Quel salto triplo che fece la storia

Viktor Saneev e le Olimpiadi "politiche" di Città del Messico. Tra tensioni e proteste, anatomia di una gara memorabile

Viktor Saneev (Foto: Yuri Somov / Ria Novosti)

Un salto triplo verso la storia delle Olimpiadi. Per un capitolo a cinque cerchi che intrecciava Italia e Urss alla fine degli anni Sessanta. A Città del Messico, edizione dei Giochi in cui la politica metteva lo sport in secondo piano. L'invasione sovietica per reprimere la Primavera di Praga, l'avvio della protesta studentesca per la guerra in Vietnam. Soprattutto, la follia del governo messicano che compiva una strage di studenti pochi giorni prima della cerimonia dell'inaugurazione. Un massacro dovuto alle incursioni dei granaderos, i poliziotti messicani, nelle Università, con gli studenti che si opponevano manifestando contro il presidente Diaz Ordaz. Ma grazie all'italiano Giuseppe Gentile, il brasiliano Nelson Prudencio e il sovietico Viktor Saneev, gli occhi del mondo per qualche ora finivano sulla pista d'atletica. Con record del mondo polverizzati, riscritti, nell'arco di giorni, ore. Anche minuti.

Il primato di Gentile durava per esempio 29 ore e 20 minuti: tra le 10.45 del 16 ottobre e le 16.05 del giorno successivo. Prima l'italiano arrivava a 17,10 metri, fino al 17,22 finale che in una normale gara avrebbe significato successo finale con medaglia d'oro appesa al collo. Un'ora dopo il suo ultimo balzo, ecco gli avversari: Saneyev balzava 17,23 metri, un centimetro oltre il record stabilito dall'atleta italiano. Poi era Prudencio a saltare 17,27, infine toccava a Saneev spingersi sino a 17,39 metri. Una misura prodigiosa che stampava il nuovo limite mondiale, ritoccato per quattro volte in una finale esaltante. Oro al sovietico, argento al brasiliano, bronzo per Gentile. E la storia era scritta, in bella copia. Solo una piccola fetta nel percorso olimpico di Saneev. Altro oro a Monaco di Baviera, quattro anni dopo. E gradino più alto del podio anche a Montreal 1976, con la chiusura d'argento nei Giochi di casa, Mosca 1980.

Ma Saneev è stato anche per otto volte campione sovietico, due volte campione d'Europa e tre volte primatista del mondo. Ma l'exploit di Città del Messico l'ha consegnato al tal punto alla letteratura sportiva che Gentile, anni dopo gli avrebbe dedicato una lettera all'interno della sua autobiografia. Non male per un campione che era prestato all'atletica dal basket, fenomeno anche nel salto in lungo e sui 100 metri e che era stato costretto a fermarsi per due anni in piena giovinezza per una forma di artrosi a un piede.  

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