Il poeta della pallavolo

Foto: Wikipedia

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L'avventura italiana di Juri Sapega, uno dei miti del volley russo

Il poeta della pallavolo russa nell'era d'oro italiana. Venti anni fa il Petrarca Padova alzava la Coppa Cev, la Coppa delle Coppe del volley. Il successo insperato a livello europeo di una piccola provincia nel decennio dei grandi successi della Nazionale azzurra guidata da Julio Velasco e dal duello al vertice tra le storiche big del campionato italiano di Serie A1: da Treviso a Parma, Milano con gli investimenti della Mediolanum, al mito Modena. Ma a Padova giocava per tre anni, assieme ad altri fuoriclasse (Marco Meoni, capitano dell'Italia e l'ex azzurro Michele Pasinato) anche Juri Sapega, uno dei più forti talenti russi dell'ultimo ventennio. Forse, assieme allo statunitense Karch Kiraly, il miglior straniero che sia mai passato in Italia. Il suo ruolo era il centrale: attacco in primo tempo, muro, tempismo e potenza. Ma Sapega sapeva anche piazzarsi in banda, fare lo schiacciatore. Oppure giocare in ricezione, dove era quasi perfetto.

Questo fino ai 40 anni, la classe gli consentiva tutto. Ed era conosciuto come il poeta. Sapega era una colonna dell'invincibile Cska Mosca con cui vinceva anche tre Coppa Campioni negli Anni Ottanta. I suoi movimenti sono il testamento per qualsiasi centrale in prima linea. E Padova aveva contrattato anche l'arrivo in Veneto di un altro fuoriclasse dello sport russo, Dmitri Fomin, che arriverà in Serie A1 prima a Ravenna poi a Treviso. Come tanti formidabili atleti dello sport sovietico, Sapega è morto giovanissimo. Appena 40 anni, per infarto, a Mosca. Forse appesantito troppo nel fisico dopo una carriera infinita. Era tornato a casa per occuparsi dello sviluppo del volley russo, alla Dinamo Mosca e come direttore generale della Nazionale, dopo aver iniziato la carriera di allenatore in Italia, proprio a Padova.

Ma Sapega resta un mito del volley russo che nel frattempo, grazie all'esempio dei campioni del passato, continua a restare al vertice, tra Mondiali, Europei, Olimpiadi. E proprio a Seul 1988 arrivava la delusione in maglia Cccp. Finale per la medaglia d'oro contro gli Stati Uniti e rivincita a stelle e strisce (3-1 dopo il primo set vinto dai sovietici), vendicando l'incredibile sconfitta nel basket per mano di Arvydas Sabonis e compagni. E Sapega era in campo anche nella supersfida tra americani e sovietici che fu anticipata in Italia, per un'amichevole all'Arena di Verona. Il teatro della lirica diventava la casa del volley. 

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