Kovalenko, il dominatore del parquet

Sergei Kovalenko in gara (Foto: Ria Novosti)

Sergei Kovalenko in gara (Foto: Ria Novosti)

L'eroe del basket russo anni '70, quando la geografia del canestro era diversa da oggi

L'Urss della pallacanestro che dominava in Italia. Durante il suo periodo d'oro, tra talento, potenza e attitudine al successo. Accadeva 45 anni fa, agli Europei organizzati dal nostro Paese. La geografia del canestro era ben diversa da quella attuale. Durante le competizioni mondiali gli Stati Uniti non schieravano gli atleti della Nba, che ora collezionano medaglie dopo qualche brutta figura. E a dominare sul parquet erano le supercorazzate Jugoslavia del centro Kresmir Cosic e Unione Sovietica del fenomeno del palleggio e tiro, Sergei Belov. I sovietici però avevano una rosa di 12 campioni, tra cui Sergei Kovalenko, con la casacca numero 15.

Anche lui un concentrato di forza fisica, intensità, rimbalzi, disciplina, che lo portarono anche a vincere con la squadra dell'Armata Rossa, il Cska, tra il 1976 e il 1980. Ma Kovalenko non era il più dotato in squadra: c'era Sasha Belov appunto, c'era l'omonimo Aleksandr, quello che metterà i due punti decisivi contro gli Stati Uniti tre anni allo scadere del tempo utile dopo ai Giochi di Monaco, scatenando l'ira americana, una ferita mai rimarginata, nonostante i decenni passati. E c'erano altri tipi speciali come Alzhan Zharmukhamedov. Ma Kovalenko era un gregario di assoluto talento. Per questo motivo è inserito da più parti nella lista dei dieci migliori cestisti sovietici della storia, per capacità e successi di squadra. Con lui in quintetto a saltare sotto i tabelloni, assieme agli altri assi della squadra, l'Urss non andava mai sotto nel punteggio.

Partendo dalla competizione italiana, vinta con irrisoria facilità. Sei successi su sette al palasport di Caserta, travolte Ungheria, Grecia, Svezia, Bulgaria con distacchi simili a quelli piazzati agli avversari dal Dream Team di Michael Jordan, Larry Bird, Magic Johnson alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Unico passo falso con la Jugoslavia, poi battuta in finale, superando la Cecoslovacchia in semifinale. L'Urss era quasi imbattibile. E se falliva la competizione, arrivava sul podio, come ai Mondiali 1971. E Kovalenko finiva sul parquet nei momenti più caldi anche alle Olimpiadi tedesche, anche nella finale contro gli americani. Che nella prova a cinque stelle avevano lasciato a casa il fenomeno dei Los Angeles Lakers Bill Walton, che forse avrebbe vinto da solo l'oro, affidandosi a soli tre cestisti internazionali. Poi, il layup di Belov scriveva la storia. Con Cuba, terza, alla prima medaglia olimpica nella pallacanestro.

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