Un viaggio nell'età delle Kommunalki

Le abitazioni "collettive" dell'epoca sovietica al centro di un documentario di Francesco Crivaro ed Elena Aleksandrova. Un nuovo sguardo su San Pietroburgo

Immagini tratte dal film di Francesco Crivaro e Elena Aleksandrova

Città-quinta dalle eleganti architetture teatrali, metropoli popolosa pullulante di vita, San Pietroburgo appare alla moltitudine di turisti e ai propri abitanti nel suo doppio, affascinante volto. Solo chi conosce davvero la capitale ideale fondata da Pietro il Grande sa che dietro i palazzi nobiliari del centro si nasconde l’universo popolare delle “kommunalki”, le abitazioni collettive imposte in epoca sovietica. Svela storia e realtà del fenomeno il film documentario “The age of kommunalki” firmato da Francesco Crivaro ed Elena Aleksandrova, che l’Associazione Italia-Russia presenta a Milano mercoledì 21 maggio, con Alessandro De Magistris, Gianpiero Piretto ed Evelina Schatz, animatori di un dibattito dal titolo “Abitare l’utopia”. Ne abbiamo parlato alla vigilia proprio con Francesco Crivaro, il giovane regista italiano che da tempo pone la Russia al centro dei suoi interessi, anche grazie al sodalizio di vita e di lavoro con Elena Aleksandrova, architetto e urbanista russa.

 
Nel cuore delle Kommunalki

Perché dedicare un film documentario a un tema tanto specifico della vita russa?

“Quando Elena mi ha mostrato l’abitazione comunitaria di San Pietroburgo dove aveva trascorso l’infanzia, così diversa da quella dov’ero cresciuto io, da giovane occidentale ho avuto voglia di capire questo fenomeno a me sconosciuto. Anche Elena voleva riflettere su una modalità abitativa che non ha paragoni in Occidente, tanto più dopo aver vissuto a Milano e constatato la distanza e la diffidenza che separano i vicini di casa. Così abbiamo deciso di autoprodurre un documentario a bassissimo budget e vi abbiamo lavorato per circa due anni".

Come siete riusciti a entrare in questi appartamenti e che disponibilità avete trovato negli abitanti?

“Senza Elena, russa e del posto, non saremmo riusciti ad accedervi. Inizialmente abbiamo incontrato la diffidenza degli abitanti, che temevano avremmo messo in risalto le cattive condizioni delle abitazioni, ritenute indegne di essere filmate, ma una volta capito che si trattava di un progetto di ricerca hanno dimostrato interesse e collaborato volentieri".

Che tipo di persone avete incontrato?

“Un’umanità con le sue storie di vita: giovani coppie che soffrono la mancanza di intimità trovandosi ad abitare una sola stanza con i figli piccoli, o anziani che non lascerebbero mai queste case per non soffrire di solitudine e perché in fondo offrono solidarietà. Alcuni, soprattutto tra le vecchie generazioni, sono consapevoli dei luoghi dove vivono e raccontano con orgoglio la storia della città, tenendoci ad informare per esempio che in quella casa è vissuto lo scrittore Kuzmin".

Lo stato degli immobili effettivamente qual è?

“Al primo ingresso mi hanno colpito la bellezza e la ricchezza degli interni dei palazzi aristocratici che le kommunalki erano, ancora visibili negli stucchi, nei marmi o in camini trasformati in ripostigli per le scarpe o per le bottiglie di vodka. Ma queste abitazioni, distribuite in lotti a seguito delle confische della Rivoluzione e dopo la Perestrojka rilevate dagli usufruttuari divenuti proprietari, oggi sono di difficile manutenzione, per gli alti costi dei palazzi storici, e per le difficoltà di trasformarle in monolocali con servizi e cucine. Inoltre i proprietari, abituati dai tempi sovietici alla manutenzione statale, non hanno la consuetudine di prendersi carico delle parti comuni e attendono fatalisticamente interventi dello Stato o magari dell’Unesco, che tutela la città".

È un fenomeno che continua?

“Sì, a differenza di Mosca, metropoli ormai quasi totalmente trasformata dove moltissimi palazzi storici sono stati distrutti anche per la speculazione edilizia, San Pietroburgo ne è per sua conformazione meno soggetta, conserva più integro il centro storico e con esso le kommunalki. Un fenomeno che pensiamo non si esaurirà nei prossimi decenni, nonostante i bandi del governo incentivanti acquisti che ricompongano l’unità dei palazzi, perché è difficile mettere d’accordo 20 o 30 persone. Inoltre le giovani generazioni, invece che nei casermoni della periferia, preferiscono vivere in centro, in abitazioni fatiscenti ma di fascino. Non costa molto e ci si supporta vicendevolmente".

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