Una volee contro il potere

Natalia Zvereva (Foto: Ria Novosti\Boris Kaufman)

Natalia Zvereva (Foto: Ria Novosti\Boris Kaufman)

Ascesa e caduta di Natalia Zvereva: da promessa del tennis a contestatrice dell'ordine sportivo

Nella storia del tennis. Ma dalla porta sbagliata. Poco più di un quarto di secolo fa sul centrale del Roland Garros la 17enne sovietica Natalia Zvereva sfidava in finale Steffi Graf, tedesca, la prima giocatrice del mondo. Forse la più forte di sempre, di sicuro nella sua annata migliore, quella del Grand Slam, con il successo finale anche in Australia, a Wimbledon e allo Us Open. Quella finale durava appena 32 minuti. Doppio 6-0 della Graf alla ragazzina dall'Est. Un k.o come avviene nella boxe, come quelli che infliggeva Mike Tyson negli anni Ottanta, un doppio destro, avversario al tappeto e tutti a casa. La Zvereva metteva assieme solo 13 punti in tutta la gara. E poco importava che era considerata la Graf del futuro, che aveva vinto i titoli juniores sia al Roland Garros che a Wimbledon, un paio di stagioni prima. E che nel torneo aveva pure battuto Martina Navratilova, altra dea della racchetta.

L'etichetta di perdente gli veniva appiccicata sulla schiena. Ma la sovietica aveva un carattere di ferro anche se timido, introverso, a volte schiacciato dal padre-allenatore e alimentato dalla sua passione per Fedor Dostoveskij, assieme a quella per i Led Zeppelin. Ma il vero problema era con la federazione sovietica, che le sfilava dalla tasca il 90% dei premi guadagnati nella stagione tennistica. Un vero braccio di ferro che culminava durante la premiazione nella finale persa contro Steffi Graf a Hilton Head, nel 1989. La Zvereva, ricevuto l'assegno di 24 mila dollari che spettava alla finalista, si girava verso il pubblico dicendo che per lei era solo carta. Dei dollari per lei nemmeno l'ombra. Un insurrezione contro il potere.

La tennista sovietica poi firmava un contratto con un'agenzia privata, la Pro-Serv, per gestire i suoi guadagni. Con i suoi connazionali che l'accusavano di tradimento. Lei si definì una ribelle ma con una causa. Ovvero, una Mercedes rossa da acquistare e piazzare in garage. Nel frattempo, sull'Urss calava il sipario. Gli atleti appena possibile scappavano in Occidente alla ricerca di ricchi contratti. E Natalia Zvereva diventava Natasha, si impadroniva delle sue radici bielorusse. Aveva vinto la sua personale sfida al comunismo. Prima di vincere la sua battaglia anche in campo, ma in doppio, con Gigi Fernandez: 39 titoli Wta, soprattutto 14 titoli del Grand Slam e un posto nella Hall of Fame. Mentre l'ultimo atto era riservato a Steffi Graf, finalmente battuta nell'edizione di Wimbledon 1999. 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta