Nel nome dolce della rosa

Foto: Legion-Media

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Simbolo di bellezza, eleganza e fragilità: la “regina dei fiori” è stata cantata dai poeti e amata dagli antichi. Fino a diventare la protagonista dei versi di Blok e Anna Achmatova

Benvenuti nel mese di Maggio: il mese delle rose. Si ritiene che la culla della Rosa di Maggio sia la Persia antica. La rosa, il fiore assoluto, apparve sulla terra più di 40 milioni d'anni prima della comparsa dell'uomo; già ricordiamo della rosa in Paradiso che in persiano significa il Giardino. Era la rosa di pura bellezza, senza spine che comparvero dopo la caduta dell'uomo.

Simbolo di conoscenza, sacralità, bellezza, coraggio, eleganza, fragilità, passione, amore, purezza, lealtà e fedeltà, la rosa è il fiore più amato. Gli antichi greci la dedicarono alla dea Afrodite. Omero cantava l'Aurora dalle "dita di rosa" e si dice che Cleopatra portasse al collo un sacchetto di petali di rose profumatissime e prima di incontrare i suoi amanti, spargesse i petali di rose sul letto e sui mobili. Nei giardini di Rodi e Lesbo Saffo chiamò per prima la rosa "regina dei fiori". Nella biblioteca imperiale cinese 500 volumi dei 18mila erano dedicati ai trattati sulle rose.

Anche gli antichi Romani amavano le rose e ne coltivavano in quantità negli enormi vivai dove si servivano gli imperatori. Nella Domus Aurea di Nerone i petali di rose scendevano dal soffitto della sala roteante. E nei corridoi del Colosseo, sotto le arcate, zampillavano le fontane, profumate di rose. Con i petali e le corone di rose si accoglievano i vincitori nelle processioni trionfali. Ancora nel secolo scorso dall'oculus del Pantheon, durante le celebrazioni di Pentecoste, cadevano i petali di rose. In India, il leggendario giardino - mausoleo di Taj Mahal, costruito nel 1632, dall'imperatore Moghul Shah Jahan in memoria della moglie prediletta Arjumand Banu Begum, alla luce del tramonto s'accende di rosa, come una fantastica rosa di marmo -  la rosa dell'Eden, il simbolo dell'amore eterno.

Dalla simbologia pagana alla simbologia cristiana di Passione e martirio. La "Rosa Mistica" è associata alla figura della Vergine (simbolo della purezza) e nelle vite dei santi si narra che il profumo di rose accompagni la santità. Le icone nelle chiese russe si nettano con l'acqua di rose e durante la festa ortodossa della Dormizione della Madre di Dio, gli altari e le chiese si addobbano con le rose e i fiori bianchi. 

Dunque sin dai tempi antichi bellezza, mistero e garbo della rosa fanno parte della vita e della spiritualità dell'uomo. E non vi è un poeta sulla faccia della terra che non abbia mai cantato la rosa. Da Ovidio, Omero, Plinio, Virgilio, Saffo a Dante, Shakespeare, Leopardi, Lorca, Dickinson, Hesse, Pushkin, Esenin. E se nella poesia occidentale la rosa è il simbolo arcano del creato e la metafora dei sentimenti umani, nella poesia russa la rosa è un simbolo del mondo Antico, dell'Oriente e del Romanticismo presenti nella poesia russa del periodo d'Argento. Vi sono le rose nei giardini di Fet e Tjutcev, appesantite dalla rugiada mattutina, la rosa di Blok è la rosa bianca degli altari che si trasforma nella rosa nera delle bettole dell'ultimo periodo. E Ofelia di Cvetaeva chiede: "Hanno tradito mai le rose? Coloro che si amano..." E Vladimir Soloviov (1853 - 1900) poeta sognatore e visionario, in questa sua lirica religioso - filosofica cita la rosa profetica.

 

Canto dei Ofiti

 

Bianco giglio alla rosa,

Alla rosa purpurea sposiamo,

Scopriamo l'eterno vero con arcano,

Profetico sogno.

 

Dite la vaticinante parola!

Gettate rapidi la vostra perla nel boccale!

Avvincete la nostra colomba nelle nuove spire

Dell'antico serpente.

 

Cuor libero non soffre...

Ella ha forse da temere il fuoco di Prometeo?

Libera è la pura colomba nelle spire ardenti

Di serpe possente.

 

Narrate delle furenti tempeste.

Nelle tempeste furenti noi svegliamo la quiete...

Bianco ciglio alla rosa

Alla rosa purpurea sposiamo.

 

Ma ecco, nel suo stile unico, non somigliante a nessun altro, una rosa sensuale di Anna Achmatova. In questa poesia la rosa è nominata una sola volta, eppure la percepiamo costantemente fino a confonderla col sentore di tabacco fra le trecce sparse della poetessa.

 

Sotto l'icona un liso tappetino,

Dentro la fresca stanza è sceso il buio,

Ha inanellato l'ampia finestra

L'edera rigogliosa, verde cupo.

 

Dolce aroma che s'alza dalle rose,

Stride la lampada, bruciando appena.

Cassette variopinte, decorate

Da una mano amorosa di artigiano.

 

Alla finestra biancheggia un telaio...

Il tuo profilo è fine e crudele.

Celi con ritrosia nel fazzoletto

Dita, cariche di baci.

 

Per il cuore pulsare è terribile

Tanta è in quest'istante la sua pena...

E fra le trecce sparse, avvertibile a stento,

Si nasconde un sentore di tabacco.

 

E non poteva mancare  "Usignolo e  rosa" di Pushkin.

 

Nel silenzio dei giardini, a primavera, nella tenebra delle notti,

Canta sulla rosa l'usignolo d'oriente.

Ma l'amabile rosa non sente, non ascolta.

E a quell'inno d'amore si dondola e dorme.

Non canti forse anche tu per una fredda bellezza?

Risvegliati, poeta, verso che cosa tu vuoi tendere?

Ella non ascolta, non capisce il poeta;

Tu la guardi, ella fiorisce; tu la implori: non risponde.

 

Esenin nella sua lirica del ciclo Motivi Persiani sembra quasi fare verso a Pushkin, ma a differenza della rosa di Pushkin, che dorme e non sente, la rosa di Esenin ascolta e accoglie il canto d'amore dell'usignolo.

 

Azzurro e felice paese.

Il mio onore l'ho venduto per un canto.

Vento dal mare, soffia e spira più dolce -

Senti l'usignolo che chiama la rosa?

 

Senti, la rosa si china e si piega -

Questo canto risuona nel cuore.

Vento del mare, soffia e spira più dolce -

Senti l'usignolo che chiama la rosa?

 

Tu sei una bambina, non c'è dubbio,

Ma anch'io non sono forse un poeta?

Vento dal mare, soffia e spira più dolce -

Senti l'usignolo che chiama la rosa?

 

Cara Gelija, perdonami.

Molte rose ci sono sulla strada.

Molte rose si chinano e si piegano,

Ma una sola sorride col cuore.

 

Sorridiamo insieme. Tu ed io.

Per una terra così bella.

Vento dal mare, soffia e spira più dolce-

Senti l'usignolo che chiama la rosa?

 

Azzurro e felice paese.

Non importa se ho venduto la mia vita per un canto,

Ma per Gelija fra le ombre dei rami

L'usignolo abbraccia la rosa.

 

A tutti voi una poetica rosa d'amore senza spine, da abbracciare!

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