Quel fenomeno di Ozerov

Foto: Aleksandr Saakov / TASS

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La storia di Nikolai Ozerov, tennista, più volte campione negli anni Cinquanta e poi noto commentatore sportivo, inserito anche nella Hall of Fame del tennis

Il tennis prima, un posto d'onore tra i commentatori sportivi sovietici, poi. La storia di Nikolai Ozerov appartiene a un'altra epoca, quando lo sport profumava meno di interessi, anche se forse era maggiormente intrecciato alla politica. Un talento che sapeva intrecciare sport e spettacolo. Quarantacinque titoli nazionali in pantaloncini e racchetta, nell'era in cui il tennis sovietico era lontano dai campioni dell'Occidente. In totale, circa 170 successi finali tra il 1939 e il 1953, il primo a 12 anni. Un fenomeno da giovane, dilettante, che non poteva confrontarsi con i campioni che venivano fuori negli Stati Uniti, in Australia o in Europa, soprattutto i francesi, abili sulla terra rossa. C'era un Muro che divideva in due parti l'universo di racchette e palline. Orezov, uno dei pochi tennisti a meritare la Hall of Fame. Che forse centrerà Marat Safin, che ha vinto titoli del Grand Slam tra i professionisti.

Dopo di lui in Unione Sovietica saliva in cattedra Sergei Andreev, che negli anni Cinquanta vinceva 12 campionati nazionali in Russia, oltre a vincere l'oro olimpico ai Giochi di Melbourne 1956. Una vita, quella di Andreev, per il tennis prima come atleta poi come capitano di Coppa Davis e consigliere Federale. Invece Ozerov non si limitava a servizio e rovescio. Prima del tennis, sci, pugilato, pallavolo, ogni tipo di sport. E poi, lo spettacolo, l'arte, che colorava la sua vita anche durante la carriera agonistica.

Era cresciuto in una famiglia dedita all'arte, con il padre tenore al Teatro Bolshoi. Lui invece si era formato al Teatro dell'Arte di Mosca. Una delle migliori compagnie dell'Urss. Una volta chiuso con il tennis, Orezov faceva il salto. Da fondocampo a colpire palline a un posto alla radio All Union. A raccontare le imprese sportive. Poi, ottenuto un grande successo nazionale anche per l'originalità nei commenti, passava all'emittente di Stato. Da ex sportivo che scopriva l'altro lato della Luna. Diventando “zio Kolja”, 40 anni di storie, dettagli, leggende. Coperte 17 Olimpiadi tra invernali ed estive, nove Mondiali di calcio, 49 tornei di hockey su ghiaccio, che era una delle sue passioni, al punto di essere inserito, con un passato da tennista, nella Hall of Fame dell'hockey sovietico assieme a leggende come Alexander Yakushev, Vladislav Tretyak and Vyacheslav Fetisov.. E spettò a lui raccontare la famosa serie di sfide tra la Nazionale canadese, la più forte al mondo, zeppa di professionisti che già rendevano stellare la National Hockey League e la Nazionale sovietica. La sfida, vinta, del dilettantismo ai fenomeni pagati migliaia di dollari. 

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