L'invincibile armata che si arrese solo all'Nba

Trent'anni fa la nazionale di basket del colonnello Gomeskij era quanto di meglio potesse offrire il panorama europeo
 
Il campione del basket sovietico
Aleksandr Volkov, in questa foto
con la maglia
numero 8 della Panasonic
Reggio Calabria (Foto: Wikipedia)

La sconfitta che avrebbe portato all'oro della leggenda. Anni Ottanta, un'altra era di pallacanestro, con gli europei che guardavano solo da lontano, dalle televisioni private, le imprese dei fenomeni della Nba. Tra questi, tanti sovietici che formavano la Nazionale forse più forte che si ricordi nel Vecchio Continente, al livello della Jugoslavia del compianto Drazen Petrovic, Dino Radja, Toni Kukoc. Esattamente 28 anni fa c'erano gli Europei in Grecia.

E l'Urss si presentava alla palla a due con i favori del pronostico, con due Europei vinti in fila e il titolo di vicecampione mondiale. E il centro più forte della storia del gioco in Europa, Arvydas Sabonis, 221 centimetri di talento, forza fisica, tecnica individuale. Premiato nel 1985 come europeo dell'anno.

Per i sovietici del colonnello Gomeskij, allenatore che amava sorprendere e sperimentare un basket diverso da quello della tradizione, il torneo doveva essere l'antipasto vincente per i Giochi olimpici in Corea del Sud, l'anno successivo.

E il cammino di Sabonis assieme a Sarunas Marciulounis (che sarà incoronato come il migliore in Europa nell'anno successivo) e qualche altro pezzo da Novanta che poi finirà nella Nba, oppure Aleksandr Volkov, visto anche a Reggio Calabria ed eletto nel quintetto ideale, era senza errori sino alle fasi finali del torneo. Nell'atto conclusivo, i sovietici si imbattevano nella giornata di gloria di Nikos Galis, fenomeno greco. Beniamino del pubblico di casa. Per lui, 40 punti finali, il dominio della partita finita ai supplementari con la sua sigla su un pezzo di letteratura sportiva. I più forti avevano perso. Per i sovietici, che avevano battuto gli ellenici nel girone di qualificazione per la competizione continentale, arrivava un duro colpo. Assieme alla riscrittura della geografia della pallacanestro europea.

Ma anche una sveglia: i più forti in Europa erano ancora loro ma serviva più grinta e gioco di squadra per centrare il colpo grosso l'anno dopo ai Giochi, soprattutto contro gli statunitensi che non spedivano in Oriente i fenomeni della Nba ma i migliori atleti dall'Ncaa e qualche astro meno esplosivo e mediatico dei vari Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird. E la batosta subita contro i greci portava in Corea alla vittoria del secolo, in semifinale contro gli americani. Anche per merito di Nikos Galis, il greco dell'Olimpo che quasi da solo aveva superato l'Invincibile Armata.  

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