La Siberia brucia ancora: cronaca da una terra divorata dagli incendi

Volontari al lavoro per spegnere le fiamme

Volontari al lavoro per spegnere le fiamme

AP
Distrutti più di 1,3 milioni di ettari di terreno in Jakuzia. Boschi spazzati via e aria irrespirabile. I valori di particolato hanno superato di quasi 30 volte il limite consentito. L'allarme degli scienziati

La Jakuzia, la vasta regione dell’Estremo oriente russo che occupa un quinto del territorio del paese, è di nuovo in fiamme. Gli incendi, iniziati a metà maggio, si sono propagati su una superficie di oltre 1,3 milioni di ettari. I roghi hanno raggiunto dimensioni talmente grandi da essere visibili addirittura dallo spazio! Attualmente i focolai sarebbero più di 200; e alla fine di luglio le fiamme si sono spinte pericolosamente vicino ai centri abitati. Il cielo si è tinto di arancione e Jakutsk, il capoluogo della Repubblica, dove vive un terzo della popolazione della regione, è stata avvolta dal fumo. La concentrazione di particolato nell'aria supera di quasi 30 volte il limite consentito.

In questa zona del paese, prevalentemente coperta di taiga, gli incendi non sono cosa rara. Secondo gli scienziati, negli ultimi tre anni i roghi sono aumentati abbondantemente, al punto da minacciare ora la stabilità dell'intero ecosistema: il rilascio di grandi quantità di gas sta accelerando il riscaldamento globale, e le potenti fiamme stanno addirittura sciogliendo il permafrost.

Gruppi di volontari alle prese con gli incendi

Non a caso, quest’estate la Russia ha registrato ondate di caldo record: nelle regioni centrali della Jakuzia, il mese di giugno si è rivelato il più caldo e secco degli ultimi 133 anni. E proprio come avvenuto l’anno scorso, gli incendi sono scoppiati a causa delle temperature anomale. E mentre la terra brucia, gli abitanti della regione denunciano la scarsità di interventi: sembra infatti che solo una piccola parte dei roghi venga spenta, mentre il resto viene lasciato bruciare. E distruggere.

La lotta contro gli incendi è “economicamente insostenibile”

Le fiamme vicino al villaggio di Magaras, in Jakuzia, 17 luglio 2021

La Jakuzia si estende su un territorio di oltre 3 milioni di chilometri quadrati: più grande dell'intera Argentina. Le distanze enormi e la bassa densità di popolazione fanno sì che vasti settori siano classificati come “zone di controllo”, così come vengono chiamate in gergo tecnico, cioè aree remote e difficili da raggiungere dove la lotta agli incendi è considerata, anche a livello legislativo, “economicamente non conveniente”.

Le squadre anti-incendio stremate

Tuttavia, dopo gli incendi che hanno colpito la Siberia nel 2019, le autorità russe hanno rivisto la normativa sulle zone di controllo: in alcune regioni queste fasce di territorio sono state significativamente ridimensionate, e in altre, come le regioni di Tjumen e Sverdlovsk, sono state eliminate del tutto. Ma in Jakuzia non ci sono state variazioni e le zone di controllo sono rimaste praticamente le stesse. 

L’anno scorso, di fronte all’ennesima emergenza, il capo della Jakuzia, Aisen Nikolaev, aveva promesso di ridurre i territori in cui gli incendi boschivi non sarebbero stati spenti. Ma ciò non è mai accaduto.

Ed eccoci nella medesima situazione: nel giugno 2021 le autorità regionali sono state messe sotto accusa pubblicamente per aver sottostimato il numero e la superficie dei roghi: in alcuni luoghi, le cifre fornite dai funzionari locali non corrispondono ai dati del monitoraggio satellitare. E il Ministero dell’Ambiente della Jakuzia ha giustificato la mancanza di interventi con l’insufficienza di fondi per spegnere il fuoco. Attualmente, il bilancio della Jakuzia riserva solo 6,90 rubli (0,09 dollari) per spegnere un ettaro in fiamme, mentre in Russia il governo federale stanzia mediamente 199 rubli (2,60 dollari) per ettaro.

Il fumo vicino al villaggio di Magaras, in Jakuzia

Ormai sull’orlo della disperazione, gli abitanti locali hanno iniziato a scrivere all’account Instagram del ministro federale delle Risorse Naturali e dell'Ecologia, Aleksandr Kozlov, chiedendogli di intervenire. “La Jakuzia sta bruciando ormai dall’inizio dell’estate, ma nessuno se ne preoccupa”, dicono. Sotto i post del ministro sono apparsi centinaia e centinaia di commenti. Lui ha detto di averli letti tutti, ma che la forza bruta della natura non dà tregua. “Stiamo facendo arrivare forze antincendio da tutto il paese (...) Stiamo cercando di stabilizzare la situazione, ma gli incendi hanno il sopravvento. Per di più, le previsioni di rischio incendi per luglio sono pessime”.

Nella Repubblica della Jakuzia sono stati inviati diversi aerei anfibi, quasi 3.000 uomini del Ministero russo delle Emergenze, oltre a piloti militari e quasi 400 camion antincendio. A ciò si sommano i gruppi di volontari, composti da uomini e donne di tutte le età. Così come si vede dalle pubblicazioni apparse sui social, anche i giovani e giovanissimi non si tirano indietro. Nella Regione è stato dichiarato lo stato di emergenza.

“Ci sono troppi incendi, e ogni volta che ne viene spento uno, ne scoppia un altro. Abbiamo dormito per qualche minuto ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, distesi per terra e senza toglierci le maschere per l’ossigeno. Non c’era altro modo. Avevamo tutti gli occhi gonfi per il fumo”, ha detto un membro delle squadre di intervento. La lotta della Jakuzia contro il fuoco sarà ancora lunga.

LEGGI ANCHESurriscaldamento globale: perché la Siberia si sta riscaldando più del resto del Pianeta?

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie