobilistica Avtovaz, fatti sempre risalenti al 1990. Berezovsky ha sempre negato le accuse.

A maggio 2012, infine, il Comitato investigativo russo ha aperto due procedimenti penali contro il magnate russo autoesiliatosi nel Regno Unito per aver invitato pubblicamente i russi ai disordini, al fine di impedire la cerimonia di insediamento del Presidente russo Vladimir Putin e il suo ingresso al Cremlino il 7 maggio 2012.

Berezovsky, una delle persone che contribuì a portare al potere alla fine del 1990 Putin stesso, fomentava dichiarando che "le manifestazioni di protesta possono trasformarsi in una cannonata".

La casa d’aste Christie's, il 20 marzo 2013, rese noto di aver venduto per oltre duecentomila dollari un ritratto di Vladimir Lenin, il padre della Rivoluzione bolscevica del 1917, realizzato da Andy Warhol in edizione limitata. Secondo quanto riportato da The Times, l’opera in precedenza sarebbe appartenuta a Berezovsky. Citando "fonti vicine agli affari dell’oligarca", il giornale ha affermato che l’opera d’arte sarebbe stata messa all’asta "per pagare i creditori e le spese legali". 

Nell’agosto 2012 Berezovsky perse una battaglia legale contro il proprietario del Chelsea Fc, Roman Abramovich. Il magnate chiese circa 4,7 miliardi di dollari per i danni, accusando il suo ex socio di avergli intimato di vendere le azioni del gigante russo del petrolio Sibneft al di sotto del loro valore reale.

Nel luglio 2011 l’ex moglie di Berezosky, la 53enne Galina Besharova, ottenne il divorzio: i media britannici parlarono del compenso più grande che il sistema giuridico inglese abbia mai visto in materia di divorzio. Secondo alcune indiscrezioni, la somma si aggirerebbe intorno ai 330 milioni di dollari.

Nel gennaio 2013 un giudice, impegnato a seguire un altro caso giudiziario che vede coinvolto Berezovsky, descrisse il businessman russo come "un uomo sotto pressione finanziaria".

Berezovsky era sopravvissuto a diversi attentati, tra i quali anche quello che uccise il suo autista.

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