Quel fenomeno dietro la rete

Dmitri Fomin (Foto: Itar Tass)

Dmitri Fomin (Foto: Itar Tass)

Un mostro di bravura. Capace di riscrivere le leggi della pallavolo italiana. La storia del campione Dmitri Fomin e del suo successo nel Ravenna

L'ussaro con il martello al posto del braccio. Che in dieci anni di punti vincenti ha riscritto le leggi della pallavolo italiana e mondiale, partendo dall'ultimo atto, l'oro al collo ai Mondiali 1991 con l'Unione Sovietica. Dmitri Fomin è uno degli opposti più forti mai arrivati nei palazzetti italiani. Buchi sui pavimenti e lividi sulle braccia dei difensori: il russo tirava forte, molto forte. Con le sue traiettorie impossibili, ha stravinto a Ravenna e Treviso negli anni Novanta, con il volley italiano piazzato in vetta al mondo, tra i successi della Nazionale diretta da Julio Velasco e i club come Modena, Parma, Milano che investivano miliardi di lire in campagne acquisti da sogno.

Ma Fomin arrivava da Mosca, dal dominio durato tre anni tra campionati nazionali e Coppe dei Campioni con il Cska Mosca, a Ravenna. Il punto più alto della provincia italiana che era diventata grande in Europa con i fenomeni statunitensi Karch Kiraly e Steve Timmons. Il russo sbarcava in Romagna nel 1992, assieme ad altri medagliati olimpici come Giovane Gavio e Renan Dal Zotto (il Brasile aveva da poco trionfato alle Olimpiadi di Barcellona).

L'anno prima, Fomin veniva eletto miglior atleta dei Mondiali vinti dall'Urss, disputati in Giappone. Con il martello sovietico che superava un altro fenomeno mondiale Joel Despaigne, cubano anche visto in Italia.

L'Unione Sovietica del volley chiudeva la sua gloriosa storia con un successo. Poi per Fomin sarebbe arrivata la casacca con la scritta Csi, poi quella della Russia, anche se è nato a Sebastopoli, in Crimea.

Con i punti del russo Ravenna si dimostrava una superpotenza vincendo la Supercoppa Europea e la seconda Coppa Campioni in finale sulla Maxicono Parma. Dal 1993 col crak del Gruppo Ferruzzi Ravenna comincia a indebolirsi e a cedere i pezzi pregiati della sua magnifica squadra, partono Renan, Margutti e Gardini. E dopo 3 indimenticabili anni sparisce dalle maglie il dominio Messaggero sostituito da Edilcuoghi. Anche Fomin andava via, a Treviso, nel club più forte del mondo.

Anche qui scudetti, Coppe Campioni, assieme ad atleti formidabili. E l'immagine del russo che abbatteva i muri avversari quasi fossero di cartone, al punto di essere ritenuto tra i martelli più forti di sempre, assieme all'italiano Andrea Zorzi, all'olandese Olaf Van der Muelen, al bulgaro Ljubo Ganev, tutti passati per il campionato italiano. 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta