La comune passione per il cibo

Mosca e Roma sono anche capitali della cucina. Ecco le affinità e le divergenze
 
Niva Mirakyan
(Archivio personale) 

La vita si può immaginare senza tante cose superflue, ma pochissimi sarebbero disposti a sacrificare volontariamente uno dei suoi piaceri principali, il mangiare. Vediamo qual è l'approccio a questo aspetto fondamentale della vita in Italia e in Russia. Se mi domandassero qual è il verbo utilizzato più di frequente dagli italiani, risponderei senza pensarci due volte: "mangiare". Ascoltate per un momento i passanti che incrociate per strada e converrete che lo si sente risuonare come un eco qua e là.

Le cose stanno così, in Italia del mangiare si parla molto, con passione e roteando gli occhi verso l'alto, quasi ci si rivolgesse al Creatore stesso in cerca di approvazione. Se tra gli inglesi, i tedeschi e gli stessi russi il tema principe della conversazione è il tempo atmosferico, il pane quotidiano degli italiani, se mi passate il gioco di parole, è poter discutere del prossimo pranzo o della cena che li aspetta.

Ragazze al ristorante (Foto: Alamy / Legion Media)

Per giunta, questi discorsi si fanno praticamente lungo tutto l'arco della giornata, prima, durante e dopo i pasti, e finiscono per migrare anche nei contesti più disparati, compresi i discorsi d'affari. Ricordo come, durante una mia breve esperienza lavorativa in una grande azienda italiana, rimasi colpita dalla passione e dal trasporto con cui i miei colleghi, persone dall'aspetto serio che indossavano giacche e cravatte costose, inforcando gli occhiali esaminavano la questione: "In quale ristorante pranziamo oggi?", e vagliavano tutti i pro e i contro di questo o quel locale. Poi, di ritorno dall'ennesimo ristorante, ispirati e sazi, passavano ancora un'ora intera ad "analizzare" scrupolosamente il pranzo appena consumato, esprimendo il proprio giudizio su ciascuna delle portate. E così avveniva quasi ogni santo giorno.  

Non nego che quando lavoravo a Mosca anche io e i miei colleghi quando si avvicinava l'ora del pranzo decidevamo dove andare. Ma queste discussioni, come potrete immaginare, da noi di sicuro non occupavano una buona metà della giornata lavorativa: al massimo cinque, dieci minuti. E questo con tutto che ai russi piace mangiare, di certo non meno che agli italiani; ma da noi non c'è l'usanza di discutere dell'argomento con tutto l'ufficio. Che dire, per gli italiani non è affatto indifferente cosa mangiare e dove: il cibo per loro deve essere necessariamente di qualità, e il luogo deve essere accogliente e, se possibile, offrire una bella vista. Si può rimproverare loro un atteggiamento un po' superficiale verso qualsiasi altra cosa, ma non nei confronti del cibo. Tra le nazioni che posso dire di conoscere bene solo gli italiani, anche quando stanno letteralmente "morendo" di fame, sono capaci di spendere molto tempo per selezionare accuratamente il locale dove consumare una cena raffinata. La fame, insomma, per loro non è un buon motivo per lasciarsi traviare e "fare un salto" al più vicino McDonald's.

Non mi risulta difficile trovare degli esempi da citare. Un paio di giorni fa siamo stati con degli amici alla presentazione di un libro. Dopo aver attinto al cibo per l'anima, quando ci è venuto un discreto appetito ci siamo messi a cercare del cibo per la vita terrena. Non scenderò in particolari, dirò solo che un'accesa discussione è cominciata già prima di arrivare al parcheggio dell'auto. Poi, quando siamo saliti nelle macchine, le consultazioni multilaterali sono proseguite al telefono, e ciascun ristorante è stato valutato con grande passione; ci siamo persino divisi in gruppi (era un sabato, e tutti i posti migliori erano già prenotati da un pezzo) per telefonare a tutti i ristoranti che avevamo inserito nel nostro "elenco dei finalisti". Alla fine, tutti i nostri sforzi e il tempo investito sono stati ampiamente ripagati. Dopo circa un'ora abbiamo trovato il posto ideale, grazie agli sforzi di un nostro "agente" (uno degli amici che da casa erano riusciti a prenotare un tavolo per noi, mentre arrivavamo al ristorante attraversando il traffico cittadino). Insomma, la serata è stata un vero successo, e la nostra "festa per il palato" è perfettamente riuscita.    

Eppure, nonostante questo atteggiamento così serio e rispettoso nei confronti del cibo, il mangiare all'italiana, almeno dal punto di vista di noi russi, anche se all'apparenza è molto gustoso non fa sempre così bene alla salute. Ad esempio, in Italia il pasto a cui viene data maggiore importanza è la cena. Mentre a noi russi per lunghi anni è stato inculcato il seguente motto: "la colazione mangiala tutta, il pranzo dividilo con un amico, e la cena lasciala al tuo nemico". Ciò non significa, naturalmente, che tutti seguano queste raccomandazioni alla lettera, ma per il russo medio è difficile immaginare il pranzo senza un piatto di minestra, che è così salutare per lo stomaco. D'accordo, ammettiamo che in Italia per via del clima alla minestra si possa pensare giusto al Nord, e anche lì solo d'inverno. Ma come la mettiamo col fatto che il "cibo preferito degli impiegati d'ufficio" in Italia (i miei colleghi della grande azienda che ho citato prima non fanno testo) siano i panini e le fette di pizza, seppure sottile?

A proposito di questi spuntini "poco salutari", approfitto per porre una domanda che volevo fare da tempo: cari abitanti del Bel Paese, perché mangiate così tanta pasta lievitata? Brioche a colazione, pizza per pranzo, pasta a cena: il tutto, naturalmente, senza rinunciare al dolce.  "Parli solo per invidia", direte voi, e probabilmente avete ragione. Io, che adoro tutte queste cose buone ma "dannose", avrei anche una voglia terribile di capire come facciano la maggior parte degli italiani, che ogni giorno mangiano le cose che ho elencato, a restare così snelli e in forma. Ammetterete che altri popoli (basti guardare gli americani) già da tempo avrebbero pagato lo scotto della loro smodata passione per la pasta e per i dolci. Per gli italiani, invece, tutto questo non ha alcuna conseguenza.

Forse la spiegazione sta nel fatto che agli italiani, abituati a trarre piacere da tutto ciò che fanno (e il mangiare, ne converrete, è forse l'unico piacere che accompagna l'uomo lungo tutto l'arco della vita), non viene neanche in mente di contare le calorie dei cibi, e tanto meno di provare rimorsi di coscienza per i loro "peccati di gola". E quando si ha la coscienza a posto, probabilmente, non si mettono su chili. Come si spiegherebbe altrimenti questo fenomeno, secondo voi?

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