L'incubo di Pantani e Indurain

Piotr Ugrumov (Foto: Eric Houdas / Wikipedia)

Piotr Ugrumov (Foto: Eric Houdas / Wikipedia)

Piotr Ugrumov, uno degli ultimi grandi esponenti della scuola sovietica di ciclismo. In grado di mettere in difficoltà gli eroi delle due ruote degli anni '90

L'ammazza-campioni degli anni Novanta. A base di ritmo, grinta, resistenza alla fatica. Circa venti anni fa Marco Pantani e Miguel Indurain, probabilmente i due ciclisti di riferimenti di quella generazione, venivano infilati al Tour de France da Piotr Ugrumov. Sovietico, passaporto lettone, poi russo, dal 1996. Un tenente dell'Armata Rossa finito poi nell'Alfa Lum, la squadra di ciclismo sovietica che ha tirato fuori i migliori talenti dell'Urss. L'esordio nel circuito internazionale avveniva tardi, a 27 anni. Il 1994, il suo anno di gloria. Ma Ugrumov aveva fatto annotare il suo cognome nell'edizione precedente del Giro d'Italia.

Penultima tappa che passava attraverso il Santuario di Oropa, Miguel Indurain era il dio pagano del Giro d'Italia. Imbattibile a cronometro, così in salita. Praticamente senza avversari. Fino allo scatto di Ugrumov che metteva in discussione le leggi del ciclismo contemporaneo. Miguelone per la prima volta in vera difficoltà, il circus delle due ruote esterrefatto. Mai visto il fuoriclasse spagnolo arrancare su una salita, in Italia o in Francia. Con Ugrumov che lo sfiancava come nessuno. Finendo alle sue spalle nella classifica generale della corsa rosa a meno di un minuto, dopo aver attentato alla vetta con la cronometro in salita sulle vette del Sestriere. Prova contro il tempo che rodeva i muscoli, andava forte solo chi aveva conservato potenza e lucidità. Lo spagnolo si ritrovava Ugrumov al Tour de France, poche settimane dopo. Altri attacchi, altri pericoli. Con il russo che però dava il meglio della sua carriera – macchiata, come in tanti altri casi da sospetti doping con risultati alterati dell'ematocrito in più di un'occasione – alla Grand Boucle della stagione successiva.

L'anno di Marco Pantani, che si era messo in luce al Giro d'Italia, seminando bici in salita quasi fosse una moto, mentre Indurain era ancora il più forte di tutti. Ma Ugrumov aveva la gamba giusta nelle due settimane francesi. Battuto sia il romagnolo sulle vette delle Alpi, così lo spagnolo nella corsa contro il tempo in salita. Addirittura Ugrumov rifilava tre minuti di distacco a Indurain. Finendo terzo nella classifica generale della corsa a tappe più importante del mondo, vinta dallo spagnolo, spedendo giù dal podio l'idolo transalpino Richard Virenque. Dopo l'exploit, come tanti altri campioni a tempo determinato, Ugrumov spariva dal grande giro del successo. Mai più si era ripetuto. Fino all'addio alle gare.  

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