Maradona e la magia di quella notte in Piazza Rossa

Diego Armando Maradona (Foto: Aleksandr Vilf / Ria Novosti)

Diego Armando Maradona (Foto: Aleksandr Vilf / Ria Novosti)

Un centro blindato. L’arrivo del campione. E lo stupore degli uomini in divisa. El Pibe de Oro, in Russia per giocare Spartak-Napoli, si concede una fuga per visitare, al chiaro di luna, il luogo più importante del Paese

Da Villa Fiorito alla Piazza Rossa. Da uno degli angoli più poveri d'Argentina alla visita da turista privilegiato in uno dei simboli della storia russa. Poco meno di 23 anni fa il Napoli di Diego Armando Maradona, che da poco aveva centrato il secondo scudetto, giocava fuori casa in Coppa dei Campioni contro lo Spartak Mosca. Gli azzurri furono eliminati ai calci di rigore. Sull'aereo per la capitale dell'Est Maradona non c'era. La dirigenza del Napoli, i compagni di squadra avevano provato a convincerlo a partire, prima del check in.

Diego dormiva nella sua villa sulle colline di Napoli, la moglie disse che era meglio per tutti non vederlo in quel momento. Era solo una delle bizze che aveva segnato l'annata di Maradona, schiavo della cocaina, ancora furibondo per il Mondiale italiano perso dalla sua Argentina in finale contro la Germania Ovest per un arbitraggio (rigore inesistente per i tedeschi) molto discusso. E per i fischi dello stadio Olimpico di Roma all'inno argentino.

El Pibe de Oro si era presentato a Mosca nella serata precedente alla partita. Su un aereotaxi noleggiato per 30 milioni di lire dal presidente del Napoli, Corrado Ferlaino. Con lui, la moglie Claudia Villafane e il politico democristiano Clemente Mastella, allora dirigente del club napoletano. Dopo l'arrivo in albergo, la telefonata al direttore sportivo della squadra azzurra, Gigi Pavarese: a mezzanotte si va in giro per la Piazza Rossa, non dimenticare la telecamera. La piazza era chiusa, recintata, protetta dai soldati dagli occhi dei curiosi. Anche perché i russi si preparavano a ospitare la celebrazione dell’ottantesimo anniversario della rivoluzione bolscevica. Ma quello era Diego Armando Maradona, il dio del pallone. Si apriva uno spiraglio nella recinzione attorno alla piazza. E tanti saluti, con un calcio, al rigido protocollo.

Maradona in giro per la Piazza Rossa con una pelliccia bianca, assieme alla moglie e un agente dei servizi segreti russi. Dieci minuti sotto un abbondante nevicata. Tra flash che scattavano istantanee che valgono una carriera e taccuini. In campo, Maradona ci finì solo nel secondo tempo, al posto di Gianfranco Zola. Senza incidere sulla partita. Il tecnico del Napoli, Albertino Bigon, decise di punirlo per non aver viaggiato con i compagni verso la Russia. Era solo la punta dell'iceberg, prima della squalifica per cocaina che lo allontanava dal calcio italiano.

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