Una volta, all'aeroporto...

È arrivata la tanto attesa stagione estiva. E con essa le partenze per le ferie. Ma non sempre tutto fila liscio…
 
Niva Mirakyan
(Archivio personale) 

È arrivata finalmente la tanto attesa stagione estiva, e con lei anche il periodo delle ferie, accompagnate come di consueto e quasi inevitabilmente dai viaggi aerei. Vediamo come è organizzato il lavoro negli aeroporti delle capitali di Russia e Italia.

Devo confessare in tutta onestà che dopo la mia ultima visita all'aeroporto romano di Fiumicino non ho più il benché minimo desiderio di tornare ancora in quello scalo, pur tanto frequentato. Mi rendo conto benissimo che sarà estremamente difficile evitare di passarci, ma farò comunque ogni sforzo per rimandare al momento più lontano possibile la mia prossima visita a Fiumicino. E vi spiego per quale motivo.

Il nostro volo Mosca-Roma è atterrato a Fiumicino alle 11:40, ora locale. Io e il mio figlioletto di dieci mesi non eravamo ancora usciti dallo scalo romano che sono iniziate le nostre avventure. Tanto per cominciare, alla mia gentile richiesta di portarci dal reparto bagagli il nostro passeggino (il mio bimbo non sa ancora stare in piedi da solo), i lavoratori dell'aeroporto, che indossavano dei gilet di un colore giallo acceso, non hanno certo fatto a gara per aiutare una donna con un bambino in braccio, ma mi hanno fiaccamente fatto cenno di aspettare.  

Foto: Alamy / Legion Media

Dopo quasi quindici minuti di attesa, ho chiesto loro con molta insistenza di adempiere quello che è un loro preciso dovere. Quando finalmente, con aria malcontenta, gli addetti ai bagagli ci hanno fatto avere il nostro "mezzo di trasporto", ho avuto la faccia tosta di chiedere persino che mi aprissero il passeggino, perché purtroppo con il bambino in braccio non ci sarei mai potuta riuscire da sola. E immaginate quale risposta, a dir poco inaspettata, ho ricevuto alla mia domanda alquanto innocente da una giovane donna che a prima vista mi era sembrata piacevole: "Prima di mettersi in viaggio da sola con un bambino, bisogna pensare bene a come cavarsela poi senza aiuto"; ecco quale è stata la sua raccomandazione, prima di lasciarci con il passeggino chiuso in mezzo al "tunnel" che conduce all'interno dell'aeroporto. Bisogna prenderne atto: non mi sono particolarmente infuriata, e ho attribuito questo comportamento indegno al cattivo umore della signora col gilet giallo, alla quale evidentemente eravamo capitati davanti in un momento di stizza.  

Dopo aver superato senza particolari choc emotivi il controllo passaporti, siamo arrivati nell'area del ritiro bagagli. E qui è cominciato un vero e proprio delirio...

Quando alla fine di aprile eravamo partiti da Roma, i passeggeri di due voli per Mosca erano stati indirizzati per errore verso la stessa uscita. Se non fosse stato per la prontezza di ingegno degli stessi viaggiatori, che come potete intuire volavano con due diverse compagnie aeree verso due aeroporti moscoviti ben diversi, i lavoratori di Fiumicino probabilmente avrebbero impiegato ancora un bel po' di tempo per capire dove fosse il problema. In fondo, entrambi i voli erano diretti a Mosca... Quella volta, ad aprile, avevo preso quell'errore con una certa dose di humour: a chi non capita di sbagliare? Semplicemente, hanno confuso due voli per Mosca, che partivano allo stesso orario. Ora mi rendo conto che avevo tratto una conclusione troppo affrettata.

Il giorno del nostro ritorno a Roma non solo la stessa situazione si è ripetuta in maniera speculare, ma ha assunto proporzioni ancora più assurde. Guardando il tabellone sul quale solitamente si accende una scritta con il numero del nastro trasportatore per il ritiro del bagaglio, con il bambino e il passeggino mi sono fiondata fiduciosa verso il numero nove, come indicato. Dopo avere aspettato in piedi con gli altri passeggeri del nostro volo per circa venti minuti senza "pescare" ciò che aspettavamo, ho capito che qualcosa non andava: sul nastro continuavano a girare ostinatamente solo le valigie arrivate dall'aeroporto moscovita di Sheremetevo, mentre noi eravamo atterrati da Vnukovo. Non starò a raccontare tutti i dettagli, ma di noi si sono ricordati soltanto quando noi stessi ci siamo fatti vedere, sovrastando l'addetto del punto informazioni ed esigendo che ci dicesse dove sarebbero stati riconsegnati i nostri bagagli. Questa volta, con aria non molto convinta (chiaramente solo per farci allontanare), ci hanno indirizzato al nastro numero sette. E, pensate un po', là non c'era nessuno ad aspettarci, tranne naturalmente i passeggeri arrivati da Israele che "pescavano" svelti e allegri le borse di loro proprietà dal nastro che si andava svuotando sotto i nostri occhi.

Quando ormai avevamo perso definitivamente ogni speranza, qualcuno degli "attivisti" del nostro volo ci ha assicurato di avere visto dei bagagli provenienti da Vnukovo sul nastro numero sei. Senza molta fiducia e quasi disperando di uscire prima o poi da quell'area bagagli (il cartellone continuava invariabilmente a indicare il numero nove), ci siamo mossi lentamente verso il nastro numero sei, dove in perfetta solitudine "strisciavano" pigramente le nostre povere, tormentate valigie.

Come si è chiarito poi, dopo aver subito quello stress, i lavoratori dello scalo romano ancora una volta (esattamente come era successo il giorno della nostra partenza) avevano sviato tutti, confondendo due voli da Mosca che per un'incredibile coincidenza erano atterrati esattamente alla stessa ora.

L'accordo finale del nostro "indimenticabile" passaggio all'aeroporto di Fiumicino è stato un incidente che a mio parere per la sua gravità supera di gran lunga tutti gli episodi precedenti. Quando io, stanca e zoppicante, con il bambino nel passeggino e la valigia in mano sono uscita dal "corridoio verde" della dogana, con mio marito che ci era venuto a prendere ci siamo diretti con passo sicuro verso la fermata dei taxi. Con nostra sincera sorpresa, alla consueta preghiera di portarci a Ostia prima un tassista, poi un altro, e infine anche tutti gli altri si sono rifiutati di svolgere l'incarico che gli stavamo affidando. Ci hanno "magnanimamente" indicato una fermata dove, secondo loro, dovevano trovarsi i taxi per quella destinazione. Purtroppo, nel luogo che ci indicavano non abbiamo trovato alcuna fermata né alcun taxi.

 
Di nuovo in sciopero

Tornati indietro con un nulla di fatto, abbiamo richiesto di metterci a disposizione una macchina per andare a Ostia, una frazione di Roma che dista venti minuti dall'aeroporto di Fiumicino. Pensate un po', si sono rifiutati, ammettendo sfacciatamente che dal punto di vista economico non gli conviene caricare i passeggeri per una destinazione così vicina. Se fossimo stati diretti al centro storico, allora sarebbe stata un'altra cosa... Per completare l'opera, la direttrice di questo "coro" di tassisti cocciuti ci ha "magnanimamente" consigliato, con il bambino, il passeggino e l'enorme valigia, di prendere l'autobus, che "ci avrebbe sicuramente portato fino a casa".

Non mi fraintendete, non sto affatto dicendo che negli aeroporti di Mosca vada sempre tutto liscio. Eppure, non ricordo che negli ultimi quindici o vent'anni vi siano stati degli errori così clamorosi con i bagagli (l'aeroporto moscovita di Sheremetevo, per esempio, ha introdotto il nuovo standard di servizio ai passeggeri "20/12", che prevede che la prima valigia sbarcata dall'aeromobile debba essere consegnata entro dodici minuti dall'arresto dell'aereo, e l'ultima entro venti minuti), o che qualcuno dei conducenti moscoviti dei "taxi gialli", molti dei quali pure, diciamolo apertamente, non si distinguono per le loro buone maniere, si sia permesso di rifiutarsi di portare un passeggero alla destinazione richiesta.   

Ho deciso di descrivere l'episodio che mi è capitato con tanta dovizia di particolari e con tanta carica emotiva non certo per rimproverare qualcuno o per accusarlo, bensì nella speranza che questo resoconto dia almeno un piccolo contributo per migliorare il servizio nel principale aeroporto di Roma, che porta con orgoglio il nome del grande Leonardo da Vinci. A me, come abitante di Roma, dispiace molto che vi regni una simile prepotenza. Credo che il motivo fondamentale di tutto ciò stia nel fatto che i due aeroporti della città chiaramente non riescono a sostenere il flusso di passeggeri che con l'inizio delle ferie diventa semplicemente incontrollabile. Da questo, a quanto pare, dipende il livello inaccettabile del servizio. Io, naturalmente, non sono nella posizione di poter dare consigli, ma forse l'amministrazione della capitale potrebbe valutare l'idea di costruire un nuovo scalo aereo?

Dopo tutto, l'immagine che ci si fa di una città solitamente comincia a prendere forma proprio all'aeroporto...

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