Pussy Riot, un anno dietro le sbarre

Il marito di Nadezhda Tolokonnikova, Petr Verzilov, gioca con la piccola Gera (Foto: Vladimir Teleguine / Ria Novosti)

Il marito di Nadezhda Tolokonnikova, Petr Verzilov, gioca con la piccola Gera (Foto: Vladimir Teleguine / Ria Novosti)

Dodici mesi dopo il trasferimento nella colonia penale della Mordovia di Nadezhda Tolokonnikova, la leader del gruppo punk, la giornalista Masha Gessen di Radio Svoboda le ha fatto visita, accompagnata dal marito e dalla figlia della detenuta

È passato un anno dall’arresto di Nadezhda Tolokonnikova, la leader del gruppo punk Pussy Riot. La giornalista Masha Gessen di Radio Svoboda ha visitato, con il marito, il padre e la figlioletta della detenuta, la colonia penale in Mordovia, dove la Tolokonnikova sta scontando la sua condanna.

Sono le nove del mattino enel cortiledietro a uno stabile commerciale, a Zubova Poljana,Petr Verzilov sta caricando nel bagagliaio della mia macchina un enorme baule. Al terzo piano dell’edificio c’è l’hotel in cui Verzilov, sua figlia Gera, di quattro anni, il suocero Andrei Tolokonnikov ed io abbiamo trascorso la notte.

Ho lasciato l’auto a qualche passo dalla porta di ingresso dell’edificio di modo che Verzilov sia costretto a fare una piccola corsetta con i bagagli prima di caricarli, e la televisionetedescapossa riprenderlo. “È già la sesta volta che mi tocca ripetere questa messa in scena con i bagagli per far sì che mi riprendano”, si lamenta Verzilov. I giornalisti tedeschi cercano di strappare un’intervista a Gera. La piccola stringe le labbra e risponde con cenni del capo: “Sì, mi manca. Sì, mi piacerebbe andare dalla mamma più spesso”. Quando le viene chiesto dove stiamo andando adesso, risponde chiaramente: “Da Nadja”.

Gera ha visto l’ultima volta la madre, che sta scontando una pena di due anni nella colonia penale N. 14 a una quarantina di chilometri da Zubova Poljana, lo scorso settembre 2013, nel carcere di Mosca. In realtà, alla mia domanda: “Quand’è l’ultima volta che hai visto la mamma?”, Gera mi risponde: “Non me lo ricordo già più”. Le chiedo se sa perché l’hanno rinchiusa in prigione. Gera alza le spalle e mi risponde: “Non lo so”. E chi l’ha messa in prigione. La piccola alza di nuovo le spalle e dice: “Putin”.

La privazione dellalibertàequivale a perdere il dirittodi formar parte della propriasocietà.Andrei Tolokonnikov, il padre di Nadezhda, ha già trascorsoventiquattro ore in compagniadel genero edovrà passare un altro giorno assieme a lui. Non è facile.

NadezhdaTolokonnikovavive inun distaccamento con altre40donne, chesono divise indue gruppi: quelleche sono dentro per l’articolo228(drogae quelle che sono dentro per l’articolo 105 (omicidio). L’unica persona in tutta la colonia che proviene dallo stesso mondo della Tolokonnikova, che ha letto gli stessi libri, le stesse riviste, e ha percorso le stesse strade, è Evgenia Chassis, condannata a 18anni di carcereper l'omicidio dell’avvocatoStanislav Markelov e dellagiornalista AnastasijaBaburova.

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Nel corso della visita, laTolokonnikovaparlerà aVerzilov soprattuttodelle donne con cui sta scontando la pena. La prima volta che, dopo molte ore, avverto nella vocedi Verzilov una leggera nota di invidia, se non una specie di lamentela, èquando mi dice chel’altra componente incriminata delle PussyRiot,MariaAlyokhina, è detenuta in una colonia della regione di Perm,in un “luogo sicuro”: è da sola e non è costretta a instaurare dei rapporti con il resto delle detenute.

Mentre siamo in macchina, diretti alla colonia penale N.14, Verzilov mi mostracon un certo orgogliole attrazionilocali.Questo èDubravlag; qui vi èla più alta concentrazione di colonie penali per chilometro quadrato del Paese. Passiamo davanti a un cartelloarrugginito che recita:Alt. Farsi riconoscere”.Ma al posto di blocco non c’è nessuno...Più avanti sorge un centro di detenzione maschile a regime rigoroso.

Su entrambi i latidella strada, delimitato da alte palizzate di metallo, corre il passaggio attraverso il quale vengono condotti i detenuti. Segue un’altra colonia maschile, poi una femminile, e, dopo un lungo e angoscioso trattodi stradacon una fitta boscaglia che preme su entrambi i lati, ilvillaggio di Partsa, dove si trova la colonia N.14.

Dietro le alte palizzate grigie, si scorge una chiesa di dimensioni impressionanti. Negli anni ‘90ogni colonia doveva avere la sua chiesa. L’intera facciata dell’alto edificio è ricoperta da un enorme poster con il ritrattodi una bambina. Sotto di esso, mi raccontaVerzilov, si può leggere la frase:“I vostricarivi stanno aspettando”.

Qui, vicino all’ingresso troviamo una specie di casetta, di recente costruzione, riservata agli ospiti in visita. Vi è il sospettoche sia stata costruita proprio per via dellaTolokonnikovae deigiornalisti che vogliono intervistarla. Vi è anche unasala giochicon un lettino, dei Legoe un asinello a dondolo. Nella stanza principale vi è un piccolo standintitolato“Sistemadi stratificazione sociale”, con uno schemache mostra chiaramentecome ai “trasgressori intenzionali” e ai “condannati collaborativi” spettino sorti diverse, e un angolo informativo conmodelli di richiesta, estratti diatti normativi e messaggi istruttivi sudove ein quali circostanze sono stati individuatii trasgressori. Inentrambi i casidescritti, i trasgressori avevano cercato diportare con sé, durante la visita, un telefono cellulare. Alla fine ci avevano rimesso telefono e visita.

Su un’altra parete, su uno schermo Lcd, una dipendente in uniforme del Servizio Penitenziario Federale recita le regolee alcuni estrattidelCodice dell’EsecuzionePenale. La lettura dura circa una ventina di minuti, di modo che, al termine del periodo di attesa, abbiamo appreso tutte le regole a memoria.

Verzilov è seduto a una scrivania con le spalle rivolte verso lo schermo. Sta scrivendo la lista delle cose che ha portato a Nadezhda: frutta, medicinali, biancheria da letto che deve essere assolutamente bianca e l'ultima volta non gli hanno fatto passare una federa, perché aveva un orlo. Verzilovnon riesce a spiegarsi ancora il motivo. La biancheria intima,al contrario,deve essere assolutamente nera. Sul pavimento giace un pacchetto con all’interno indumenti termici.

La dipendente del Servizio Penitenziario Federale continua con la sua vocemonotonoa elencare gli articoli che non sono ammessi nel carcere: ... pennarelli,matite colorate, carta da lucido”. Sono tutti oggetti che potrebbero essere utilizzati per la fuga.

Nel frattempo, nella sala giochi, la piccola Gera in compagnia del nonno Andrei costruisce un modello in miniatura della prigione: con dei cubi colorati di plastica realizza le mura, una ciotola rovesciata funge da uno degli edifici, la chiesa è rappresentata da un’alta piramide, mentre una grande bambola nuda riveste i panni della responsabile del carcere. La piccola avvicina alle mura della prigione un camion dei pompieri, allunga la scala antincendio verso la piramide e con l’ausilio di un paio di paperelle gialle aiuta le piccole figure di Nadja e delle sue amiche a evadere dalla prigione. Dopodiché scaglia un’enorme palla di gomma rossa sulla costruzione finché le mura della prigionenoncrollano.

Le procedurepreliminaridurano, in tutto, quasi tre ore. Verso l’una, Verzilov, Tolokonnikov e Gera vengono fatti finalmente entrare. Alle quattro sono già di ritorno.Considerata anche l’ attesa all’interno, sono stati con Nadezhda circa dueore e mezza,delle quattroconcesse una volta ogni duemesi.

}Verzilov mi racconta che sono rimasti tutto il tempo seduti al buffet, che è il vanto e l’orgoglionon solodella colonia N.14, ma di tutto il sistema penitenziario di Mordovia; lo mostrano persino per televisione. Gera è rimasta tutto il tempo in braccio alla madre. Durante la visita, tutti i partecipantihanno giocato a un gioco da tavolo, ma gli adultierano distratti, e Gerane ha approfittato per barare.

Dopocirca 11ore passate in macchinada Mosca alla Repubblica diMordovia, una breve nottein hotel e una visita di due ore e mezza, saliamo di nuovo in auto: ci attendono altri 500 chilometri per tornare a Mosca.

Gera, che aveva finora superato eroicamente tutte le avversitàe le attese, inizia a fare i capricci: urla, impreca, vuole ritornarein albergo,dalla nonna e dalla mamma. AndreiTolokonnikov larimprovera dicendole che è una “bambina viziata”. Verzilovcerca di raccontarmi com’è andata la visita, maviene continuamentedistrattoda uno dei suoidue telefoni cellulari. Si perdesu Facebook, dimenticandosi quello che mi aveva detto: “Non ho molta voglia di parlare, perché non c’è nulla di speciale da dire”.

Sicuramente tra un po’inizierà a convertire le sue impressioni in storie: su una detenuta che, stando alle voci, si sarebbe mangiata il suo compagno; su un’altra che avrebbe aspettato quattro anni prima che il suo uscisse di prigione, per poi, a due settimane dal suo rilascio, dopo averlo trovato a letto con un’altra donna, accoltellarlo assieme a lei; e su un’altra ancora che riceverebbe le visite dei genitori del marito da lei ucciso, perché lui in fondo se lo era meritato. Ma ora siamo tutti stanchi, nessuno ha ottenuto quello che voleva e nessuno ha più le forze di fingere che tutto vada bene. Mentre siamo in macchina, Verzilovriceve un messaggio da Maria Alyokhina: la donna è, a quanto pare, rimasta offesa del fatto che lui parli della sua peramanenza nella colonia penale come se stesse vivendo in un albergo.

Il giorno successivo, venerdì,giunge la notizia cheNadezhda Tolokonnikovaverrà spostatainuna cella di isolamentodopo essere stata sorpresa a vagare da sola per il territorio della colonia. Questa punizione, annunciata proprio l’ultimo giorno di lavori forzati della prima metà del suo periodo di detenzione, potrebbeprivarla della possibilità di ottenere la libertà condizionale.

Lunedì 4 marzo 2013 è passato un anno dal giorno in cui Nadezhda Tolokonnikova e MariaAlyokhina furono arrestate, mentre Gera ha compiuto cinque anni.

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