I bambini sono tutto

In cosa si differenziano russi e italiani nel comportamenti con i più piccoli?
Niva Mirakyan
(Archivio personale)

La ben nota frase “i bambini sono i fiori della vita” in Italia ha davvero senso. Queste piccole e indifese creature sono l’assoluto. Negli ultimi anni va di moda discorrere sul carattere nazionale. Non pretendo di parlare di tutte le caratteristiche degli italiani, ma posso indubbiamente affermare che gli abitanti degli Appennini amano incondizionatamente i bambini, che vanno a occupare letteralmente il posto principale nella vita della maggior parte di loro.

Dopo che il mio bambino è venuto al mondo, io, palesemente felice, sono diventata oggetto di tanta attenzione. Avere un bambino in Italia è cosa rispettabile e prestigiosa. Entri subito a far parte di un “club” privilegiato, il cui accesso è severamente vietato a chi non ha un bambino piccolo.

Adesso quasi ogni uscita con mio figlio diventa una mini-festa. Di norma, gli vengono indirizzate acclamazioni entusiaste e mi si pone un’infinita serie di domande, del tipo “quanti mesi ha?”, “e come si chiama?”, “quanto pesa?”, “dorme?” e così via… E in tutto questo non c’è neanche un grammo di ipocrisia. Gli italiani sono sinceramente interessati ai figli altrui.


In qualunque posto entri la carrozzina, veniamo accolti sempre calorosamente, ci riempiono di complimenti, che fanno la felicità di ogni madre, e qualche volta riceviamo anche regali.

Una volta entrammo in un negozio di orologi. Iniziammo a parlare e d’un tratto il proprietario, avendo visto il mio piccolo, lo ebbe talmente a cuore che così, senza motivo, prese un corno d’argento con la scritta “questo mondo è pieno di falsità e ipocrisia, bambino. Che questo corno ti protegga e ti porti tanta fortuna”. Poi nascose l’oggettino sotto il materassino della carrozzina e mi chiese di non mostrare a nessuno quell’amuleto. Ovviamente, una tale inaspettata attenzione da parte di un completo sconosciuto mi toccò profondamente, quasi fino alle lacrime.

Da quel momento ho iniziato a notare che in Italia persino i bambini adorano gli altri bambini. Le piccole italiane e i piccoli italiani guardano nelle carrozzine con tale curiosità da far tenerezza. Una volta ero seduta su una panchina e mi si avvicinò una bimba di tre anni al massimo, che si lanciò d’impeto sulla carrozzina e iniziò ad inondarmi di domande. Le interessava così tanto sapere come viveva il mio bambino e come si comportava. Sembra che gli italiani assorbano dal latte materno l’amore per i membri più piccoli della società. Ciò sicuramente fa loro molto onore. Dopotutto è per questo che si può giudicare una nazione dall’atteggiamento che ha nei confronti di anziani e bambini.

In Russia, purtroppo, per qualche motivo non si usa guardare nelle carrozzine i neonati e fare domande alla mamma. È considerato scortese, inopportuno. Fino a poco tempo fa, il bambino non veniva mostrato praticamente a nessuno prima di 40 giorni. Tutti temono chissà perché il malocchio. La logica italiana, invece, si muove in direzione diametralmente opposta: mostra il bambino il più possibile, in modo da attirare tanti sguardi e, in questo modo, ricevere quanta più carica positiva dalle persone intorno, immergendolo in un’atmosfera d’amore già dai primi giorni di vita. Non è escluso che gli atteggiamenti opposti possano essere spiegati con il clima. In Russia non si sta molto in giro con il bambino: i giorni di sole si possono contare sulle dita di una mano.

Ci vede giusto chi sostiene che bisogna rispettare le leggi (anche quelle non scritte) del Paese di residenza. Un giorno, del tutto inaspettatamente, anche io ho iniziato a guardare i bambini che mi passavano accanto, gioiendo del fatto che, nonostante la nota crisi e le infinite peripezie politiche, l’Italia rimane fedele a se stessa: i bambini e i loro genitori orgogliosi per fortuna continuano solo ad aumentare col passare degli anni. E di che altro ci si può rallegrare in questa vita frenetica e instabile, se non di queste minuscole creature?

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