Chi ha portato il terrore sul palco del Bolshoj?

Il direttore artistico del Bolshoj, Sergei Filin, vittima di un attentato alla sua persona (Foto: Reuters/Vostock Photo)

Il direttore artistico del Bolshoj, Sergei Filin, vittima di un attentato alla sua persona (Foto: Reuters/Vostock Photo)

Parla il direttore artistico del teatro moscovita, Sergei Filin, dopo l'attentato con l'acido solforico che gli ha sfigurato il volto e prima di partire per la Germania per le cure

Il 17 gennaio 2013 un uomo con il volto coperto ha spruzzato dell’acido solforico sul viso del direttore artistico del Teatro Bolshoj di Mosca, Sergei Filin. Dopo aver trascorso due settimane in un ospedale russo, Filin è partito per la Germania il 4 febbraio 2013 per essere sottoposto a ulteriori cure mediche. Poco dopo aver affrontato il suo quarto intervento chirurgico a Mosca, ha parlato con la giornalista Anna Nemtsova dell’aggressione.

L'attentato contro di Lei ha scioccato il mondo intero. Gli aggressori hanno sfigurato gran parte del suo volto? È preoccupato per come apparirà il tuo aspetto in futuro?
Come uomo, posso dirvi che il mio aspetto non mi preoccupa: la bellezza non è nel viso. Sarò lo stesso Sergei Filin che amava, era un buon amico e diceva la verità. Spero che chi mi conosce non mi volterà le spalle quando vedrà che adesso sono diventato un po' calvo e cieco. Vi prometto anche che tutti i nostri nuovi balletti andranno in scena; forse non li vedrò bene con i miei occhi, ma li ascolterò con le mie orecchie.

I suoi amici dicono che è un combattente senza paura e che anche in ospedale continua a lavorare. Come riesce a tenere il passo?
A volte mi sono messo la mano sul cuore e mi sono chiesto: È dura, Sergei?. Sì, lo è. Ti fa male, Sergei?. Oh, sì, fa male. Supererai questa difficoltà?. Certo, lo farò. Questa è solo un’ulteriore sfida che sta testando la mia forza. Ma mi rimprovero di essere stato troppo disattento sulla mia sicurezza personale, da dicembre 2012, quando ho sentito crescere attorno a me minacce e ostilità.

Il direttore generale del Bolshoj, Anatolij Iksanov, ha riferito in un'intervista a Newsweek che negli ultimi due anni un gruppo di persone ha tentato di instaurare un clima di guerra nel teatro. Chi sono queste persone? Sospetta di qualcuno?
A partire dal secondo giorno in cui mi sono unito al Bolshoj nel 2011 come direttore del balletto ho sentito che stava accadendo qualcosa di imbarazzante all'interno del teatro e nella sua cerchia più ristretta: ogni genere di sporchi intrighi, pubblicazioni di materiali compromettenti sui mass media e su Internet, come se qualcuno nelle alte sfere del management del Bolshoj avesse un programma per colpirci e distruggerci. Sono convinto che non si tratta solo di due o tre persone, ma di un grosso gruppo che è stato coinvolto nello screditamento della cattedrale dell'arte.

Alcuni hacker hanno fatto irruzione nella sua casella di posta elettronica personale nel 2012 e hanno pubblicato delle e-mail in cui criticava alcune dichiarazioni di uno dei vostri migliori ballerini, Nikolai Tsiskaridze. Sospetta che ci sia Tsiskaridze dietro l'aggressione?
Scopriremo la verità molto presto. Purtroppo, non ho indagato prima. Ma sono sempre stato consapevole che avrei dovuto lavorare su due fronti, dando risultati perfetti nel balletto e al tempo stesso non permettendo ai criminali di ricattarmi con foto intime di me nudo o, diciamo, con Cindy Crawford in una sauna. Ma ho sempre dovuto fronteggiare alcune provocazioni. Qualcuno deve aver pagato i nostri ballerini per creare conflitti, organizzare piccole rivoluzioni, per sfidarmi  pubblicamente e dietro le quinte.

La gelosia ha avvelenato il balletto russo in passato, ma non c'erano grandi tentazioni di denaro nei grandi teatri sovietici. Cosa le ha fatto pensare che il denaro fosse coinvolto in questi eventi?
È diventato chiaro un anno e mezzo fa. La polizia mi ha mostrato una chiavetta contenente tutte le mie e-mail personali, si è scoperto che alcuni hacker di Chelyabinsk si erano introdotti nel mio account di posta elettronica per circa 200 dollari. Ma chi ha ordinato loro di farlo è rimasto un segreto. Gli autori del reato hanno pubblicato alcune delle mie e-mail sulla mia pagina Facebook. È stato stupefacente il fatto che sette persone, alcune probabilmente coinvolte in illeciti contro di me, mi abbiano chiesto quel giorno di aggiungerli come miei amici su Facebook.

La polizia sta interrogando i ballerini tutti i giorni. Riesce a immaginare chi potrebbe essere l'aggressore?
Prendo un pezzo di carta bianco e provo a immaginare di disegnare il ritratto non della persona che ha versato l'acido sul mio viso, ma di colui che ha ordinato l'attentato. Sicuramente non ha mai avuto una famiglia, non ha mai avuto figli. Nessun genitore, non importa quanto profondamente indignato verso di me, avrebbe mai pensato di distruggere la mia possibilità di vedere come i miei tre figli diventeranno crescendo. Probabilmente quella persona non ha neanche dei genitori. Una caratteristica prevale nel ritratto: la solitudine. Solo un uomo molto malato e solo potrebbe prendere una simile decisione. Ho confessato a un prete i miei peccati e ho promesso di perdonare tutti coloro che mi hanno voluto male.

Crede che ci sia sufficiente volontà politica di trovare l'aggressore?
Oggigiorno potrebbero tirare fuori dalla Senna un uomo che sta annegando con la mia foto nella giacca e dire che era lui. Onestamente, non conterei su questo.

Nel 2012 Nikolai Tsiskaridze e i suoi sostenitori hanno raccolto le firme per una petizione diretta a Vladimir Putin in cui gli si chiedeva di licenziare Iksanov e nominare Tsiskaridze direttore del Bolshoj. Ma il Cremlino ha prolungato il contratto di Iksanov fino al 2013. Ha avuto la possibilità di informare il Cremlino circa i problemi di gestione del Bolshoj dei suoi migliori ballerini?
Sì, le tensioni sono aumentate subito dopo la nomina di Iksanov. Abbiamo parlato sia con Vladimir Putin sia con Dmitri Medvedev (quando era ancora il Presidente) sull'importanza di fermare i conflitti di cui abbiamo sofferto nel nostro teatro. La questione è se le nostre autorità risolveranno il problema complessivo nel teatro. Chi sono le persone che hanno terrorizzato il palco del Bolshoj per così tanto tempo? Se rimarrà un segreto, io, un cittadino russo, un padre, un contribuente onesto, mi chiederò sempre cos'altro potrebbe accadere nel nostro Paese da meritare una reazione ufficiale.

Anna Nemtsova è corrispondente da Mosca per "Newsweek" e "The Daily Beast"

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