L'ultimo Zar

Foto: Wikipedia

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Igor Belanov, la saetta. Bandiera della nazionale sovietica alla fine degli anni '80. Un talento puro, in grado di mettere in difficoltà qualsiasi avversario

La progressione degli anni Ottanta. Scatto, tiro, reti. E un Pallone d'Oro che ha segnato la storia dell'Urss. La Nazionale di Fabio Capello che esordisce tra poche ore ai Mondiali brasiliani avrebbe bisogno di un tipo come Igor Belanov. Attaccante senza coscienza, abituato ad andare a rete nelle gare che contano. E a sorprendere, sempre, tutti, sin dagli esordi nella Dinamo Kiev. Ha vinto il Pallone d'Oro quando nessuno se l'aspettava. Il terzo nella storia sovietica, dopo Lev Jashin, il Ragno Nero e Oleg Blokhin. Ma lo Zar Igor è stato l'ultimo prima della caduta del Muro e la fine dell'Urss.

Da allora, tutto diverso nel calcio russo, in generale nel calcio orientale. Per molti addetti ai lavori è stato il peggior Pallone d’oro della storia, un atleta di spessore ma non meritevole del titolo di miglior calciatore del continente. Senza dimenticare che il premio istituito dalla rivista francese France Football era assegnata solo agli europei. Sennò trofeo a Diego Armando Maradona, con buona pace di tutti, con El Diez che vinceva il Mondiale per l'Argentina praticamente da solo. Ma Belanov era un talento vero. Finalizzatore, assieme a Oleg Protasov, dell'incredibile volume di gioco dell'Unione Sovietica del colonnello Lobanovskij, la vera novità calcistica degli anni Ottanta. Con la Dinamo Kiev che vinceva la Coppa delle Coppe e titoli nazionali. Ma il trionfo arrivava con i Mondiali messicani 1986. L'Urss pur non essendo molto quotata, conquistò il primo posto nel suo gruppo, quello della Francia di Michel Platini. Belanov andava a segno nel cappotto contro l’Ungheria (6-0) e fu fra i migliori nel sorprendente pareggio  contro i transalpini; col Canada, infine, partiva dalla panchina e solo dopo il suo ingresso l’Urss confezionava il 2-0 finale. Negli ottavi di finale, l’Urss salutava la Coppa al termine di incontro mozzafiato e sempre incerto contro il Belgio, che si imponeva 4-3 dopo i tempi supplementari. Una sconfitta bruciante, amara, con Belanov autore di tutti e tre i gol sovietici, sei alla fine della competizione.

Nelle votazioni per il Pallone d'Oro, qualche mese dopo, il favorito d'obbligo era Gary Lineker, bomber dell'Inghilterra. Che veniva però superato di due voti. Belanov, durante la premiazione parigina, attribuiva il merito del suo successo solamente alla sua Nazionale, al suo tecnico Lobanovskij. Ma il calcio dà e toglie. Due anni dopo, la delusione più grande con la maglia Cccp: rigore sbagliato nella finale persa agli Europei 1988 contro l'Olanda, che era avanti 2-0. E svaniva il sogno sovietico, l'ultimo nel pallone. 

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